Il sovrintendente Nicola Spinosa difende la mostra che indaga l'arte e l'omosessualità, censurata a Milano. La ospiterà a Castel Sant'Emo. «La vera oscenità è nelle condizioni di vita dei napoletani» Se il papa abbattuto da un meteorite di Maurizio Cattelan aveva sconvolto l'opinione pubblica (ma non il mercato perché quell'installazione - dal titolo La nona ora - venne venduta a suon di miliardi), il pontefice in mutande dev'essere sembrato davvero troppo. Così dopo che Milano ha rimandato al mittente con un timbro di «impresentabilità» la mostra Vade Retro, organizzata da Vittorio Sgarbi e Eugenio Viola, Napoli si prepara a ospitare l'evento a Castel sant'Elmo - inaugurazione prevista per il 2 agosto prossimo - in un mare di polemiche: da un Mastella che con il suo tempestivo intervento «contro» si candida a futuro primo cittadino, alla sindaca vera, Rosa Russo Iervolino che si dichiara poco favorevole a visioni discinte di Ratzinger e vorrebbe «andarci cauta». Un'arte che indaga il tema dell'omosessualità in diverse declinazioni - si va da De Pisis a Nan Goldin e Thomas Ruff fino a molti artisti poco conosciuti - non piace, preventivamente, soprattutto alla chiesa e ai politici. In prima fila, c'è la curia che dopo aver acceso la miccia invita al «buon senso» attraverso l'arcivescovo di Napoli, il cardinale Crescenzio Sepe. E non mancano anche galleristi e direttori di musei, come Eduardo Cicelyn (Madre) che giudicano la mostra «una pura operazione di marketing». Ma il soprintendente Nicola Spinosa va dritto per la sua strada. Su richiesta della società Artematica (che aveva organizzato la mostra di Milano ed è convinta che il catalogo già stampato per centomila euro diventerà una rarità da collezionismo) ha deciso di ospitare presso Castel sant'Elmo la rassegna rinnegata al nord. Lo farà a costi zero, informando il ministero per i beni culturali ma senza attendere alcun parere vincolante (perché non ci sarà bisogno di stanziare fondi). E precisa: «La soprintendenza del polo museale è autonoma, sia dal punto di vista scientifico che amministrativo. Ho visionato il catalogo e ho creduto opportuno ospitare la mostra a Napoli. Come ogni mostra, non è fatta solo di capolavori. Non tutto è allo stesso livello per qualità ma questo è un parere che potranno esprimere in seguito persone competenti, in grado di giudicare. Se l'avessi costruita io, probabilmente sarebbe stata diversa ma non sono il curatore. L'esposizione può piacere o meno ma non va soffocata a priori. Reputo la mostra un'occasione per affermare la libertà del fare arte, anche testimoniando temi delicati che peraltro letterati, cineasti e artisti hanno sempre affrontato». Vade Retro, orfana di Milano, trova così una sede e anzi, viene reclamata da più parti: il circolo Mieli candida la capitale augurandosi che Veltroni si faccia avanti mentre Trieste fa capolino con il segretario provinciale del nuovo Psi Alessandro Perelli. «Sarebbe un ulteriore segnale dopo la decisione della regione di applicare il diritto comunitario per quanto riguarda le ferie per i matrimoni gay», ha dichiarato. Per Milano, si affaccia il Prc offrendo gli spazi della sua festa, che si terrà nell'area del Castello, dal 6 al 16 settembre. Dal fronte partenopeo, per ora prima tappa certa della manifestazione, Spinosa fa sapere che la mostra cambierà titolo, non comprenderà le opere contestate e avrà un catalogo diverso, con alcune aggiunte di lavori che verranno definite il prossimo 23 luglio, in un incontro fra il soprintendente e i curatori. «Se si censura prima ancora di aver visto, si compie un'operazione di inciviltà e di non cultura. Soprattutto in un paese dove i manifesti pubblicitari sono veramente osceni e le televisioni, private e pubbliche, propongono spettacoli pornografici e disgustosi. Politici e curia dovrebbero rendersi conto che a Napoli la vera oscenità è nelle condizioni di vita dei cittadini, quotidiana e strutturale, dove i giovani restano per anni senza lavoro e tutti affogano nell'immondizia. Napoli, fin dal Trecento è stata una città liberale, cosmopolita e aperta. Qui hanno sempre convissuto genti d'oriente e d'occidente, eterosessuali e omosessuali». La rassegna forse aprirà e poi chiuderà ma, continua Spinosa, permetterà una verifica e soprattutto non sarà censurata senza che un semplice cittadino possa giudicare con i propri occhi la validità o meno di quell'operazione culturale. «Nelle collezioni permanenti dei musei ci sono opere di Schiele e Klimt. Qui a Capodimonte c'è la Danae di Tiziano: come la vogliamo considerare? Di estrema ambiguità? E dobbiamo tornare sulla blasfemia di Michelangelo nel Giudizio universale?». Meno contento di come sono andate le cose (ma molto grato a Spinosa e alla sua disponibilità) è invece il curatore Eugenio Viola che ha cercato di difendersi dalle accuse sulla qualità della mostra, sottolineando che Vade Retro ha ormai ben poco del progetto originario (fatto a quattro mani con Alessandro Riva, critico d'arte ora coinvolto in una vicenda giudiziaria con pesanti accuse di pedofilia) e che i litigi fra Vittorio Sgarbi e Letizia Moratti non hanno giovato alla rassegna così come la continua mediazione sulle opere fra lui e l'assessore. Il risultato finale, insomma, non lo riconosce più. La mostra è dunque orfana del tutto.