Il soprintendente attacca il Comune: troppi spazi occupati Basta eventi che deturpano il decoro di piazza duomo L'invito del Comune alla Soprintendenza era a «formulare le proprie proposte». La risposta è una lettera fiume di sei pagine, aperta da una «premessa» ch'è già una conclusione: «In mancanza di un regolamento e di una programmazione, più volte sollecitati, dell'occupazione di piazza Duomo e della Galleria...». Le «riflessioni» inviate al sindaco Moratti dal soprintendente ai Beni architettonici, Alberto Artioli, sono un richiamo all'ordine su tutta la linea. Così, non va. E non serve nemmeno leggere tra le righe. Il messaggio è chiaro: sui suoi gioielli, la giunta naviga a vista, con gli assessori in contrasto tra loro, tanto che le diverse manifestazioni «non sembrano identificarsi come espressione di volontà dell'amministrazione» . In sintesi: manca «una visione organica», non c'è programmazione degli eventi, le richieste arrivano dai privati invece che dal Comune. Perlopiù in ritardo. Insomma: il caos. Nuova pagina di una polemica eterna. Artioli ribadisce il punto di partenza: piazza Duomo, simbolo storico-culturale-religioso della città, è sottoposta a vincolo. E alla Soprintendenza tocca l'ultima parola. Perché pur nella «pressante e indistinta richiesta» di spazi si deve «salvaguardare non solo la tutela fisica del bene, ma anche il suo significato e il suo decoro». E serve quest'argine, sottolinea Artioli, proprio perché manca «qualsiasi filtro». Di più: pur concedendo di volta in volta il via libera a sfilate, beach volley e Festivalbar, si cerca comunque «dì porre un freno» all'uso «indiscriminato» della piazza: «Così inflazionata mortifica l'importanza» degli appuntamenti migliori. L'argine non ha comunque bloccato le critiche. Strali, j'accuse. Ogni volta. Artioli: «Addirittura, le critiche per alcune infelici installazioni non sono state rivolte all'assessorato, ma alla Soprintendenza». E come si chiama questo? Sì, scaricabarile. Solo un mese fa il Comune ha aperto un tavolo di confronto. E da Palazzo Marino era partito un altolà alla Soprintendenza: «Ci dica in maniera definitiva il parere sull'utilizzo degli spazi di pregio». La replica è in un avverbio: veementemente. Ecco: «Più volte la Soprintendenza ha richiamato veementemente la necessità di salvaguardare i valori di piazza Duomo e della Galleria». Rispetto della Cattedrale. Ordine e decoro. Valori ribaditi dai cittadini «silenziosi» e anche dal direttore condivisi dalla Veneranda Fabbrica, Benigno Morling Visconti Castiglione: «La piazza non sia considerata un mero contenitore». Ultimo punto, la Galleria. Anche qui, sostiene Artioli, «la Soprintendenza ha cercato di arginare la pressante e continua richiesta di occupazione», dalla pubblicità all'Ottagono ai tavolini, svolgendo un «doveroso compito di supplenza»: «Nella Galleria dice non esiste un piano regolatore del commercio e degli ingombri dei dehors». E allora s'improvvisa. Tu sì, tu no. Il suk nel salotto buono. Il dibattito è aperto. «Improvvisare risposte parziali ed effimere non porta a soluzioni serie», sostiene l'architetto Gae Aulenti. Piuttosto, «si faccia un concorso di progettazione. Altrimenti siamo condannati alla cultura del gazebo tappabuchi...». Ma è anche vero, aggiunge il collega Stefano Boeri, che piazza Duomo «è l'unica vera e grande piazza della città, non può essere irreggimentata, deve ospitare una molteplicità d'eventi. Concerti, cortei, spettacoli...». Il problema è che «va curata». E come? «Il sistema Galleria-Duomo-Scala si risolve riportando residenti in centro. Oggi, alle otto di sera, il cuore della città è la prima periferia di Milano». IL VINCOLO MONUMENTALE Il vincolo tutela la piazza Duomo e la quinta dei palazzi monumentali: salvaguarda arte, decoro e uso dell'area
(Milano) Stop a tavolini e degrado, un piano per la Galleria
Il soprintendente ai Beni architettonici di Milano, Alberto Artioli, ha scritto una lettera aperta al sindaco Moratti, criticando il Comune per l'occupazione di piazza Duomo e della Galleria. Artioli sostiene che il Comune non ha una visione organica e non c'è programmazione degli eventi, e che le richieste arrivano dai privati in ritardo. Egli ribadisce che piazza Duomo è un simbolo storico-culturale-religioso e che la Soprintendenza ha il dovere di salvaguardare il suo decoro e il suo significato. Artioli critica anche il fatto che il Comune conceda il via libera a eventi indiscriminati, che mortifichino l'importanza degli appuntamenti migliori.
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