Trovate le testimonianze di altri ambienti accanto alla Sala capitolare Si è concluso da poco lo scavo archeologico che ha interessato l'interno del complesso cistercense di Fontevivo, finanziato dal Comune di Fontevivo e dalla Provincia di Parma, con lo scopo di identificare le tracce più antiche nella Sala Capitolare dell'Abbazia in previsione del futuro restauro. Diretto da Manuela Catarsi, funzionario della Soprintendenza per i beni archeologici dell'Emilia Romagna, diretta da Luigi Malnati, eseguito dalla ditta Abacus di Parma con responsabile di cantiere Cristina Anghinetti e sotto direzione di Castagneti per il recupero architettonico, 10 scavo ha portato alla luce alcune significative scoperte, presentate in occasione della IX Settimana della Cultura a Fontevivo nel corso di un incontro realizzato in collaborazione tra Soprintendenza e Comune. Dell'impianto cistercense è, infatti, emerso accanto alla Sala Capitolare la testimonianza di ben altri quattro ambienti che si affacciavano tramite aperture coronate ad arco sul chiostro, oggi tamponate ma ancora leggibili nella parete est di quest'ultimo. In questa infilata di vani si ritrova la sequenza tipica delle abbazie cistercensi: Sagrestia, Sala capitolare, Parlatorio, Vano scale di accesso al dormitorio e Sala dei monaci, sulla base di canoni ripetitivi, imperniati sul simbolismo scaturito dalla dottrina che legava preghiera e lavoro, dando quindi un valore spirituale anche agli ambienti di vita quotidiana, non solo a quelli addetti al culto. Il Capitolo era la stanza più importante, quella dove poche persone prendevano le decisioni basilari per la vita dell'Abbazia, da cui il detto «non avere voce in capitolo», ed era caratterizzata da un pavimento interrato nei confronti del chiostro, sul quale si aprivano un portale affiancato da finestre polifore. Aperture oggi testimoniate da una colonna laterizia con capitello lapideo, per quanto concerne l'accesso, e da una colonnina, capitello e abaco lapidei, pertinenti ad una finestra. L'ingresso si apriva nel mezzo della parete del chiostro, collegandosi al giardino tramite un'apertura speculare nel porticato, con una centralità, che a Fontevivo, appare rispettata ma con alcune «anomalie». La planimetria della Sala del capitolo, infatti, al termine delle indagini è apparsa quadrata e non rettangolare, come usuale nella tipologia cistercense, con conseguente decentramento verso sud ovest della porta di accesso, per rispettare l'assialità con il chiostro. L'indagine ha quindi reso leggibili le trasformazioni avvenute in seguito alla crisi subita dal monastero dal XV sec, con conseguente rovina di alcune parti (dormitori, soffitti, chiostro, ed altre, testimonianza delle mutazioni d'uso nel tempo, legate alla nascita di magazzino e depositi, fino alla grande modifica edile del Collegio dei Nobili che in questo locale colloca una cantina per tini e una ghiacciaia, oggi ben visibile grazie agli scavi. Iniziata per cercare testimonianza del Capitolo nel corpo di fabbrica ubicato sul lato orientale del chiostro, l'indagine ha portato al ritrovamento di tutta una serie di fasi edilizie che hanno trovato conferma, in molti punti, con i dati d'archivio, così da rendere leggibili le vicissitudini edili, succedutesi dalla fondazione nel XII secolo, le trasformazioni del XIV-XVI secolo, quelle del XVIII legate al Collegio dei Nobili, fino ai più recenti utilizzi, connessi ad un magazzino per formaggi e ad una falegnameria che qui sopravvive fino al 2000. La storia recente si intreccia, così, con le origini di un complesso che conserva ancora una sua straordinaria struttura, a partire dall'anno della fondazione, nel 1142, in un luogo incolto, paludoso e insalubre, come era costume dei cistercensi, ad opera di 12 monaci, partiti al seguito di un abate dalla abbazia di Chiaravalle della Colomba, oggi Comune di Alseno. Fontevivo è un nome mistico non legato a polle sorgenti d'acqua della zona che doveva all'epoca essere impaludata (Tari morti), ma probabilmente riconducibile al Salmo 41 del libro II dei Salmi che dice «Sitivit anima mea ad Deum fontem vivum», come sostengono alcuni autori fra cui la stessa Manuela Catarsi. Nel 1245 Federico li la rapinò dei suoi beni ma non mise l'intero complesso a ferro e fuoco come fece invece nel 1248 per Chiaravalle. Durante il conflitto che scaturì con l'assedio di Parma ad opera dell'esercito imperiale di Federico II furono i monaci di Fontevivo a dar sepoltura alle vittime della barbarie imperiale. L'archivio scampato a questi avvenimenti e ad un incendio nel 1313 venne traslato nel 1518 a Roma quando l'Abbazia venne a dipendere dal Convento di S.Paolo fuori le Mura di Roma. Passata ai Farnese venne retta dai domenicani poi divenne sede del Collegio dei Nobili parmensi ed ampiamente rimaneggiata. Qui nel 1802 morì il duca Ferdinando di Borbone poi tumulato nella Chiesa, che nel transetto sinistro conserva anche il sepolcro del templare Guido Pallavicino morto nel 1301, benefattore del monastero e in cui si trova anche una scultura del XII sec. attribuita a Benedetto Antelami raffigurante una Madonna con Bambino.
Nuove scoperte dallo scavo archeologico compiuto all'interno dell'Abbazia cistercense di Fontevivo. II monastero si svela
Lo scavo archeologico nella Sala Capitolare dell'Abbazia di Fontevivo ha portato alla luce alcune significative scoperte. Accanto alla Sala Capitolare sono emersi quattro ambienti che si affacciavano sul chiostro, inclusa la Sagrestia, la Sala capitolare, il Parlatorio e la Sala dei monaci. La planimetria della Sala del capitolo è stata scoperta quadrata e non rettangolare, come usuale nella tipologia cistercense. L'indagine ha reso leggibili le trasformazioni avvenute nel tempo, legate alla crisi subita dal monastero dal XV secolo, con conseguente rovina di alcune parti.
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