È tornato a risplendere il sole nella chiesa di San Zulian, grazie ad un ardito lavoro di restauro, terminato in questi giorni. La chiesa, fondata nell'832 - quattro anni dopo che le reliquie di San Marco erano giunte a Venezia - era stata «blindata» quasi mezzo secolo fa per evitare pericolose infiltrazioni d'acqua dal soffitto dell'altare principale. Le grandi vetrate vennero pertanto sigillate e sostituite con un tamponamento in laterizi. E così, spenta e buia fino ai nostri giorni. «Mi sono consultato con un tecnico, l'architetto Emilio Trame - spiega il rettore don Massimiliano D'Antiga - per conoscere se esisteva la possibilità tecnica di ripristinare e riaprire i finestroni, oscurati per così tanto tempo». E i lavori, seguiti dalla Soprintendenza, iniziarono immediatamente e alla fine il risultato è quello che si può oggi constatare. È veramente tornato il sole a illuminare l'interno dell'edificio e il colpo d'occhio è evidente, anche perché le tre grandi vetrate sono state «reinventate», «com'erano e dove erano», senza cioè alcuna modifica alla originale loro composizione. E durante i lavori, durati novanta giorni, è stata anche effettuata una ripulitura generale di tutto l'edificio, sia all'interno che all'esterno. Ma non finisce qui: con la riapertura dei finestroni è stato anche inaugurato il restauro e il ritorno dell'antica pala cinquecentesca, dell'altare maggiore, opera di Girolamo Santa Croce e raffigurante l'«Incoronazione di Maria Vergine, con San Giuliano, tra San Floriano e San Paolo Abate». È stata una giornata particolare per la chiesa e per coloro che la frequentano, sia veneziani che turisti di passaggio, tanto che don D'Antiga, visibilmente soddisfatto ed anche commosso, ha celebrato una messa dedicata a questo momento di ringraziamento, per il ritrovato luogo di preghiera e devozione.