LA CITTA è in disordine, e sono stati sufficienti alcuni anni di stanchezza economica sia del Comune che delle Belle Arti per fare affiorare immagini di disagio nelle pavimentazioni e anche in numerosi complessi architettonici. Il Comune ha le sue gatte da pelare, come del resto la Regione (sanità, assistenza, immigrazione). Le cosiddette Belle Arti dovrebbero stare meglio, ma non è vero: anzi, non si sa per quali ragioni, gli organismi della tutela non ricevono mezza lira dal ministero. E sì che il turismo, con la sua grande materia prima, è il più garantito dei guadagni. Ma anche qui, eravamo i primi e adesso siamo finiti al settimo posto. E' giusto avere legittime preoccupazioni a proposito di alcuni luoghi ex conventuali, abbandonati oppure no, che mostrano ormai di galleggiare in alcune parti della città di Bologna, come già anche nelle cittadine vicine si sorreggono a malapena alcuni straordinari 'contenitori'. UN ESEMPIO per tutti, la Chiesa del Carmine di Medicina e la sua eventuale apertura al pubblico esibisce una selva plastica di sculture e di ornati settecenteschi. Ciò che letteralmente vola dentro quello spazio architettonico è della mano e della bottega di Angelo Piò, le tempere della sacrestia sono di Fra Ferdinando da Medicina. Perché sprezzare in questo modo un capolavoro, e per decenni? Emergono come corpi ormai silenziosi, nella capitale, capolavori come l'ex convento di san Procolo, già sede della Maternità e di tradizione felicemente popolare. Complessi architettonici così grandi e storici, non appena abbandonati dalla vita e dalla manutenzione, assumono un aspetto polveroso e drammatico. Più recente, un falso rinascimentale come l'ex Comando di Armata in via Galliera, mostra già di retrocedere nel tempo. MA ADDIRITTURA il vecchio Ospedale militare dell'Abbadia ha già assunto l'aria della crisi imminente. Un vero mistero, poiché si tratta di un capolavoro assoluto, non comparabile alle strutture bolognesi, è il doppio chiostro del convento di San Salvatore: quello che si apre su via Volto Santo, di gusto ferrarese o veneto, e che ospita decine di auto parcheggiate confusamente, esibisce al giorno d'oggi un rilassamento penoso. Un disinteresse che un temo si sarebbe detto meridionale, ma che oggi né Catania né Napoli stessa si permettono di lasciar ammirare. Basta per oggi: ma sono veramente molte le cose che si dovrebbero dire. Una grande città d'arte e di cultura ha obblighi irrinunciabili.
Quei gioielli architettonici abbandonati
La città di Bologna è in disordine, con edifici abbandonati e in disuso. Il Comune e la Regione hanno problemi economici e di gestione, mentre le Belle Arti non ricevono sufficienti risorse. Il turismo è un settore garantito, ma la città è caduta al settimo posto. Alcuni luoghi ex conventuali, come la Chiesa del Carmine di Medicina, sono stati abbandonati e mostrano segni di degrado. Altri edifici, come l'ex convento di san Procolo, sono stati abbandonati dalla vita e dalla manutenzione, assumendo un aspetto polveroso e drammatico. La città ha obblighi irrinunciabili come una grande città d'arte e di cultura.
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Luogo