Giusto preservare i salotti dì Milano ma dopo le 21 il centro diventa un deserto «Su molte cose, hanno ragione. Ma dobbiamo anche pensare a come far vivere piazza Duomo: non possiamo blindarla, né lasciarla in mano alle compagnie di sudamericani. È questo che vuole la Soprintendenza?». Il vicesindaco Riccardo De Corato non le prende come una condanna senza appello. Le sei pagine (più allegati) spedite a Palazzo Marino dal dottor Alberto Artioli, non fanno fare una gran figura alla giunta Moratti: «Ma in quei fogli c'è scritto quello che già sapevamo». Cioè, che sull'uso di piazza Duomo fate un po' a caso? «Sapevamo che c'è bisogno di una programmazione più precisa e coerente. Per questo, il sindaco Moratti ha voluto una commissione (coordinata da De Corato, ndr) dedicata proprio a piazza Duomo e zone limitrofe. Abbiamo fatto un incontro con la Veneranda Fabbrica e alla Soprintendenza abbiamo chiesto una relazione». Un po' pesante. O no? «Fino ad un anno fa esisteva una commissione che decideva quali manifestazioni autorizzare e quali no. In questo anno di interregno c'è stata un po' di confusione, ogni assessore ha proceduto un po' da solo, ci sono stati disguidi nei rapporti con la Soprintendenza. Ma ora riaggiustiamo il tiro». Da dove si parte? «Il principio è quello indicato dal sindaco. Che la piazza va usata per poche manifestazione, che devono essere individuate seguendo criteri precisi». Il concerto di Allevi o di Morricone? «Come quello della Filarmonica della Scala: mi pare siano adeguati alla storicità e alla peculiarità della piazza». La festa dello scudetto interista o della Coppa milanista? «E dove li mando i milanesi a festeggiare? Il cuore della città è quello...». E il Festivalbar? «Seguito da 50 mila giovani che non hanno fatto danni. Forse però questo genere di manifestazioni potrebbe essere indirizzato magari in piazza del Cannone o all'Arena. E potremmo anche inventare cose per piazza Affari, piazza Duca d'Aosta, piazza Santo Stefano. Giusto per non caricare troppo piazza Duomo: ma senza esagerare». In che senso? «Dopo le 21 piazza Duomo è una specie di deserto occupato soltanto dai sudamericani. Questo non va bene: la movida milanese è a Brera, sui Navigli, alle Colonne e in pochissime altre zone. Se uno passeggia davanti alla cattedrale, non trova un bar, un negozio per fare shopping: cosa proponiamo a milanesi e turisti?». E l'Ottagono? «I controlli che chiede la soprintendenza li facciamo già e abbiamo rapporti dei vigili dopo ogni manifestazione. Chi rompe, se rompe, paga». E l'Arengario? «Su quello lancio io l'allarme alla Soprintendenza. Lì c'è una zona morta: ci hanno fatto cancellare il mercatino d'antiquariato. Ora ci sono soltanto escrementi, ubriachi e barboni: se togli tutto, togli la vita».