Il direttore del Madre ritiene che la mostra sia un'operazione di marketing istituzionale. Bonito Oliva: ora Sgarbi si dimetta dalla giunta di Milano. Ruju: «È immondizia per una città d'immondizia». Pisani: «No all'attacco alla Chiesa già nel mirino» Napoli. Porte sbarrate a "Vade Retro" anche dal mondo dell'arte. Diversi i punti di vista espressi, ma anche gli addetti ai lavori pronunciano un sostanziale no alla kermesse di arte omosex. Fa eccezione il consulente culturale della regione Achille Borrito Oliva {nella foto), favorevole alla mostra, che però non perde l'occasione di attaccare il mentore della rassegna Vittorio Sgarbi, invitato caldamente a dimettersi dall'assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dopo la bocciatura della manifestazione del sindaco Letizia Moratti. Spara invece a palle incatenate su Vade Retro un'altra influente figura dell'universo artistico locale, il direttore del Madre Eduardo Cicelyn. «La mostra - dice - è una pura operazione di marketing istituzionale. È stata pensata apposta per essere censurata, anche se questo non significa che è bene usare lo strumento della censura. Le opere contestate fanno schifo e basta». Sceglie l'ironia il critico d'arte Ciro Ruju, preside dell'Istituto d'Arte Filippo Palizzi. «La mostra di arte omosessuale non poteva cadere in un momento più adatto - sostiene -: ora che Napoli è conosciuta solo per l'immondizia, casca a fagiolo una bella mostra-immondizia». E poi aggiunge: «Mi dispiace che Sgarbi, che non necessita di notorietà, voglia sfruttare la cultura per motivi di clamore. E mi dispiace poi che abbia pensato a una rassegna di arte settoriale, un vero assurdo. L'arte è universale, non va mai ghettizzata in base a orientamenti sessuali o altro». Ruju ne ha pure per il soprintendente al Polo Museale Nicola Spinosa. «Forse - insinua il critico- il soprintendente si è deciso a sponsorizzare l'evento per farsi un po'di pubblicità, in un momento nel quale l'attenzione è catturata solo dalle iniziative culturali della Regione". Più cauto il pittore Gianni Pisani, tra i più accreditati interpreti dell'arte contemporanea. «Spinosa e Sgarbi sono due persone di altissimo livello - premette -, il problema che si pone è semmai di opportunità: in questa fase, il Vaticano è impegnato in una serie di diatribe su svariate questioni, e la mostra può suonare come un attacco di chi si contrappone alla Chiesa su certi temi». In seconda battuta, l'artista ritiene che «si deve anche rispettare una tradizione che ha un valore per la nostra società, come quella cattolica: chiunque, anche i non credenti, posseggono un vissuto e una memoria fatta di preghiere, rosarii, odore d'incenso». Dopo le perplessità, Pisani però considera: «L'arte non va mai coinvolta in polemiche politiche, perché è al di sopra di tutto. E la qualità di una mostra si valuta non con pregiudizi, ma con la mente serena». La butta invece proprio in "politica" lo scultore Gennaro Sguro: «La rassegna di Sgarbi è la reazione a quanto messo in campo dalla Chiesa col family day. Si tratta di una manovra sulla falsariga di quanto accaduto già con la trasmissione "Anno zero" di Michele Santoro e la storia dei pedofili nel clero. Mi spiace che il mio amico Vittorio sia ricorso a questa "furbizia", suscitando un inevitabile polverone mediatico». «Per igiene- è infine l'opinione di Bonito Oliva-, niente andrebbe censurato. E Sgarbi perché non si dimette, dopo essere stato a sua volta censurato dal sindaco di Milano?»
Gli artisti contro. Cicelyn: Le opere censurate fanno schifo
Il direttore del Madre, Eduardo Cicelyn, ritiene che la mostra di arte omosessuale sia un'operazione di marketing istituzionale. Il critico d'arte Ciro Ruju, invece, la considera una "mostra-immondizia" che non dovrebbe essere censurata. Il pittore Gianni Pisani è più cauto e ritiene che l'arte non debba essere coinvolta in polemiche politiche. Lo scultore Gennaro Sguro, invece, la considera una reazione alla Chiesa e la critica. Il direttore del Madre, Cicelyn, attacca Vittorio Sgarbi, invitato a dimettersi dall'assessorato alla Cultura del Comune di Milano, dopo la bocciatura della manifestazione del sindaco Letizia Moratti.
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