Torna l'Eracle di Veio dopo quattro anni di sofisticati restauri. La bellissima statua in terracotta del VI secolo a.C, che ornava con altre 12 figure a grandezza naturale il frontone del tempio del Portonaccio, a Veio, riassemblata nei suoi quattro pezzi ritrovati fortunosamente tra il 1916 e gli anni 50, è esposta da ieri nel Museo nazionale etrusco di Villa Giulia a Roma. L'Eracle fronteggia, col suo torace possente e la pelle di lupo a tracolla, il suo celebre antagonista per la contesa sulla cerva d'oro: l'Apollo di Veio, a sua volta restaurato da poco. Due capolavori ora riuniti a cui presto saranno affiancati anche gli altri due pezzi esistenti del frontone, la statua di Latona e una testa di Hermes. Tornano gli etruschi. Una promozione che il ministero dei Beni culturali rivendica con orgoglio. Francesco Rutelli, titolare del dicastero, l'ha ricordato nel corso della presentazione del nuovo restauro, a cui hanno concorso sponsor privati (la Federazione tabaccai), L'interesse è scattato un anno fa col ritrovamento della «tomba dei leoni ruggenti», il sepolcro più antico dipinto del Mediterraneo. Fu allora che fu annunciato un Progetto Veio. «Con due decreti ministeriali in settembre e ottobre ha spiegato il ministroabbiamo dato un concreto impulso alle ricerche e alla valorizzazione di un patrimonio come quello etrusco un po' troppo dimenticato». Prossima tappa, a settembre, l'ampliamento dei percorsi di visita a Veio e l'acquisizione di nuove strutture per il parco, come l'edificio della Mola. A riaccendere i riflettori sugli etruschi punta anche la Regione Lazio che sta preparando una grande mostra sugli etruschi ospitata dal Pala-expo nell'autunno 2008. Volterra, invece, dal prossimo sabato a Palazzo dei Priori, espone «capolavori etruschi» provenienti da grandi musei europei. «Restaurare l'Eracle è stata un'esperienza scientifica fantastica hanno detto con orgoglio ieri l'archeo-loga Francesca Boi-tani e il restauratore Tuccio Sante Guido . Dovevamo misurarci con i segreti dei grandi artisti etruschi. E così abbiamo capito finalmente come assemblavano i pezzi e come poi li cuocevano in un blocco unico». La statua ha restituito ora la sua dolce policromia affievolita dal tempo, ha ritrovato un consolidamento statico con la sostituzione del supporto interno in legno, ha ricevuto nuove gambe modellate in poliestere leggero al posto di quelle un po' fuori misura ideate dal Verduccì nel precedente restauro degli anni 50. Prossimo restauro, quello del noto sarcofago degli sposi.