La formazione di Nicola Pisano, il grande scultore che negli anni centrali del Duecento diffonde il linguaggio "classico" dalla Puglia alla Toscana, è ormai assodato sia avvenuta nel cantiere federiciano di Castel del Monte. Lo stupefacente edificio, accresciuto nel suo fascino dal restauro e dalla cura paesistica che contraddistingue i luoghi dove sorge presso Andria, venne eretto per volontà di Federico II negli anni Quaranta del Duecento e tra i mille misteri che racchiude non ultimo è quello del nome degli architetti, fra i quali doveva operare anche un converso ci-stercense. Ora gli studi propendono a ipotizzare che all'origine dell'enigmatico poliedro vi sia un modello gerosolimitano, probabilmente ammirato da Federico II durante la crociata del 1229. Negli stupendi e rarissimi rilievi plastici che ornano alcuni ambienti del castello, e in quelli conservati nella gipsoteca del castello di Bari, studi accreditati propendono a individuare la mano del giovane Nicola, cui, secondo un'ipotesi cautamente avanzata da Antonio Giuliano, potrebbe anche spettare il meraviglioso capitello del Museo diocesano di Troia. Il fatto che Nicola Pisano venga detto "de Apulia", particolare che ne qualifica la provenienza dal Sud d'Italia e che da vigore alla solida impronta classicheggiante del suo stile in linea con la cultura federiciana, è una conferma inequivocabile dei suoi esordi all'ombra di tale cultura. È lo stesso Giuliano a ipotizzare che Nicola abbia fatto parte del seguito di Federico nei suoi spostamenti in Toscana, quando, nel 1246, la corte nomade dell'imperatore stanzia a Grosseto. Infatti a Piombino, non lontano da Grosseto, sorge un monumento bellissimo, poco noto e abbandonato: la fontana della Marina e del Serpe, così denominata perché sul muro in pietra pisana è ancora visibilissima una serpe a rilievo che non si sa a cosa alluda. Che vi sia la mano di Nicola nelle quattro protomi di marmo, due raffiguranti teste di molossi e due di cavalli, dalle quali sgorga un fiotto d'acqua è ipotesi avvalorata sia dalla straordinaria qualità del modellato che distingue l'esecuzione fortemente plastica e realistica delle teste di ammali, sia dal confronto con altre opere di questo momento, attribuite da Maria Laura Testi Cristiani in via ipotetica al giovane Nicola: i due bellissimi Grifi del Museo diocesano di Trani. Nelle splendide protomi di Piombino lo scultore avrebbe comunque fatto un passo avanti rispetto agli inizi, avvicinandosi, anche sul piano della superba qualità, a quanto di lì a poco scolpirà sulla facciata del Duomo di Siena, prima tappa ufficiale della sua incursione nel cuore dell'Italia gotica. La fonte di Piombino ora è pressoché irriconoscibile nelle sue belle proporzioni, né esiste alcuna segnaletica che faccia sapere al pescatore o al villeggiante che il vetusto monumento, datato 1248 su una lapide, è una insigne testimonianza della rinascita dell'architettura civile italiana duecentesca. Ma ben più grave è lo stato di conservazione della quattro protomi di marmo superstiti. Mentre quelle che raffigurano i molossi furiosi sono ancora leggibili nei loro tratti, quelle dei cavalli sono abrase e una è così mal ridotta da avere perduto la propria caratterizzazione e avere assunto i tratti di un animale mostruoso e inesistente. Pur essendo meno conosciuta di quella delle Novantanove Cannelle di L'Aquila, quella di Piombino è notevolmente più antica e forse ne rappresenta in diretto precedente. L'importanza di questo piccolo, ma splendido complesso monumentale, sottostante a un edificio antico a sua volta difficile a distinguersi, credo sia facile a cogliersi. Adesso si cerca uno sponsor che garantisca, nell'immediato, la rimozione, il restauro e la sostituzione delle protomi di Nicola Pisano, che, a quanto mi assicura Maria Teresa Lazzarini, della Soprintendenza di Pisa, si possono salvare, purché si intervenga con sollecitudine.