Il ritrovamento di quattro di esse da parte dei carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale non ha fatto che riportare alla luce antichi dubbi sulla custodia delle opere contenute nella Basilica in un lungo periodo che va dal 1955 (quando furono rimosse per consentire un restauro) e il 1969 (quando vennero battute all'asta a Firenze). Nessuna denuncia per furto o smarrimento fu mai presentata alle forze dell'ordine, dato che il primo atto formale in questo senso risale al marzo di quest'anno, in base al quale si è mosso il sostituto procuratore Stefano Buccini. L'inchiesta che ha portato al sequestro delle opere tra Roma e Prato, si sta per concludere senza che siano saltati fuori i nomi di persone indagate. La parola spetta al Tribunale civile veneziano, che dovrà accertare ora la proprietà, mentre le opere rimangono sotto sequestro ma in custodia alla Basilica. «Le sorti delle tarsie sono nelle mani della magistratura - ha detto l'architetto Ettore Vio, proto di San Marco - e nulla possiamo sapere sul loro destino, anche se la speranza è che restino qui dove avrebbero sempre dovuto rimanere». Dal canto suo, l'avvocato Luigi Ravagnan, che assiste le persone che erano in possesso delle opere, sostiene di avere tutte le carte in regola, essendo tutti i passaggi regolarmente documentati e addirittura autorizzati dalle Soprintendenze competenti. «Non è così invece per la Procuratoria di San Marco - spiega Ravagnan - dal momento che non esiste alcuna denuncia di furto o smarrimento delle opere. Del fatto che la loro proprietà e la loro circolazione siano completamente lecite se ne accorse anche negli anni Novanta l'allora Procuratore di San Marco, Feliciano Benvenuti, il quale dispose esplicitamente di acquistare quelle opere sul mercato. Spiace, invece, di assistere in una situazione di accertamento della proprietà, a conferenze stampa in cui si parla di "recupero" di opere rubate. Che siano state rubate occorre dimostrarlo». Per capire qualcosa bisognerebbe indagare su cosa accadde tra il 1955 e il 1969, ma appare quanto mai arduo, soprattutto perché l'alluvione del 1966 provocò un trasloco veloce di molte opere di cui, forse, qualcuno approfittò, e anche la distruzione di molti documenti cartacei. «In ogni caso - conclude Ravagnan - i miei assistiti sono commercianti, non mercanti o ricettatori. Fatta salva la provenienza lecita e documentabile delle opere in loro possesso fino al giorno del sequestro, l'auspicio è che si apra una trattativa per l'acquisizione delle opere da parte della Basilica. Mi pare la giusta strada, che tra l'altro aveva già intrapreso il compianto professor Benvenuti». M.F.
Come e quando sono sparite le sei tarsie lignee cinquecentesche che decoravano il presbiterio della basilica di San Marco?
I carabinieri hanno trovato quattro tarsie nella Basilica di San Marco a Venezia, che erano state rimosse nel 1955 e 1969. Nessuna denuncia per furto o smarrimento fu mai presentata, ma solo nel marzo scorso si è mosso il sostituto procuratore Stefano Buccini. L'inchiesta si sta per concludere senza che siano saltati fuori i nomi di persone indagate. La parola spetta ora al Tribunale civile veneziano, che dovrà accertare la proprietà delle opere. Le tarsie rimangono sotto sequestro, ma in custodia alla Basilica.
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