MOBILITÀ IL DEGRADO Le catene che la delimitano sono arrotolate per terra Bambini a bordo di minimoto scritte e disegni sulle statue A mezzogiorno i turisti arrancano per piazza Plebiscito: il sole picchia, la temperatura sale e gli amanti dell'arte si lanciano alla ricerca di un riparo. Un gruppo si dirige verso il porticato, un motociclista gli taglia la strada, la marcia continua ma il traguardo riserva un'amara sorpresa: il loggiato è ingombro di transenne e impalcature. Il colonnato è stato spicconato da mesi, ma nessuno ha provveduto a rimuovere le strutture utilizzate per i lavori. La chiesa di San Francesco di Paola è ormai chiusa e gli stranieri, scoraggiati, si accasciano sugli scalini. All'improvviso da via Cesareo Console arriva un'auto che tranquilla attraversa diagonalmente la piazza. Uno spettacolo incredibile per chi non è abituato alle bizzarrie della città, ma assolutamente normale per chi a Napoli vive e lavora. Ma dopo qualche minuto accade di peggio: ecco sfrecciare i motorini anche in pieno giorno. La denuncia del «Mattino» svela quindi altre carenze. Giorgio Dente è uno degli addetti allo sportello informazioni turistiche che ha sede sotto al porticato: «I turisti restano inorriditi quando assistono ai raid dei motorini e osservano le statue equestri coperte di scritte. Quando chiude la chiesa di San Francesco, poi, la piazza diventa terra di nessuno». La chiesa di San Francesco di Paola appare a molti l'unico rifugio. Il parroco don Matteo Musumano rifugge dalle polemiche, ma spiega: «Io nella piazza mi sento un estraneo, non mi affaccio proprio. L'indecenza delle scritte, la sporcizia lasciano senza parole le persone che vengono a visitare una chiesa così importante. Ma rimediare non tocca a noi, deve provvedere chi di competenza». Chi di competenza. E qui si incontra il primo problema. Assicurare il rispetto del codice della strada tocca ai vigili urbani. Ma risistemare le catene che dovrebbero chiudere la piazza e invece, proprio all'altezza della prefettura, sono arrotolate per terra, e mancano all'altezza del colonnato, e di piazza Trieste e Trento sarebbe compito del Comune. E a Napoli Servizi, una partecipata del Comune, toccherebbe almeno ripulire le statue. Spiega la Soprintendenza ai beni artistici e monumentali: «Per il 2006 abbiamo avuto solo 2 milioni e 236 mila euro per provvedere al restauro e alla manutenzione dei beni di nostra competenza. Le statue equestri di piazza Plebiscito, comunque, non fanno parte del nostro patrimonio. Dei privati si erano offerti di rimetterle a posto in cambio dell'utilizzo dei ponteggi come struttura pubblicitaria, ma il Comune ha detto di no». E così le sculture di Carlo e Ferdinando di Borbone (opera del Canova) restano coperte di scritte e le colonnine esterne sono ancora spezzate, rovinate. «La piazza non è affatto un bel biglietto da visita della città - sostiene il proprietario del Gambrinus, Arturo Sergio - è illuminata malissimo con una sorta di luce di emergenza. Siamo passati dai fari rossi e gialli degli anni passati al buio quasi totale di questi mesi». Deluso e sconfortato anche Rino De Martino che gestisce la libreria Treves, trasferita in piazza Plebiscito per collaborare al rilancio: «Siamo nell'abbandono più completo - spiega - le luci sono state divelte e nessuno le ha rimesse a posto, il selciato è pieno di buche e di erbacce. I ragazzi continuano a giocare a pallone mentre i più piccoli scorrazzano sulle minimoto. E nessuno osa ribellarsi».