Si è molto scritto e discusso in questi giorni sull'impiego dei monumenti archeologici con intenzioni che vanno oltre la semplice visita turistica. Il Colosseo, in particolare, alla ribalta perché nominato una delle sette meraviglie del mondo, è stato bersaglio di polemiche, di richieste per "location" spettacolari e "fondale", come è stato criticamente definito, dell'anniversario di Valentino. Adesso che anche il clamore del concerto dei Genesis al Circo Massimo si è spento, possiamo provare a fare il punto sulle finalità di un patrimonio monumentale e culturale che tutto il mondo ci invidia. Innanzi tutto vogliamo ricordare che il Codice Urbani tutela tali beni, e la soprintendenza archeologica di Roma ne è garante, ma che non basta da solo ad arginare il rifiuto a richieste di ogni genere che quotidianamente pervengono nei nostri uffici con il solo scopo di consacrare un evento come «culturale». Un esempio per tutti è l'incontro di boxe di Vincenzo Cantatore. La soprintendenza archeologica di Roma non ha mai dato parere favorevole allo svolgimento di quell'incontro di boxe che, stando alla richiesta pervenuta, si sarebbe dovuto svolgere nell'area pedonale antistante il Colosseo. Nonostante ciò, il ring è poi stato allestito di fronte all'Arco di Costantino, sul lato di via di San Gregorio, in una zona di minor impatto per l'area monumentale. Se si preferisce, possiamo anche considerarla una soluzione di compromesso, adottata per non impedire un avvenimento già di fatto organizzato, pubblicizzato ed autorizzato dagli uffici comunali di competenza. Ricordiamo ancora che la soprintendenza, ormai da qualche tempo, ha stabilito di concedere il Colosseo solo per attività istituzionali o volute dallo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali, sempre nel rispetto del pubblico e della sua sicurezza. In tal senso, resta d'attualità la risposta della commissione di saggi chiesta da Albamonte negli anni ottanta, e ricordata dall'editoriale del Corriere della Sera a firma di Vittorio Roidi: «I beni culturali non possono essere utilizzati per manifestazioni che ne compromettano l'integrità e quindi la conservazione». Parole più che mai valide in considerazione anche del notevole aumento del flusso turistico. Come è stato ricordato dalla stampa in questi giorni, il Colosseo, da solo, genera un movimento di quasi cinque milioni di visitatori. D'altra parte, anche se integrità e buona conservazione sono comunque assicurate, il fiorire di richieste per utilizzare i monumenti e le loro immediate vicinanze come sede di eventi culturali, sportivi, benefici, musicali o legati a qualsiasi buona causa è tale da indurre a ritenere ormai indispensabile che gli organi dello Stato e del Comune competenti al rilascio delle autorizzazioni si accordino in via preliminare, rendendo espliciti divieti e consensi. Fatti salvi i momenti istituzionali, e pur non dimenticando che i Fori, le basiliche, le terme, i portici, al pari di teatri e anfiteatri, nella Roma antica erano luoghi d'incontro, di spettacolo, di discussione, occorrerà far in modo di non limitarne di continuo la disponibilità nei confronti di chi li visita, magari una sola volta nella propria vita, o di non banalizzarne l'immagine a mero «fondale» di qualsiasi attività cerchi di conseguire una fugace consacrazione dal contatto con le vestigia del passato. Sovrintendente archeologo di Roma
L'intervento. Colosseo e tesori romani: non riduciamoli a fondali
Il Colosseo è stato bersaglio di polemiche e richieste per utilizzarlo come sede di eventi culturali e sportivi. La soprintendenza archeologica di Roma ha stabilito di concedere il Colosseo solo per attività istituzionali o volute dallo stesso Ministero per i Beni e le Attività Culturali. La commissione di saggi ha affermato che i beni culturali non possono essere utilizzati per manifestazioni che ne compromettano l'integrità e la conservazione. Il Colosseo genera un movimento di quasi cinque milioni di visitatori e la sua integrità e buona conservazione sono assicurate.
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