TRA archeologia rubata, ed archeologia ritrovata: Francesco Rutelli, il vicepremier e ministro dei Beni culturali, va al museo etrusco di Villa Giulia per inaugurare il restauro dell'Eracle di Veio, che così recupera il posto vicino allo strepitoso Apollo, esso pure del VI secolo avanti Cristo, e si ritrova davanti a un tempietto, al centro del museo, che è frutto di una ricostruzione del 1890. Dentro, ammassati su quattro piani di scaffalature, 90 metri di lunghezza, in contenitori ordinati e numerati, su cui una croce segnala i pezzi più rilevanti, ci sono gli oggetti sequestrati nel Porto franco di Ginevra a "Giacomino" Medici, condannato in primo grado a 10 anni di carcere. E' uno tra i capofila dei "predatori dell'arte perduta", che per oltre 30 anni hanno saccheggiato il sottosuolo della Penisola, e rifornito non pochi importanti musei al mondo. Così, un po' si parla di "archeologia ritrovata", un gruppo di terracotta policroma tra i più rari ed affascinanti (e davanti all'Apollo, c'è chi ricorda d'aver visto, più d'una volta e in solitarie e lunghe contemplazioni, Gianni Agnelli); e un po' di musei, trattative internazionali, scavi di frodo, saccheggi. Apollo ed Eracle, «con Latona, Ermes ed altre forse otto statue, erano sulla trave di colmo del Tempio di Veio, ad oltre 12 metri d'altezza», racconta la soprintendente Anna Maria Moretti. Ritrovati tra il 1916 e gli Anni 50; opera forse della bottega di Vulca: il massimo scultore etrusco, chiamato da Tarquinio Prisco per scolpire Giove Capitolino; Giovanni Colonna ha ricostruito il tempio, ed il restauro, sponsorizzato dalla Federazione Tabaccai, ha restituito i colori alle due statue (che erano appassiti), ha rimesso in sicurezza quella di Eracle, i cui supporti erano critici; e ora, si può rivedere la scena del mito: Ercole che contende al dio la cerva dalle corna d'oro. Il "progetto Veio" è il recupero di una città troppo a lungo dimenticata, spiega Rutelli, forse perché era la più grande nemica di Roma. Ma alle sue spalle, è il tempietto voluto dagli archeologi di fine '800 (Giuseppe Fiorilli, Felice Bernabei, Adolfo Cozza) e trasformato in caveau di lusso. Rutelli dice: «Gli oggetti maltolti ed ormai recuperati; questi, almeno, sono ritornati». E i circa 50 che il Getty Museum ancora ha nei suoi depositi e nelle sue vetrine, di cui a Medici si sono ritrovate le polaroid di quand'erano stati appena scavati? «Con il museo californiano abbiamo impostato un negoziato, su basi nuove. Alla nostra richiesta di una cinquantina di pezzi, hanno risposto in modo dettagliato. In queste ore, ci stiamo confrontando. Siamo sul filo: o un accordo entro luglio, o la rottura finale, e con gravissime conseguenze». Il nodo resta forse il bronzo dell'Atleta vittorioso, di Lisippo: il Getty non accetta nemmeno che a deciderne il destino sia la magistratura italiana. «Io non posso dire nulla», continua Rutelli, «però spero che la strada su cui stiamo camminando, alla fine sarà fruttuosa». Dentro il tempietto, chiuso a tripla mandata e con un dipendente del museo che si dedica soltanto a esso, molti dei circa 3.000 reperti trovati nei depositi di Medici in Svizzera. Tre rythos ceretani sono tanto alti, oltre 60 centimetri, che gli imballaggi di cartone non li possono contenere: sono sul pavimento, accanto agli altri reperti. E gli affreschi, anch'essi a terra, celati da imballaggi di cartone. Ecco una kylix, ex collezione Hunt: una di quelle raccolte che erano state costituite apposta per "sbiancare" i reperti. La soprintendente Moretti racconta di un altro gioiello, le lastre e le parti di un mausoleo funerario a Locus Feronie: bellissime, splendidi rilievi, «una stava sul mercato già da quattro anni», dice Maurizio Pellegrini, uno dei periti del Pm Paolo Ferri che hanno "incastrato" Medici. Il tutto stava per essere venduto: ritrovato sepolto in un campo, dalla Guardia di Finanza. Ah, già: ma Rutelli era venuto qui per fare festa, per onorare l'Apollo e l'Eracle di Veio. Invece, l'archeologia rubata resta sempre in agguato.