Il mio ultimo incontro con Gaspare Barbiellini Amidei ha precisi riferimenti temporali e altrettanto chiare connotazioni topiche: 10 maggio 2005, Rimini. A convocarci nella capitale dei Malatesta era stato un pugliese puro sangue, Salvatore Lorusso, organizzatore per la Società italiana per il progresso delle Scienze, di una giornata di studio su «Le scienze storiche, giuridiche e tecnico-sperimentale per la conservazione dei beni culturali». Lorusso è uno dei massimi studiosi di scienza della conservazione e nella sede attuale della sua peregrinazione accademica - la Facoltà di conservazione dei beni culturali dell'Università di Bologna con sede a Ravenna -ha realizzato e va sperimentando metodologie innovative di grande interesse e di significativa incisività per la salvaguardia del patrimonio storico-artistico e architettonico del nostro Paese. A Rimini aveva chiamato per questo incontro due personalità di riconosciuta competenza che, insieme con lui, avevano avviato l'unica sin allora Facoltà italiana di Beni culturali istituita nell'Università della Tuscia (Viterbo) nell'anno accademico 1989-90. Il primo era un altro pugliese illustre, Gian Tommaso Scarascia Mugnozza, allora rettore dell'Ateneo laziale e, l'altro, Gaspare Barbiellini Amidei che, insieme con Lorusso, avevano costituito l'originario nucleo dei docenti di quella Facoltà. Una struttura di avanguardia, quella di Viterbo, che nei programmi dei fondatori doveva coniugare intenti scientifici di carattere storico-umanistico con quelli di carattere tecnico-diagnostico-materico-conservativo. Al termine del primo ciclo didattico toccò a me, nella veste di presidente dell'apposita Commissione dell'Unione europea, procedere alla valutazione dei risultati di uno dei più ardimentosi esperimenti dell'Università italiana in tema di beni culturali. Ecco spiegato l'incontro con Barbiellini Amidei sulla costa adriatica di quella tarda primavera del 2005. Concludendo i lavori della tavola rotonda misi in risalto alcune notazioni del suo intervento: l'aver individuato nel settore dei Beni culturali uno dei campi in cui camminano insieme il senso comune (per dirla con Granisci) e la consapevolezza della cultura e, in qualche modo, anche la codificazione. E poi il suo (quello di Barbiellini) «mestiere» di sociologo dell'arte e della conoscenza che lo portava a leggere e studiare i fenomeni culturali attraverso il suo rapporto con la società. Alla fine ciò che sembrava prevalere era il senso comune della gente. Lo stimolo a queste conclusioni gli veniva proprio dall'isola con la quale viveva da sempre in una appassionata e delicata simbiosi: «Ho radici in una terra - egli disse - che è l'isola d'Elba, che rappresenta un microcosmo di ciò che si può conservare attraverso varie stratificazioni temporali e storiche, partendo dalla preistoria, passando per gli Etruschi e poi dai Romani giungendo ai tempi nostri. Quest'isola ha avuto l'avventura nel 1814 di essere in qualche modo regno per 11 mesi di un grande personaggio storico qual è stato Napoleone, a un tempo rapinatore in parte dei beni culturali altrui». Ebbene questa preponderante impronta del grande Corso ha fatto sì che divenisse del tutto marginale l'opera di salvaguardia e di tutela dell'ampia gamma dei monumenti romani e barocchi dell'isola a favore, invece, del Museo delle testimonianze napoleoniche. «Di qui - concludeva Barbiellini - deriva l'importante contributo dal punto di vista culturale oltre che tecnico-conservativo che voi, giovani, preparati in maniera adeguata potete fornire, ma senza l'Università e senza la Facoltà di conservazione dei Beni culturali questa base formativa sarebbe incompleta». Un aspetto, questo, dell'impegno del grande giornalista affatto evidenziato in occasione del tramonto della sua operosa esistenza e l'averlo evocato, sul filo dei ricordi di un incontro riminese, è un doveroso debito di memoria e un piccolo gesto di gratitudine nei suoi confronti.
I Beni culturali secondo Gaspare
Il 10 maggio 2005, a Rimini, il pugliese Salvatore Lorusso ha organizzato una giornata di studio su Le scienze storiche, giuridiche e tecnico-sperimentale per la conservazione dei beni culturali. Il pugliese Gian Tommaso Scarascia Mugnozza e il toscano Gaspare Barbiellini Amidei erano stati invitati a partecipare. Lorusso ha chiamato anche Barbiellini Amidei, che era uno dei docenti della Facoltà di conservazione dei Beni culturali dell'Università della Tuscia. L'incontro si è svolto nella sede della Facoltà di conservazione dei Beni culturali dell'Università di Bologna.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo