Il governatore del Veneto: «Chiediamo più competenze su salute, istruzione, beni culturali e ricerca scientifica» Il Veneto lancia una nuova sfida allo Stato centrale sul fronte dell'autonomia. E non lo fa con una provocazione come avvenuto in passato (basti pensare alla richiesta di essere inserito, di botto, tra le Regioni a Statuto speciale) bensì attuando il percorso sancito dall'articolo 116 della Costituzione e quindi grazie a un'intesa con il Governo nazionale per ottenere "ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia" in certe materie. Questa la decisione assunta ieri dalla giunta regionale e illustrata subito dopo in una conferenza stampa del presidente Giancarlo Galan attorniato da quasi tutti gli assessori e dal segretario generale della programmazione Adriano Rasi Caldogno, mente giuridica-amministrativa del provvedimento. «Il Veneto ha compiuto un importante passo in avanti in uno dei tre settori in cui si gioca il futuro del Veneto e cioè il federalismo fiscale, lo Statuto regionale e l'autonomia differenziata - ha premesso il governatore - Abbiamo capito che un federalismo fiscale pieno non è alla portata del nostro Paese in quanto il modello in discussione in Parlamento migliorerà il grado di autonomia finanziaria al massimo del 7 per cento. E questo dice tutto: però è un passo in avanti, è la rottura di un concetto sinora immodificabile come le Prefetture, infrange il mito che lo Stato prende i soldi e poi li distribuisce. È stato rotto l'argine e ora ci si può infilare nello spiraglio e allargarlo». Ma questo non basta. «Il Veneto ha più bisogno di altre Regioni di uno Statuto al passo con i tempi - ha annotato Galan - Sono convinto che uno Statuto definito e approvato presto e bene rappresenterebbe anche il sostegno migliore e più importante a quanto stiamo chiedendo al Parlamento nazionale sia sul fronte dell'articolo 119 sia dell'articolo 116 della Costituzione». E allora il Veneto, senza abbandonare queste due strade, si pone sulla terza, quella della cosiddetta autonomia differenziata che una Regione può contrattare con lo Stato. «Siamo in terza posizione dopo il Piemonte e la Lombardia e sicuramente dopo di noi verranno l'Emilia-Romagna e la Toscana - rileva Galan mostrando la diversa corposità degli studi a corredo delle proposte - Il Piemonte elenca semplicemente le materie sui cui chiede la maggiore autonomia, la Lombardia ha aggiunto delle schede: noi abbiamo fatto un grande lavoro con richiami giurisprudenziali a sostegno delle nostre richieste. Partiamo nel migliore dei modi e in maniera seria». E vediamo allora le materie in cui il Veneto intende chiedere in via prioritaria allo Stato un'autonomia differenziata accompagnata naturalmente dalle adeguate risorse finanziarie: innanzitutto la tutela della salute (che già ora vede impegnati due terzi del bilancio regionale), poi l'istruzione (il che significherebbe la gestione diretta di 70mila dipendenti), la tutela e la valorizzazione dei beni culturali, la ricerca scientifica e tecnologica e il sostegno all'innovazione per i settori produttivi, il potere estero della Regione («tema a me carissimo» precisa il governatore) e la giustizia di pace. Sono state individuate anche altre sei ulteriori materie da negoziare (in primis la protezione civile e poi la tutela dell'ambiente e dell'ecosistema, l'ordinamento della comunicazione, la previdenza complementare e integrativa, le infrastrutture, il sistema del credito a livello regionale) sulle quali - ha precisato però il governatore - «non ci siamo ancora cimentati». Quanto al percorso dell'iniziativa, è delineato dalla stessa Costituzione: la proposta della giunta va in consiglio regionale che deve approvarla e conferire il mandato al presidente della giunta a trattare con il Governo per raggiungere l'intesa dopo che la giunta ha consultato gli enti locali; l'intesa e il relativo disegno di legge statale tornano in consiglio regionale per l'approvazione dopodiché tocca al Parlamento approvare la legge ordinaria con voto rafforzato e cioè a maggioranza assoluta dei componenti. «Ora serve il concorso di tutti: dai parlamentari veneti a chiunque può dare un contributo - osserva il presidente - È un percorso difficile, complicato, ma anche entusiasmante: una pagina davvero interessante per la nostra Regione. Un percorso lunghissimo, ma vorrei essere vivo al suo compimento». Quanto agli interlocutori, ci sarà in primis il ministro per gli affari regionali Linda Lanzillotta («volto quasi presentabile di un Governo impresentabile» premette Galan) affiancata di volta in volta dal ministro interessato: ma chi conosce i palazzi romani sa bene che la trattativa andrà condotta soprattutto con i direttori generali dei ministeri che di quattrini e potere sono disposti a cederne ben poco. Una prassi di contrattazione, comunque, consolidata tra lo Stato e le Regioni a Statuto speciale. Quanto ai tempi, «dipende dalla sordità o acutezza di udito di chi sta dall'altra parte del tavolo» rileva Galan che però non si dice pessimista. «È un'abile scappatoia per fare qualcosa - conclude il governatore - Veneto a Statuto speciale non si può dire, ma si può fare surrettiziamente».