Gli ecomostri di Sicilia non saranno abbattuti. Almeno non con il condono del governo Berlusconi. Sul tavolo del ministro dei Beni culturali Giuliano Urbani le soprintendenze di tutta Italia stanno facendo arrivare le liste degli «orrori» da demolire. Subito, con le ruspe del Genio militare e i fondi stanziati nella Finanziaria. Ovunque, ma non in Sicilia. «Ed è un peccato dice con rimpianto Urbani perché lì ce ne sarebbero parecchi di edifici da buttare giù». Ma in Sicilia, dove pure il condono edilizio verrà direttamente applicato senza bisogno che l'Ars decida se recepirlo o meno, il «ministro» dei Beni culturali è l'assessore Fabio Granata. A lui, o meglio alla Regione siciliana, lo Statuto assegna piena autonomia nella gestione delle aree sottoposte a vincoli per motivi archeologici, monumentali o paesaggistici. A lui rispondono direttamente le soprintendenze e a lui, l'uomo del centrodestra che ha finora portato il vessillo antisanatoria, si appellano oggi gli ambientalisti per far sì che anche «la valle di Urbani» ad Agrigento o «Pizzo Berlusconi» a Palermo finiscano nella lista di ecomostri da abbattere. Le case abusive realizzate in zona A nel parco archeologico di Agrigento e le ville della cosiddetta «collina del disonore» che si affaccia su Mondello rientrano nell'elenco che Legambiente ha voluto ieri in titolare «ai principali artefici della sanatoria per mettere bene in evidenza chi ha concesso questo insensato lasciapassare al cemento fuorilegge, i mandanti e gli esecutori di questa megasanatoria. Monumenti dell'illegalità che è giusto portino i nomi dei loro difensori». Granata, che ancora ieri (come già accaduto a Modica due settimane fa) ha bloccato il parere positivo della sovrintendenza per una lottizzazione da realizzare in un'ampia area tra Altofonte e Monreale che i sindaci dei due Comuni vorrebbero classificata come zona archeologica, non si tira indietro: «Nelle soprintendenze siciliane è allarme rosso. Ho già disposto un supplemento di vigilanza per l'eventuale apposizione di vincoli in zone che ne siano effettivamente meritevoli. Negli ultimi anni abbiamo dimostrato, con l'autonomia, di avere avviato ma politica di tutela e valorizzazione dei beni culturali molto più che in gran parte del territorio italiano. Penso alla Valle dei templi e a rigidi piani paesaggistici e alla mia personale opera di tutela attiva sulle soprintendenze. Da noi lo Stato ha molto da imparare. L'ho detto e lo ripeto insiste Granata resto culturalmente e politicamente contrario al condono edilizio e chiedo ai partiti della coalizione in Sicilia e al presidente Cuffaro almeno un supplemento di riflessione per limitare le due questioni più pericolose: l'effetto annuncio, che può determinare nuovi abusi e la sensazione, in chi non ha costruito, che si continuino a premiare i furbi». Furbi che, dall'ultima sanatoria a oggi, hanno radicalmente cambiato la mappa della Sicilia abusiva, abbandonando il mare e le zone di particolare pregio, sottoposte a vincoli ormai troppo stretti per essere bypassati, e aggredendo invece le aree agricole. Basta osservare cosa è diventata l'area a monte dell'autostrada Palermo-Punta Raisi dove centinaia di villette a schiera e lottizzazioni di ogni genere hanno divorato migliaia di ettari di terreno. O le aree più interne dell'Agrigentino e del Nisseno. «I nuovi abusivi, quelli che troveranno legittimazione in questo nuovo condono spiega Mimmo Fontana, urbanista di Legambiente sono quelli che hanno trasformato in casali e ville vecchi fabbricati rurali o fabbriche di trasformazione di prodotti agricoli ormai in disuso. Gli esempi si sprecano: Timpa dei palombi e Cannatello ad Agrigento o le megalottizzazioni sorte come funghi nella zona di Campobello di Mazara o di Termini Imerese. L'abusivismo nelle zone costiere si è già fermato da anni, chi vuole costruire in barba alle leggi ha capito che deve fare un passo indietro. Ma questo tipo di condono, che almeno in Sicilia si rivelerà un flop perché la gente piuttosto che pagare aspetta di farla franca, avrà come unico effetto la ripresa delle costruzioni abusive in grande stile». Niente demolizioni, dunque, e rischio boomerang. La Sicilia sembra avere ben poco da guadagnare da questo condono. «I fondi stanziati per le demolizioni, il ricorso alle ruspe del Genio militare o il fondo per il ripristino ambientale delle aree abusive sono un bluff denuncia Legambiente Erano previsti anche negli altri condoni, ma nessuno ha mai fatto niente. La legge dell'85 prevedeva l'obbligo di piani particolareggiati di recupero, non si sono mai fatti. E anche gli abusivi che pagano l'oblazione poi non si fanno certo carico delle opere di urbanizzazione. Come è sempre avvenuto le leggi finanziarie si concludono con pesanti minacce agli abusivi: "Questa sarà l'ultima sanatoria, mettetevi in regola ora o perderete le vostre case". E poi ne arriva sempre un'altra». E aspettando il più volte annunciato «riordino delle coste» che tanto sta a cuore al presidente Cuffaro, il «ministro» Granata si trova così a gestire la patata bollente del condono in Sicilia in una giunta sottoposta alle pressioni trasversali del partito degli abusivi. Facendo leva sulla sua posizione «controcorrente», ambientalisti e opposizioni lo invitano a passare dalle parole ai fatti. «Granata avvii anche in Sicilia le procedure per la catastazione e il censimento delle costruzioni da abbattere dice Giuseppe Messina, segretario regionale di Legambiente . E il governo appronti subito una task force di controllo sul territorio per evitare che l'impunità generalizzata provochi l'apertura di una raffica di cantieri». Provocatorio l'intervento di Francesco Forgione. capogruppo di Rifondazione comunista: «L'assessore Granata non può essere ipocrita né coprirsi di ridicolo. Non si tratta di limitare i danni. Granata fa parte di questo governo e non di un altro. Abbia il pudore del silenzio oppure blocchi, con il suo partito, la sanatoria siciliana».