Dopo avere, in tante occasioni, sostenuto la legittimità dell'intervento della Chiesa nella vita civile, ho trovato abbastanza sorprendente l'anticipo della Morattì sulla Curia Milanese rispetto alla mostra"Arte e Omosessualità". In verità, io l'avevo inscritta nella dimensione del peccato, con l'allusivo titolo inscritta"Vade retro", non abbastanza apprezzato. Così, mi sono meritato l'inatteso rabbuffo (...) di Monsignor Maggiolini, che sembra aver dimenticato la mia appassionata difesa della Chiesa. Non si chiederebbe altrimenti "su chi può contare oggi il Papa". Anche, e tanto più, su un laico come me. Legga, se non l'ha letto, Maggiolini il mio articolo di lunedì scorso sul Giornale; troppo facile liquidarmi in modo semplicistico in contrapposizione a suor Letizia, innalzata polemica-mente addirittura al di sopra dei vescovi, con il luogo comune: «Gli intellettuali, si sa, vogliono sempre delle stramberie». La Moratti ha giocato d'anticipo sul cardinale che ha dichiarato di non volersi pronunciare sulla materia, con intelligente distacco. D'altra parte, è la mia posizione, si può ammirare il Papa e consentire che un artista, come nel passato, come lo stesso Dante, lo critichi duramente o ne faccia una caricatura, All'arte questo è concesso. La raffinatezza, il gusto, la sensibilità degli omosessuali, evocati dalla Moratti, non vanno confusi con le indicazioni della moda. Non è conmpito del politico, né sul piano etico, né sul piano estetico, rimediare a una mostra che non aveva alcun vizio di origine. Anzi, all'origine, aveva uno degli artisti più raffinati che si possano immaginare, Aubrey Beardsley. Difficile, inoltre, nell'epoca e nella città illuminate dai futuristi, provocatori per definizione (e che Milano dovrebbe celebrare fra un anno); nel tempo segnato da Duchamp, Man Ray, Lucio Fontana, e Piero Manzoni (gli ultimi due dissacratori attivi e riconosciuti a Milano), delle più recenti avanguardie, sostenere che "l'Arte vera. (Quale?) non ha bisogno di provocazioni sterili" (quali fertili?) È possibile, e giusto, sottoporre una mostra, a Milano, al giudizio e ai principi estetici del sindaco? Nessuno discute le sensibilità personali, ma esse non sono, né in politica né in estetica, la misura sulla quale stabilire i confini della liberta dell'Arte. Che, per sua natura, non può avere limiti. Il rischio è, fin troppo evidentemente, l'"arte degenerata" come la considerava Hitler, stigmatizzando Kandinsky, Klee, Chagall, Nolde, Beckmann e tutti i grandi maestri delle avanguardie europee. La censura e il pre-giudizio (anche con la benedizione di monsignor Maggiolini e il benestare di Angelo Crespi) non risolvono nulla. Così che, "esercitando le sue responsabilità", con l'esclusione di alcune opere, il sindaco non ha migliorato e disinfettato la mostra, ha semplicemente censurato e umiliato artisti le cui opere (bel-le) non feriscono alcuna sensibilità. E non offendono alcun valore, soltanto perché inserite in un contesto dichiaratamente omosessuale. L'esempio più emblematico è il giovinetto che pensa alla madre del candidissimo artista Aaron Demetz. la cui presenza in mostra, salvo un giudizio pesantemente negativo sull'omosessualità, non può essere in alcun modo intesa come un possibile incitamento alla pedofilia. Il peccato non è nell'opera, ma in chi lo pensa. Forse il sindaco non lo ha pensato abbastanza. Ma gli artisti non possono essere censurati. Il loro spazio non è la realtà. Lasciamoli sognare. Non disturbiamoli.
Suor Letizia, monsignore e il vizietto della morale
Il testo è un articolo di un laico che difende la mostra "Arte e Omosessualità" a Milano, censurata dal sindaco. Il laico sostiene che la mostra non aveva alcun vizio di origine e che gli artisti non possono essere censurati. Critica la posizione del cardinale Maggiolini, che ha dichiarato di non volersi pronunciare sulla materia, e sostiene che la raffinatezza e il gusto degli omosessuali non vanno confusi con le indicazioni della moda. Il laico sostiene che la mostra non offendeva alcun valore e che il sindaco non ha migliorato e disinfettato la mostra, ma semplicemente censurato e umiliato artisti.
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