Rifondazione attacca nel giorno in cui Italia e Francia chiedono i fondi all'UE Il nuovo tracciato costerà un miliardo e mezzo in più, il 70 lo pagherà l'Italia Il comunicato brilla per l'applicazione del linguaggio moroteo, di scuola democristiana, a una Rifondazione Comunista che cerca di restare partito di lotta e di governo. Gli uomini di Giordano spiegano che la Tav è «un'opera inutile e dannosa», ma subito dopo lasciano aperto lo spiraglio al dialogo e alla trattativa. Nel testo non si parla mai dell'Osservatorio guidato da Mario Virano (dei resto il documento è firmato anche dal segretario del Friuli Venezia Giulia), ma si sottolinea come sia «indispensabile continuare attraverso un metodo che abbia al centro trasparenza, democrazia, consenso e rispetto di regole e normative». Morotea anche la scelta di diffondere il documento votato domenica dal comitato nazionale poche ore dopo la firma della richiesta congiunta di Francia e Italia all'Ue per ottenere i fondi comunitari. Minimo sforzo, massimo risultato: si marca una differenza tra il Prc e il ministro Di Pietro, senza però mettere a rischio la firma di un'intesa internazionale. L'effetto mediatico è forte e serve anche per cercare di mantenere un rapporto stretto con il movimento, non sono in Valsusa ma anche in Friuli Venezia Giulia, dove i comitati hanno trovato una prima sponda politica in amministratori della Casa delle Libertà. Rifondazione batte un colpo per spiegare che, «allo stato attuale, non esiste nessun percorso, progetto e tracciato che possa ritenersi condiviso e rispondere ai requisiti richiesti, a partire dalla valutazione d'impatto ambientale». Il Prc ha ragione e offre una sponda ai consigli comunali della Bassa Val di Susa che oggi approveranno un documento da inviare all'Ue per spiegare che «la presentazione del dossier impegna unicamente il Governo e nessuna condivisione o assenso è riconducibile ai rappresentanti istituzionali del territorio». I sindaci dicono no all'ipotesi di «attuare in modo preventivo il tunnel di base e un collegamento alla rete ferroviaria metropolitana» ma chiedono di continuare il «lavoro nell'Osservatorio» per affrontare il nodo di Torino e subito dopo la convocazione di un tavolo politico. E qui sono loro a offrire una sponda al Prc che giudica indispensabile «proseguire con un metodo trasparente». Questa doppia sponda Prc-sindaci permette al governo Prodi di proseguire il dialogo con le comunità locali e di andare avanti nell'individuazione di un nuovo tracciato internazionale. La cancellazione dell'uscita di Venaus ha infatti ricevuto ieri il via libera ufficiale di Parigi. I due governi chiedono all'Ue solo 725 milioni (494 per l'Italia e 271 per la Francia) e spiegano che gli ulteriori costi (sia di studio che di realizzazione) saranno a carico totale del governo italiano che riceverà la globalità del contributo Ue. La nuova tratta internazionale costerà 9,33 miliardi contro i 7,600 del precedente progetto. Roma si farà carico del 70 del miliardo e 433 milioni in più. Il restante 30 dovrebbe arrivare da Bruxelles. Spiega Di Pietro: «Restiamo convinti che il tracciato corrisponda a una volontà condivisa e non imposta. Pur avendo le idee ben chiare, lo stiamo confrontando con il territorio»