PAVIA, A RISCHIO UN TESORO DI ARCHEOLOGIA INDUSTRIALE Gli edifici liberty della ex Snia cancellati da un ipermercato Titolo delle grandi occasioni: «Le mani sulla città». La città è Pavia, e le mani sono due, entrambe sinistre: quella della giunta diessina guidata dal sindaco Piera Capitelli e quella dell'imprenditore «rosso» Luigi Zunino. In mezzo, l'area dell'ex Snia, lo storico stabilimento che dal 1905 ospitò la Società italiana seta artificiale, poi trasformatasi in Snia-Viscosa, entrata in crisi negli anni 70 e chiusa nell'82. Di quell'epoca d'oro dell'industria italiana rimane oggi un'area di 170mila mq - occupata da un numero imprecisato di rom - con i vecchi capannoni, labora-tori, il convitto per le operaie, la palazzina degli uffici in stile liberty... Un «pezzo» unico di archeologia industriale dal valore inestimabile. Eppure qualcuno vorrebbe raderne al suolo una bella fetta, con la scusa di cacciare una volta per tutte i clandestini, e costruire un centro commerciale. La denuncia viene da un gruppo eterogeneo di politici e cittadini pavesi che da mesi si batte per evitare lo scempio: «Dell'area ex-Snia il sindaco vuole abbattere la parte monumentale, in deroga ai vincoli che pone il Piano regolatore generale di Vittorio Gregotti, che ne prevede il recupero, e in spregio alla storia della città. Lo hanno già deciso da tempo, ben prima dell'emergenza rom e senza discutere la cosa in Consiglio comunale» è il j'accuse del fotografo ed editore Giovanni Giovannetti che si è fatto megafono del variegato «partito» pro-Snia che va da Italia Nostra a «Cantiere» di Elio Veltri, dal centro culturale «Pasolini» fino alla Lega e che ha scritto alla Soprintendenza ai Beni monumentali e al ministro Rutelli. Il Piano di intervento, che prevede la demolizione di una parte dell'ex Snia, lo si può trovare in internet, nel sito di «Risanamento spa» del gruppo Zunino, uno dei proprietari dell'area (www. risanamentospa.com). Ed è on line da due anni - come denuncia Irene Campari, della Sinistra indipendente - quindi quello dei rom sembra un appiglio per giustificare le ruspe. Ma se la città ci perde un pezzo di storia, chi ci guadagna? «I proprietari dell'area - risponde Giovannetti - che vedrebbero aumentare esponenzialmente la rendita dei terreni. Chi sono? Tra gli altri la Tradital di Luigi Zunino che sembra possedere 40mila mq su 170mila». Bassoliniano di ferro, detto il «Berlusconi rosso», da sempre vicino a D'Alema, Zunino due anni fa acquistò gli ex stabilimenti della Falck di Sesto San Giovanni. E la sua Tradital costruisce centri commerciali. Il sindaco Piera Capitelli - che ha liquidato la visita di due giorni fa della Soprintendenza come «un gesto di cortesia, non essendoci sugli edifici dell'ex Snia alcun vincolo di conservazione» -da mesi evoca il pericolo di crollo e ha più volte annunciato che firmerà un'ordinanza di demolizione. Cornici dentellate, ornamenti e archi in cotto dipinto compresi...