Antonio Bassolino aveva annunciato guerra al condono e guerra sarà. Da oggi in Campania non sarà applicabile alcuna sanatoria, grazie ad un regolamento regionale emanato ieri dalla Giunta. Il decretone salvacasse voluto da Tremonti si ferma prima, ai confini con il Lazio. Ed è un affronto senza precedenti per due ordini di motivi. Il primo: la Campania è la regione che ha il maggior numero di costruzioni abusive (nel 2002 secondo i dati di Legambiente erano 5.925) e dunque potenzialmente uno dei serbatoi più preziosi di euro. Il secondo: da un punto di vista politico la scelta del governatore della Campania è dirompente nel rapporto Stato-Regioni ed è destinata a sfociare in un contenzioso giuridico dai risvolti imprevedibili. I legali della Giunta, infatti, stanno preparando il ricorso alla Corte costituzionale contro il condono chiedendo l'applicazione della normativa La Loggia che prevede la sospensiva della sua applicazione su tutto il territorio nazionale, È la prima volta che una regione se ne avvale. E la posta in gioco stavolta è enorme perché non è vero quello che dicono i ministri Urbani e Matteoli sulla bontà di questo provvedimento che salva le coste e gli scempi. Sarà devastante. Tranne che nei porti e nelle aree della Marina Militare sarà possibile sanare tutto. Basta qualche esempio. Si legge all'articolo 3 del decreto: sarà possibile condonare anche gli illeciti costruiti sul demanio. La sanatoria è subordinata al «rilascio della disponibilità da parte dello Stato proprietario, per il tramite dell'Agenzia del demanio». La domanda deve essere presentata entro il 31 marzo 2004 alla Filiale dell'Agenzia del Demanio territorialmente competente. Non era mai successo prima: neanche ai tempi più bui del condono Nicolazzi (1985) o del primo condono Berlusconi (1994). Avevano promesso di escludere dalla sanatoria le costruzioni interamente abusive. Falso. All'articolo 7 si legge: «Le suddette disposizioni (quelle relative agli ampliamenti sanabili, ndr) trovano altresì applicazione alle opere abusive realizzate nel termine di cui sopra (31 marzo 2003, ndr) relative a nuove costruzioni residenziali non superiori a 750 metri cubi per singola richiesta di titolo abitativo edilizio in sanatoria». Bastano 25mila euro. Vuoi dire che un costruttore che ha realizzato, ad esempio, più ville abusive per più proprietari, ha fatto un affare. E questo spiega come si arriverebbe ad un incasso per lo Stato di 3,5 miliardi di euro. Secondo la Cgil saranno necessari 3.100 milioni di euro (stima del Cresme) per le opere di urbanizzazione necessaria (tra il 1999 e il 2002 sono state realizzate 126.606 abitazioni abusive) e saranno completamente a carico di Comuni e Regioni. «Il condono Berlusconi-Tremonti è il peggiore possibile che potessero fare. È una sanatoria tombale - dice Alberto Fiorillo di Legambiente - che introduce il condono per le opere realizzate sul demanio. È una vera e propria ipoteca su un sano sviluppo urbanistico turistico e ambientale per i prossimi decenni». Per questo l'associazione ambientalista invita le Regioni «a non recepire la sanatoria» e seguire l'esempio di Campania e Toscana. «Le nostre peggiori preoccupazioni vengono confermate: è un condono pesantissimo, sarà sanato quasi tutto - dice Fabrizio Vigni, capogruppo Ds in Commissione ambiente alla Camera - compresi gli abusi maggiori, le costruzioni nelle aree demaniali, le opere realizzate dalla malavita organizzata. E uno schiaffo durissimo alla legalità e all'ambiente». Il verde Angelo Bonelli da ieri fa lo sciopero della fame contro il condono, mentre Antonio Bassolino insiste: «Il condono è la misura più sbagliata. Nel Mezzogiorno d'Italia c'è bisogno di virtù civiche, di senso dello Stato e delle Istituzioni». Dalla Sicilia si alza solo una voce: quella dell'assessore regionale alla pubblica istruzione. Chiede al governatore Totò Cuffaro un supplemento di riflessione perché la sensazione «è che si continuino a premiare i furbi». Il ministro per l'Ambiente Altero Matteoli alza le mani: «Speravo che si arrivasse a una soluzione diversa e che il condono non venisse applicato». Alla fine lo ha ammesso: sarà un guaio enorme per l'ambiente. Ma cerca di minimizzare perché il gioco di squadra viene prima di tutto. Elenca i vincoli contenuti nell'articolo 7: i parchi, le aree protette, i beni confiscati alla mafia, i boschi andati in fiamme e le aree demaniali marittime di interesse nazionale. Ritiene un successo aver garantito i parchi e le aree protette da mattone selvaggio, quelle per cui c'è già una legge a tutela. È un ministro perdente che cerca di salvare la faccia, come il suo collega ai Beni culturali Giuliano Urbani che si dice davvero soddisfatto perché è riuscito a far passare l'abbattimento degli ecomostri. Il decreto porta il seguente titolo "Misure per la riqualificazione urbanistica, ambientale e paesaggistica, per l'incentivazione dell'attività di repressione dell'abusivismo edilizio...».