È un Vittorio Sgarbi più furioso del solito: «Qui non era in gioco l'arte, ma la libertà». Lapidario. La polemica su «Vade retro», la mostra su arte e omosessualità che sarà ospitata a Castel Sant'Elmo, per il critico e assessore alla Cultura di Milano (che l'ha promossa, ma non è il curatore), è un piatto da servire con tutto il pepe di cui ha bisogno. Siete avvertiti. Preparatevi. Allora la mostra sarà a Napoli dal 2 agosto? «E si apre nella sua interezza. Senza censura, anzi probabilmente sarà arricchita con nuove opere. Anche un solo taglio sarebbe stato una censura e un errore. Ormai la mostra è un oggetto cult, è un concetto che va da Milano a Napoli e non può essere mutilato». Ma, prima ancora di essere stata aperta, la mostra è stata bocciata. «L'oggetto del contendere era l'apertura della mostra, non la sua qualità. Quello che non capiscono i galleristi che criticano preventivamente "Vade retro " è che l'esposizione stessa è un'operazione di arte concettuale. Perché, ribadisco, non è in gioco l'arte, ma la libertà». Chi critica la mostra entra nel merito della qualità delle opere, ritenuta scadente. Che risponde? «Che vedano la mostra e poi giudichino. Queste critiche preventive sono medievali e controriformistiche, portate avanti da gente che ha frequentato cattive scuole. Bisogna parlare dopo aver visto il corpo del reato, l'oggetto del contendere. Cicelyn ad esempio...». Il direttore del Madre ha detto che, da quello che si è letto e si è scritto, è una mostra che lui non farebbe mai. «Appunto. Lui è l'espressione di una mafia che propone sempre gli stessi artisti». Parole forti, assessore. «Ma non lo dico io. Voglio raccontarle un episodio». Prego. «Ai lavori della Commissione cultura della Camera, istituita da Pietro Folena, dedicata a un'indagine sull'arte che loro chiamano figurativa, hanno partecipato gli assessori alla Cultura di grandi città. C'era anche il vostro Nicola Oddati che mi ha detto che non poteva portare a Napoli la grande mostra su Felice Casorati perché in città c'è una cupola artistica, controllata da Achille Bonito Oliva e Antonio Bassolino, che obbliga a fare certe mostre. E così hanno fatto quella di Bruce Nauman. È la prova che le loro scelte sono guidate solo dal mercato. E poi Cicelyn, che dirige un museo pubblico, si permette di dire che "Vade retro" non è una mostra raffinata. Ma l'arte non deve essere raffinata, deve essere forte. Ci sono artisti di altissimo livello. Oltre a opere di maestri sconosciuti e da riscoprire. Sa chi è Brancaleone da Romana?». No, mi dispiace. «È normale, non lo conosce nessuno. E non lo conoscerà neanche Cicelyn, che è un ignorante assoluto e ingeneroso verso gli artisti. Vada a studiare, piuttosto. Brancaleone è un grande artista, morto nel 1942. Attraverso le sue opere è restituito il clima storico e culturale che ha ispirato Moravia e Bassani. E poi ci sono 28 opere di Filippo de Pisis della collezione di Giovanni Comisso. C'è un Testori mai visto. Ci solo almeno cinquanta artisti di altissima qualità. Devo farle l'elenco? C'è Robert Mapplethorpe, Maurizio Cattelan, Vittorio Pescatori, David LaChapelle, Andy Warhol. Devo continuare? Questa è una mostra che idealmente dedichiamo a Lucio Amelio, il cui spirito a Napoli è stato tradito. Lo rimpiango, perché lui questi artisti li capiva». Però l'accusano di sfruttare la polemica per autopromuoversi. Cosa risponde? «Che la censura della Moratti abbia favorito la mostra è l'unica considerazione giusta che ho sentito». E anche che ha giocato anche con la potente lobby gay. «Ma non scherziamo. E stato Peppe Morra a dire che la mostra risponde alla volontà di affermazione di una lobby. E che dovevo fare, disinfettarla, proprio quando a Milano e a Roma si celebrano Versace e Valentino? Dovevo fare anche io una sfilata?». Allora, come si difende dalle accuse di oscenità? «Le vere oscenità sono altre. Sono le bellissime chiese abbandonate che avete a Napoli e l'immondizia per le strade». La Curia napoletana l'ha attaccata pesantemente. Cosa risponde? «Ma la Chiesa fa il suo mestiere, si occupa dello spirito. Trovo giusto che difenda i propri valori. Svolge il suo compito. Sono d'accordo con Sepe, ma devo aggiungere che si può censurare Sartre, però Sartre continua ad esistere. Libera Chiesa in libero Stato, ma anche libera Arte in libero Stato. Chi non può ergersi a censore è un sindaco, che deve occuparsi dell'amministrazione. Il vero scandalo sono queste interferenze». Il tema dell'omosessualità non è tra i più tranquillizzanti per i cattolici. «Noi abbiamo provato a sdrammatizzare con un titolo che strizza l'occhio al senso del peccato, alla trasgressione. Dopo tutte queste polemiche, vuoi dire che a Napoli cambieremo il titolo in "Che Dio ce la mandi buona"».