Come lavagna, il marmo è perfetto. Bianco, lucido. Funziona meglio di un telefonino. E a spese zero. I messaggi sono da generazione tre metri sopra al cielo. Lessico da Sms. Tvtb. Ti lovvo. Dediche d'amore che hanno lasciato il segno, se si vuoi prendere a prestito la poesia di due amiche. «Peccato che abbiano lasciato il segno sulle Colonne di San Lorenzo, il più importante monumento d'epoca romana conservato a Milano», censurano dal Comitato La Cittadella. I residenti sono stanchi. Sfiduciati. È vero: hanno concesso un'apertura di credito ai ragazzi della generazione open. Ma i risultati? Sono scritte e graffiti. Sfregi di pennarello nero. Gli ultimi comparsi ancora negli ultimi giorni. Una decina. Dicono nel quartiere: «È un'indecenza». Ultime notizie dal Ticinese. I vandali non soffrono l'estate. Anzi. Ne approfittano. Il Comitato La Cittadella (comitatolacittadella.blogspot.com) ha raccolto un dossier fotografico sullo «scempio» e l'ha consegnato al sindaco Letizia Moratti. Per dire: ecco l'altra faccia della movida alle Colonne. Superficiale, irrispettosa. E lontana dal comportamento coscienzioso dimostrato dai ragazzi che hanno dialogato con il sindaco per risolvere i disagi della zona». Insomma, «una tristezza». Che anticipa una domanda retorica: «Che cosa leggeranno i milanesi tra cento anni? Sapranno di un certo Rusty punk, delle randa girl, di Rini, Maty, Giuly e del loro gergo metropolitano...». Solo una provocazione, certo. Perché la Soprintendenza ai Beni archeologici combatte ogni settimana la sua battaglia ai vandali: «Scopriamo continuamente scritte a pennarello sulle Colonne», racconta la direttrice Anna Ceresa Mori. E sono talmente tanti, questi Sms su marmo, che la Soprin-tendenza stanzia ogni anno ottomila euro per l'intervento di restauratori specializzati. Escluso il danno «che comunque viene arrecato al monumento». Quello non si ripaga. La soluzione è questione d'educazione. Ma anche di dialogo tra enti e istituzioni. Inesistente. «I nostri rapporti con il Comune sono interrotti da tempo», osserva Ceresa Mori. Anche sulle Colonne, il caso dell'estate. Un esempio? La Soprintendenza aveva installato una cintura di fioriere davanti al monumento, «servivano da dissuasori in attesa di una soluzione definitiva al problema». Spesa: 40 mila euro. Poi? «Una mattina, il settore Arredo urbano le ha eliminate senza nemmeno avvisarci». La Soprintendenza ha chiesto chiarimenti in una lettera al Comune. Risposte? Zero. Bel problema, sostiene Ceresa Mori: «La piazza è comunale ma ha un vincolo archeologico. Senza dialogo non si ottengono risultati efficaci».