Alle 9 in punto ha varcato ufficialmente la porta di palazzo Fiore. Da ieri, infatti, Angelo Maria Ardovino si è insediato ai vertici della Soprintendenza archeologica di Salerno, Avellino e Benevento. Venerdì scorso le «consegne» con il predecessore Giuliana Tocco, ieri il debutto vero e proprio. Una giornata trascorsa alla scrivania, solo un piccolo break alle 13 per una passeggiata amarcord nei vicoli della città vecchia. Una full immersion tra carte da firmare e funzionari da ricevere. Vuol recuperare quel mese perso tra cavilli burocratici che ne hanno impedito la nomina ai primi di giugno, Ardovino. E, anche, nel pomeriggio si è rimesso al lavoro. Roma, la città dove vive con la famiglia, la rivedrà nel week-end. Un aggravio di compiti, soprintendente, giacchè lei è anche ispettore centrale del ministero. «Già e purtroppo non sono il solo in Italia. Colpa degli errori commessi all'epoca Urbani. Il ministro bloccò i concorsi e così i ruoli dei dirigenti sono rimasti pressocchè vuoti. Una miriade di posti scoperti in tutti i settori. Pensi che solo per quel che riguarda l'archeologia ci sono caselle da riempire in tutto il nord con esclusione di Bologna, in Abruzzo, Lazio, Calabria e Sardegna. Una situazione tragica con più incarichi affidati ad un'unica persona». Quindi il suo, qui da noi, è un incarico ad interim? «Sì, ho firmato il contratto per un anno, sperando che nel frattempo prendano il via i concorsi annunciati. E, come lei ha notato, l'incarico in queste tre province, un territorio che in fondo è gran parte della Campania, è solo aggiuntivo a quello primario e fondamentale di ispettore. Insomma, dovrò fare, come d'altra parte già lo fanno numerosi miei colleghi, salti mortali. Ma non mi lamento: questa è una terra che amo, qui ho mosso i miei primi passi da funzionario del ministero, qui sono tornato spesso per lavoro. E, poi, dalla Tocco ho ereditato una situazione serena, una buona squadra di lavoro e rapporti con gli altri enti pubblici ottimi». C'è però quell'ombra con il Comune di Salerno... «Me ne hanno accennato: un contenzioso in atto sul piano urbanistico comunale. In questi giorni cercherò di capire meglio la vicenda, ora come ora non so proprio cosa dirle in merito. Ne riparleremo fra un po'». E c'è l'altro nodo dei tagli alla cultura. «Anche questo è un fenomeno più ampio che riguarda tutta l'Italia e che è esploso ai tempi di Urbani e del suo entourage. Sì, siamo poveri, ma sopravviveremo con dignità. Un quasi azzeramento di cassa per costringerci ad elemosinare dagli enti locali? Non credo proprio, visto che anche loro non è che finanziariamente siano messi meglio. No, le soprintendenze non saranno le cenerentole di comuni, province e regioni. Anzi. Sono convinto che insieme si possa collaborare bene e qui ho trovato, come le dicevo, un cammino di partenariato ben avviato. Paestum, Velia, Pontecagnano sono realtà ormai consolidate, basti guardare i flussi turistici per rendersene conto, e vanno ulteriormente valorizzate. In questa fase di crisi dobbiamo riguardare un po' meglio quello che è stato fatto, l'avventurismo della scoperta non mi appartiene».