Gli ascensori sul Vittoriano? «Un'innovazione che apprezzo moltissimo» aveva detto il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in occasione della loro inaugurazione celebrata in pompa magna dal ministro dei Beni culturali Francesco Rutelli agli inizi dello scorso giugno. Ammirato da quella vista il presidente della Repubblica non considerava l'effetto atroce che il Vittoriano avrebbe prodotto da ogni prospettiva di sguardo con quella gobba di metallo verde sulle spalle. Vittorio Emiliani, già direttore del Messaggero, impegnato da anni sul fronte della tutela del patrimonio parla di uno sfregio. Ma il suo autorevole grido d'allarme per lo stato di un monumento cruciale nel patrimonio storico e architettonico italiano è rimasto inascoltato. «I media», dice a questo proposito l'archeologo Francesco Paolo Arata (direzione dei Musei capitolini) sul sito Patrimonio Sos. It «hanno alzato una cortina fumogena sul disastro del Vittoriano. Non se ne deve parlare». Quella di Arata è un'accusa durissima verso chi ha sfregiato l'Altare della Patria: «La realizzazione dell'ascensore deve far gridare allo scandalo. Si tratta, infatti, di una struttura in acciaio e cristallo che s'appoggia alle spalle del monumento svettando al di sopra di esso con una pensilina ovale, che ricorda nelle linee i recentemente smantellati "vespasiani" dei lungotevere Da qualunque parte si guardi il Vittoriano questo orrendo cappello è visibile». L'ascensore incombe minaccioso su qualunque punto panoramico di Roma: un impatto architettonico ed estetico molto violento «consentito», prosegue l'archeologo dei Musei capitolini, «in dispregio totale del delicato equilibrio architettonico dei luoghi, dell'impatto ambientale, della valenza storica, artistica, culturale e simbolica del monumento». Ma chi ha promosso un simile intervento? Chi lo ha autorizzato questo scempio costato oltre un milione di euro? Il ministro per i Beni e le Attività Culturali Francesco Rutelli. Con l'avallo dei massimi responsabili tecnici del suo dicastero. Scartata la più saggia ipotesi del direttore generale dei Beni culturali in Puglia Ruggero Martines, che prevedeva l'utilizzo di ascensori intemi alle due torri del Vittoriano, il progetto approvato e realizzato è opera di una commissione composta da Antonio Giovannucci, direttore regionale della Basilicata, Giovanni Belardi, architetto della soprintendenza di Roma e Corrado Bozzani docente universitario. Il direttore dei lavori è stato l'architetto Federica Galloni, attuale soprintendente di Roma, mentre il responsabile del procedimento è l'attuale direttore regionale del Lazio Luciano Marchetti. Insomma chi ha compiuto e autorizzato il lavoro della commissione sono gli stessi che a rigore avrebbero dovuto impedirlo. «Nessuno», denuncia Arata, «ha avuto da eccepire sulle contraddizioni del progetto, anche in termini di rispetto dei dettami del Codice dei Beni Culturali» Sia il Consiglio superiore dei Beni culturali - con l'unica eccezione della rappresentanza sindacale della Uil - sia il comitato tecnico scientifico per i beni architettonici, (dove siede il progettista dell'ascensore Paolo Rocchi) hanno tenuto un silenzio assordante sullo scempio del Vittoriano. Trasformato, nella generale tendenza alla spettacolarizzazione dei monumenti, in uno spazio di svago con tanto di ristoranti. Quando andrebbe ricordato che il Vittoriano è il sacrario dove riposa il corpo del milite ignoto, l'altare laico della nazione Senza retorica ci vorrebbe anche del rispetto per la sua funzione simbolica.