Dopo Milano anche Napoli vuole censurare la mostra La mostra "Vade retro - Arte e omosessualità" non smette di dare fastidio. Dopo la censura da parte di Moratti, potrebbe arrivare una nuova censura da parte della sindaca di Napoli. Nonostante la disponibilità del soprintendente del polo museale Spinosa, su pressioni della Curia e di Mastella potrebbe arrivare anche il no di Rosa Russo Jervolino. Intanto il circolo Mario Mieli rilancia: facciamola a Roma. Qui di seguito vi proponiamo la prefazione al catalogo della mostra edito da Electa (256 pp, 28 euro), in attesa di essere distribuito Quello che interessa sul tema "Arte e Omosessualità" non è tanto accertare l'omosessualità di questo o quell'artista, competenza più specifica di biografi e storici, ma piuttosto il soggetto omo oppure transessuale nel caso di una certa pubblicità per la quale conta molto il cosiddetto "euro rosa" (ovvero il potere di acquisto dei gay), l'oggetto omo e transessuale. Non c'è automatismo tra l'orientamento sessuale o l'identità di genere dì un artista e il soggetto delle sue rappresentazioni; ci sono autori più o meno dichiaratamente omosessuali che non hanno mai rappresentato la bellezza maschile, l'omofilia, ma hanno magnificato il nudo femminile e il corpo muliebre, cosa facilmente riscontrabile nell'ambito della moda, e questo vale anche per le artiste lesbiche. Comunque se mi è consentita una tirata d'orecchi e dì orecchini, la donna, come soggetto di rappresentazione artistica in questa mostra è stata forse un po' troppa tenuta da parte. Al Museo Archeologico di Tarquinia, e in generale nell'arte vascolare greca ed etrusca, si offre un vasto campionario, a volte anche utilmente didattico, di accoppiamenti tra persone dello stesso sesso, ne è un esempio la coppa greca dove due donne languidamente si accarezzano facendo probabilmente arrossire qualcuno ed eccitare qualcun altro o altra, fino all'arte lesbo-erotica della contemporanea Tamara De Lempicka e ai baci su fondo dorato tra donne orientaleggianti, ricoperte di fiori, dipinte da Gustav Klimt che sono molto amati dalle donne omosessuali perché si discostano da quella visione maschio-centrica di molti autori soprattutto nella raffigurazione porno. Un'icona gay per eccellenza è la figura di San Sebastiano che, soprattutto nella pittura di Guido Reni, del Sodoma, di Antonello da Messina, Mantenga e Mattia Preti, ha sostituito la figura di San Giovanni Evangelista. Altre figure simbolo dell'immaginario gay sono il bacio di Giuda e la figura di David nelle rappresentazioni bibliche come lo sono Ganimede nel mondo greco e Antìnoo per la Roma antica. In questo catalogo troverete l'ironica riproposizione in chiave sado-maso del Martirio di San Sebastiano di Maurizio Cannavacciuolo, così come la decostruzione dell'imperante fallocrazia maschilista di Delia Gonzalez e Gavin Russom con i loro grandi organi maschili rivestiti di paillettes, è che nella collezione "Vesuvius" offrono la loro particolare versione dei tintinnabula fallici di epoca pompeiana godibili anche al Museo archeologico di Napoli. Intrigante, è poi quel filone di arte e omosessualità non esplicitata ma sottocutanea, allusa, leggibile attraverso segni facilmente decodificabili da chi è adeguatamente fornito di gaydar (radargay) o di particolare sensibilità critico-interpretativa. Oggi Oscar Wilde direbbe che in questa Mostra l'omosessualità non solo non avrebbe paura di dire il suo nome ma lo urlerebbe. Ne sono testimonianza le opere di Jess Burton, Tom Of finland, Robert Mapplethorpe, ma anche di quegli artisti a cui prima non era concesso essere così espliciti e che riuscivano a strizzare l'occhio a chi volesse e potesse capire. Lo vediamo nei ritratti del San Giovanni Battista o nella complicità allusiva tra carnefice e martire nelle opere del Caravaggio o, durante la dittatura nazista, con le sculture omocratiche di Amo Brekere ancora nella celebrazione del nudo maschile nell'insuperato documentario sulle Olimpiadi di Berlino del' 36 girata da Leni Rìefenstahl. Oggi l'omo-erotismo è diventato anche strumento della pubblicità, il cosiddetto omo-marketing. In questo direzione la prima campagna pubblicitaria, la più giocosamente sfacciata, è stata quella della svedese Ikea che nel 1994 utilizzò come testimonial dei suoi prodotti una coppia di gay che si palpeggiavano. Anche le trans sono ormai un forte richiamo pubblicitario, lo ha scoperto l'industria di cosmetici Mac che ha preferito la drag queen Ru Paul alla più normale e perché no banale Pamela Anderson. Il desiderio di una figura dotata sia di caratteri femminili che di caratteri maschili è presente nell'iconologia classica nella figura dell'ermafrodito dormiente o nella contrapposizione tra l'Angelo del Bene, glabro ed effeminato, e il Diavolo del Male, barbuto e nerboruto. Sempre in questa mostra l'artista BettyBee ci propone le sue foto di trans sfocate e imprecise che costringono chi mette a fuoco lo sguardo su di loro a non vedere ma piuttosto a osservare quelle figure simbolicamente annebbiale da tanto oscurantismo e ignoranza. Una Mostra certo non esaustiva ma utile, che trasforma gli osservatori in osservati e che dimostra come ancora una volta il linguaggio dell'arte è capace di far passare i propri messaggi in maniera più diretta ed emozionale di tante parole dette su un soggetto al quale spesso proprio la parola è stata negata.