Ultima tranche di restauri voluti dal Fai. Ultimatum per la restituzione allItalia dei tesori del Getty -------------------------------------------------------------------------------- ROMA - «Fui a Tivoli, dove ammirai una delle somme visioni offerte dalla natura». È Villa Gregoriana, cantata da Goethe nel suo "Viaggio in Italia", tappa obbligata tra il Sette e lOttocento di ogni Gran Tour. Poi labbandono: «Chiusa per menefreghismo», cera scritto fino al 2002 sui suoi cancelli, con tanto di traduzione per i turisti: «Closed because the town couldnt care less». Ora, con i nuovi interventi, seguiti alla riapertura dell11 maggio 2005, il grande parco inaugurato da papa Gregorio XVI nel 1835 svela al visitatore tutti i suoi segreti. Il belvedere sulla Grande Cascata, i resti della villa romana di Manlio Vopisco, le grotte di Nettuno e delle Sirene, il ninfeo, la radura di Ponte Lupo, i 5 chilometri di sentieri. Il Fai (Fondo per lambiente italiano), che ha ottenuto la villa in concessione dal Demanio, ha presentato ieri i risultati di un lungo lavoro di recupero e valorizzazione reso possibile prima da Unicredit, poi da Arcus: 1200 le tonnellate di terra rimosse, 350 quelle di legna secca, 5 di rifiuti. Ma terminata la seconda tranche di lavori, «deve ora cominciare la terza», ha avvertito Marco Magnifico, direttore generale culturale Fai. Primi visitatori, ieri, il ministro per i Beni Culturali, Francesco Rutelli e il presidente della Provincia di Roma, Enrico Gasbarra. «Non interromperemo la nostra collaborazione - ha promesso il ministro - perché Villa Gregoriana deve vivere, prosperare e dischiudere le sue bellezze alla popolazione italiana». Poi, nel pomeriggio il ministro ha lanciato un ultimatum al Getty di Malibù (Los Angeles) per la restituzione delle 46 opere darte italiane detenute dal museo americano: «Siamo sul filo, ma non molliamo, rivogliamo le opere trafugate dal nostro Paese. O si chiude entro luglio o sarà rottura».