« II piano di Pecoraro per le case di Monticchiello: ecomostri, tiriamole giù. I costruttori: è tutto in regola, così ci rovina Quando i Verdi sentono pronunciare la parola Monticchiello, si scatena in loro una reazione chimica, una sorta di trasformazione alla "Incredibile Hulk" al contrario. Ma solo nel colore, perché da verdi quali sono (almeno nell'aspetto") si incendiano e diventano rossi, colti da una rabbia incontenibile. Come accaduto al ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scarno, che a margine dell'assemblea del partito tenutasi a Roma nell'ultimo weekend di giugno, ha esternato il suo inesorabile "piano politico" per le villette della discordia: «De-mo-li-re». In un'intervista (della quale forniamo un'anticipazione) in uscita sul numero di agosto di Centritalia, mensile diretto da Leonardo Mattioli, il ministro sentenzia che «quando si compie uno scempio non ci sono alternative. Se c'era un diritto legittimo a realizzare quelle case bisognerà pensare a una forma di risarcimento per i costruttori. Si fa come si è fatto in altri casi: a Napoli IL BORGO E IL CANTIERE l'attuale amministrazione comunale non ha esitato a demolire un'opera autorizzata dalla precedente giunta». Ed ecco il nodo della questione: demolire e risarcire. Ma con quali soldi, se non quelli pubblici? Ricordiamo brevemente l'affaire Monticchiello. Dal 24 gennaio 2007, gli 11 lotti al centro della diatriba sono sotto tutela indiretta, posta dal ministro Rutelli dopo che il professor Alberto Asor Rosa, e con lui tutti gli ambientalisti del -la penisola, si erano pubblicamente stracciati le vesti a difesa della campagna toscana, minacciata da perniciose colate di cemento. Salvo poi scoprire che al professore, proprietario di un casale distante poche centinaia di metri, interessava solo mantenere la tranquillità dei luoghi a suo personale uso e consumo. Villette, dunque, realizzate con gli investimenti di privati, che hanno avuto tutte le necessarie autorizzazioni di Soprintendenze e Comuni e per le quali si è iniziato regolarmente a costruire nel 2004. Fino al "motu proprio" di Rutelli, che, peraltro, ad ottobre, aveva definito sì «bruttarello» il com-plesso, ma sottolineando«giuridi-camente non fattibile» l'abbattimento. Orala sparata di Pecoraro. «Io concordo pienamente con il ministro», spiazza Stefano Lo Cicero, procuratore di Iniziative Toscane, la società costruttrice; poi, però, scopre le carte: «Siamo pronti a demolire tutto ed in poco tempo, ma abbiamo già pronta la richiesta per il risarcimento del danno emergente ed il lucro cessante». Stando alla volontà di Pecoraro, quindi, previa avviare la demolizione andrebbe raggiunto un accordo di risarcimento, che «per sommi capi», illustra Lo Cicero «riguarda circa 8 mila metri quadrati di terreno; 60 persone che già hanno firmato il contratto per le abitazioni (il cui recesso prevede una penale doppia rispetto a quanto sborsato); le penali con le imprese costruttrici e i 400 lavoratori coinvolti; i 350 mila euro già spesi per le opere di urbanizzazione; il milione e 300 mila euro speso per il lotto D, fermo da un anno». Una spesa che ipotizzare in alcune decine di milioni non è azzardato. Ma in che mo - do, spiegare, ad esempio, agli abitanti di Milano Roma, Napoli, che dovranno metter mano a proprio portafogli per smantellare il complesso? «A mio parere -confida Lo Cicero - l'uscita del ministro è solo demagogia. Quel che è certo è che fino ad ora il governo ha fermato tutto ma nessuno si è mai presentato per cercare una soluzione dignitosa per la questione: aRoma si parla, qui si continua a perdere soldi». A Monticchiello, intanto, il 21 luglio andrà in scena "Ai'h'a", il nuovo autodramma della Compagnia del celebre Teatro povero locale, volutamente allusivo alle polemiche sull'ecomostro". Curzio Malaparte ne sarebbe soddisfatto TOMMASOLORENZINI
Abbattere le villette odiate da Asor Rosa II conto? Ai cittadini
Il ministro dell'Ambiente, Alfonso Pecoraro Scarno, ha presentato un piano per demolire le villette di Monticchiello, costruite con investimenti privati e autorizzate dalle autorità locali. Pecoraro Scarno sostiene che la demolizione sia necessaria e che i costruttori debbano essere risarciti con soldi pubblici. I costruttori, però, sostengono che la demolizione sia inaccettabile e che richiedano un risarcimento per il danno emergente e il lucro cessante. Il procuratore di Iniziative Toscane, Stefano Lo Cicero, ha affermato che l'uscita del ministro è solo demagogia e che nessuno si sia mai presentato per trovare una soluzione dignitosa per la questione.
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