Il Dipartimento regionale si propone obiettivi di promozione e sostegno -------------------------------------------------------------------------------- Poiché gli esempi che si vedono in giro non forniscono risposte esaurienti, cosa si intenda per architettura moderna e se sia proprio necessaria la specifica "di qualità", resta un nodo irrisolto soprattutto per i tanti edifici che, non mostrando qualità alcuna, si ammassano nel vastissimo campo della edilizia corrente. Eppure linterrogativo si impone, e per almeno un paio di ragioni: perché si è discusso di "Restauro del moderno" in un recente convegno organizzato dal Dottorato in Progettazione della facoltà di Architettura, e perché almeno due strutture di nuova istituzione, la Darc nazionale, Direzione generale per larchitettura e larte contemporanee e lomologo regionale Dipartimento architettura e arte contemporanea istituito nel 2006, si pongono lobiettivo di censire e rivalutare un patrimonio di opere che non ha goduto di considerazione adeguata al valore che da tempo gli viene riconosciuto dagli studiosi. In verità, perché larchitettura antica si restauri e la nuova no se lo chiedeva già nel 1981 lo storico dellarchitettura Renato De Fusco, portando a sostegno della questione la scriteriata demolizione a Bruxelles della Maison du Peuple di Victor Horta, capolavoro dellArt Nouveau. Ci sono voluti quindi ventanni per capire quanta attenzione meritasse il problema sollevato a tutela della «produzione architettonica che va dalla fine dellOttocento alla seconda guerra mondiale, quella che è stata definita Movimento moderno o "tradizione del nuovo", per distinguerla dalla storia dellarchitettura di un passato più remoto». Se la Darc ministeriale si ripromette di presentare entro il 2009 un esauriente censimento degli edifici di interesse storico artistico, fra quelli edificati dagli anni Cinquanta ad oggi, il Darc regionale si propone di affiancare alle «tradizionali attività di tutela, protezione e restauro dellantico» nuovi obiettivi di «promozione, sostegno e valorizzazione di architettura e arte contemporanea», per i quali nel 2007 delinea precisi criteri di scelta delle opere da segnalare. E infatti la "Dichiarazione di importante interesse storico artistico di opere di architettura contemporanea", indirizzata ai sindaci di comuni e capoluoghi che dovranno stilare lelenco, fissa come obiettivo prioritario «la promozione della qualità del progetto e dellopera architettonica e urbanistica, rivolto ad incidere sul tessuto urbano delle città siciliane per qualificarlo o promuoverne la conservazione e la salvaguardia». Obiettivi di alto profilo dunque, che accendono aspettative di rinnovamento positivi nella materia assai controversa degli interventi edificatori sul territorio, se non altro per il miraggio di un riconoscimento diffuso di "valore aggiunto" alla scienza architettonico-urbanistica. E poi perché potrebbe indurre il cittadino di bocca buona a guardarsi attorno con occhi più critici, e magari a coltivare aspirazioni più elevate riguardo alla costruzione di ambiente e paesaggio. Finalità analoghe sono peraltro emerse nel corso della presentazione dei lavori del dottorato in Progettazione, ribadite da Cesare Ajroldi che lo dirige dopo la scomparsa di Pasquale Culotta, e da altri relatori per i quali, in particolare, il restauro è atto creativo al pari del progetto del nuovo, affrontarlo con competenza assume valore di ricerca del "pensiero" degli autori sulle "questioni investite dal progetto", il ritrovamento di elementi linguistici, regole combinatorie, finanche "citazioni" usate nelle opere che si presentano come «veri e propri monumenti della contemporaneità», porta alla certificazione del sistema di regole adottato e al suo proficuo utilizzo nelle fasi progettuali successive. In sostanza, la corretta interpretazione del patrimonio architettonico a noi più vicino - a cui condurrebbero gli studi intrapresi e da proseguire per il censimento e il restauro del moderno - si configura come un bagaglio di conoscenze più ricco per chi si accinga a progettare il nuovo, un "sapere" di teoria e pratica del moderno che tornerebbe assai utile ai troppi architetti contemporanei che operano ignorando le regole basilari per far coincidere idealmente, come pretendeva De Fusco, «filologia e creatività, storia e progettazione, revival e opere che lo ispirano» nei lavori che consegnano al giudizio della collettività. La mostra allestita in Facoltà di Architettura, con i lavori dei dottorandi su opere di Spatrisano, Mazzoni, Samonà, Pantano, Rovigo, Ajroldi e altri, progettate o realizzate in Sicilia tra gli anni Venti e i Cinquanta del Novecento, dà la misura di una produzione architettonica e urbanistica notevole per qualità e valore di testimonianze perfettamente inserite nei filoni culturali del periodo, apparendo permeate di unaura di sobria compostezza che esclude, insieme ad una spettacolarità di forme allora impensabile, qualsivoglia riferimento a calligrafismi identitari o di derivazione "scolastica". E difatti limpressione che se ne ricava, a distanza di tempo e di scadente sovraffollamento edilizio nelle medesime città, proviene da una sorta di serenità compositiva che gli edifici promanano, da una calibratura espressiva degli elementi che rimanda allo sforzo del Movimento moderno di edificare città o quartieri nuovi, come si dirà più tardi, "a misura umana". Lobiettivo, come sappiamo tutti, è stato vistosamente mancato ma peggiora la situazione il fatto che, nella furia edificatoria che ha ripreso fiato nelle aree libere e pregiate del territorio, non di architettura e neppure di edilizia "di qualità" si veda principio, e tutto il fiorire di mastodonti dai tetti pesanti e immancabilmente spioventi come nella migliore tradizione alpina, è quanto sindaci e consulenti si troveranno a valutare per la segnalazione al Darc. Ritenendo dunque opportuni e sensati i criteri tracciati dal medesimo per la catalogazione del moderno di valore, non si imporrebbe anche la questione della "demolizione" del moderno che, non rientrandovi, deturpa i nostri siti e affligge i nostri sensi estetico-pragmatici? Come la mettiamo allora per i "mostri" a cui manchino quei presupposti di «valore di qualità allinterno del contesto territoriale in cui è realizzato»? Se siamo certi di potere inserire in catalogo senza sfigurare, tanto per fare un esempio, la piscina olimpionica comunale realizzata nel 1973 su progetto di Gianni Pirrone, in quale elenco collocare il massiccio e confusionario palazzetto dello sport che hanno edificato appena fuori Cefalù, senza preoccuparsi né del Progetto del Moderno né del Paesaggio dellArchitettura né del Paesaggio tout court? Chissà, forse bisogna re-imparare a "saper vedere" larchitettura, magari cominciando da questi buoni e trascurati esempi del Moderno disseminati nelle città siciliane, per poi imparare a pretendere una architettura pubblica e privata "di qualità" e star meglio tutti.