Come è noto, il solo progetto che ha occupato Leonardo per tutto il periodo del suo primo soggiorno milanese, dal 1483 al 1499, è quello della colossale statua equestre di Francesco Sforza. Meno noto è invece il fatto che il progetto precede l'arrivo di Leonardo a Milano di almeno dieci anni. Infatti sene parla in missive con le quali la segreteria ducale già nel 1473, a nome dell'allora duca Galeazzo Maria Sforza iniziava la ricerca dello scultore che fosse capace di realizzarlo. Rivolgendosi anche a città lontane da Milano, come Firenze e Roma, annunciava che l'effigie dello «illustrissimo Signore nostro padre» sarebbe stata «de bronzo ad cavallo», precisando inoltre che sarebbe stato posto «in qualche parte di quello nostro castello di Milano, o lì nel revelino verso la piazza o altrove dove stesse bene». Posto privilegiato era dunque il «revelino», cioè il baluardo a pianta quadrata o a ferro di cavallo di impianto medievale a protezione dell'ingresso principale al castello attraverso il ponte in linea con la torre del Filarete. Questa tipologia appare ancora in una Madonna di scuola leonardesca nel Museo di Cleveland in America databile intorno al 1495, quando invece Leonardo insisteva a rappresentare nei suoi codici la soluzione ottimale del rivellino acutangolo, sia a base triangolare che pentagonale sulla mezzeria esatta della cortina verso città, e questo secondo una tipologia innovativa che cominciava a imporsi nell'Italia centrale soprattutto con Francesco di Giorgio Martini, l'architetto al servizio del duca di Urbino che Leonardo avrebbe incontrato a Milano nel 1490. Nell'insistenza con la quale Leonardo elabora la soluzione del rivellino pentagonale come tema principale di un programma di sistemazione del Castello Sforzesco e questo già intorno al 1487-1490 si avverte la consapevolezza che il progettato colosso equestre dedicato alla memoria del fondatore della dinastia sforzesca fosse sempre destinato a quel rivellino, struttura militare relativamente bassa che in uno noto disegno del castello della raccolta Vallardi al Louvre appare a sua volta con torricini d'angolo che ne attutiscono l'effetto di minaccioso sperone rendendolo più leggiadro: l'ideale come base per una statua equestre. Del resto non è da escludersi che Ludovico Sforza fosse pronto a sostituire il preesistente rivellino di tipo medievale con quello proposto da Leonardo. Un piccolo ma preciso disegno del 1494 mostra il progetto leonardesco di potenziamento delle porte della rocca: Leonardo riproduce il castello come gli appare allora, cioè con le cerchie quadrangolari della rocca e della «Ghirlanda» sforzesche, ma con l'aggiunta di un baluardo pentagonale a protezione dell'ingresso principale verso la città; e di un altro a «V» davanti alla porta del soccorso, quindi sulla sinistra della cortina della «Ghirlanda», verso la campagna. Purtroppo col precipitare degli eventi a causa dell'incauta politica di Ludovico il Moro il progetto non si realizza. Nel 1499 Milano passa ai francesi, ed è lo stesso re Luigi XII che, secondo la cronaca di Ambrogio da Paullo, «de-de ordine ale cosse sue lassando se facesse nouo reuelino auante ala porta del Castello». Leonardo è ancora a Milano ed è subito in rapporti con i francesi. Infatti lo stesso segretario del re, Florimond Robertet, gli commissiona la Madonna dei fusi. Non sorprende quindi che la sistemazione del rivellino da lui proposta al Moro fosse subito ripresa dal re di Francia. Da allora il nuovo tipo di rivellino si chiamerà «alla franzese». È evidente che i lavori iniziassero dopo la cessione del castello ai francesi da parte di Bernardino da Corte, il 17 settembre 1499; ed è pure chiaro che si tratta di una disposizione esplicita del re. Ciò significa poter datare l'apertura dei cantieri fra l'ingresso di Luigi XII a Milano, il 6 ottobre, e la sua partenza, il 7 novembre. Si sa che il 14 dicembre 1499 Leonardo è ancora a Milano da dove effettua il trasferimento di denari al suo conto in banca a Firenze. Avrebbe quindi avuto tutto il tempo di dare ai francesi i suoi progetti e delineare sul terreno le opere, lasciandone ad altri tecnici la mera esecuzione. Tale era infatti la prassi d'ogni architettura militare predisposta da un ingegnere e condotta a termine da squadre di appaltatori, sovrastanti, mastri da muro e lavoranti. Tutto questo è esposto con ampia documentazione e serrata filologia in uno splendido saggio di Gianfranco Pertot e Marino Vigano apparso alla fine dello scorso anno in un pe-riodico scientifico del Comune di Milano, «Rassegna di Studi e di Notizie», noto solo all'ambito ristretto degli specialisti. La campagna di scavi di cui si da un resoconto particolareg-giato in questa pubblicazione consente già di individuare l'esatta configurazione del rivellino che anch'io non esito a riconoscere di Leonardo così come sono d'accordo con Viganò nell'attribuire a Leonardo il rivellino del Castello Visconteo di Locarno, fatto costruire dagli stessi francesi nel 1507. Di quello milanese, che ne è il prototipo, andrebbe intanto evidenziata ogni possibile traccia, oltre a quelle già in parte visibili discendendo il declivio del fosso dove si scorgono due tratti di muro di mattoni staccarsi su entrambi i lati della torre del Filarete, bucati a livelli diversi da almeno tre cannoniere per ogni tratto, inquadrate da cornici in pietra. Una volta esposto quanto è rimasto dell' originale si potrebbe ricostruirci sopra una nuova struttura, modernissima pur rispettandone le linee, sulla quale collocare poi il gran cavallo di San Siro, e cioè la singolare ekphrasis dell'opera perduta di Leonardo non indegna di essere accostata a un'altra ekphrasis (la parola greca ekphrasis è usata in inglese per designare l'opera di un artista che ricostruisce un'opera artistica del passato nota solo attraverso descrizioni o testimonianze grafiche. Credo che stia entrando come tale anche nella lingua italiana. Se ne hanno diverse spiegazioni in Internet) : la torre del Filerete distrutta da una esplosione nel 1521 e ricostruita da Luca Beltrami nel 1900. Carlo Perdetti Professore emerito di Studi vinciani, Università Los Angeles
Leonardo, nuove scoperte al Castello. Ritrovato l'antico baluardo in cui il genio avrebbe collocato il cavallo ora a San Siro
Leonardo da Vinci aveva iniziato a lavorare sul progetto di una statua equestre di Francesco Sforza già nel 1473, quando la segreteria ducale di Milano iniziò a cercare uno scultore capace di realizzarlo. Il progetto prese forma nel 1483, quando Leonardo arrivò a Milano, e fu inizialmente pensato di posizionare la statua in un baluardo a pianta quadrata o a ferro di cavallo, chiamato revelino, all'interno del castello di Milano. Tuttavia, Leonardo insisteva sulla soluzione ottimale del rivellino acutangolo, sia a base triangolare che pentagonale, che cominciava a imporsi nell'Italia centrale.
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