LE Commissioni nel nostro Paese sono sempre state più complicate e incerte di quella che la mamma affidò a Cappuccetto Rosso per confortare la nonna. Dopo la Commissione per la P2 e quella per la strage di Ustica, è il momento della Commissione Censura cinematografica di fare una fine ingloriosa. Certo, si trattava di un'Istituzione con un compito difficile, spesso inutilmente repressivo, una vera e propria "commission impossible", insomma. Per anni abbiamo immaginato un gruppo di signori austeri che, in una piccola sala di proiezione, si scambiavano sguardi severi e commenti costernati all'apparire di tette allo stato brado, mentre fuori i costumi cambiavano velocemente e l'intera Nazione sembrava voler dire loro: "Ma dai... stai a guardare il capezzolo!". Ora, un disegno di legge presentato venerdì scorso dal ministero dei Beni culturali abolisce questa antiquata giuria e rivoluziona la classificazione dei film per la tutela dei minori, inserendo per alcune pellicole il divieto di visione ai bambini sotto i dieci anni. A quell'età bisognerebbe portarli a vedere solo film dedicati a loro, non "Kill Bill" o "Apocalypto", ma il più indicato "Harry Potter" e, a meno che nel prossimo episodio il maghetto non decida di chiedere la prova d'amore a Ermione, il divieto appare decisamente superfluo. Certe volte basta la semplice applicazione del buon senso: lo spettacolo di un sacerdote Maya che, in un comprensibile momento di nervosismo, strappa il cuore a un paio di prigionieri, come accade nell'ultimo lavoro di Mel Gibson, è evidentemente da sconsigliare a un bambino di dieci anni. A undici, è già tutto un altro discorso, naturalmente. Il disegno di legge indica come inadatti ad un pubblico così giovane alcuni elementi precisi, che sono il linguaggio scurrile, la violenza, la pornografia, l'uso di sostanze stupefacenti, la condotta esecrabile, cioè tutti gli ingredienti fondamentali di un qualsiasi reality show, per intenderci. In una sala cinematografica, come davanti alla tv o a Internet, l'attenzione dei genitori rimane probabilmente l'organo di controllo più importante. Il lato interessante di questa riforma consiste forse nel tentativo di ampliare sempre di più le categorie da salvaguardare con i necessari divieti. Dopo quelli legati all'età (10, 14, 18 anni), si potrebbe vietare la visione di certi film a determinati gruppi di cittadini: niente film come il drammatico Titanic a chi deve prendere il traghetto per andare in vacanza, niente pellicole a sfondo processuale per chi sta aspettando una sentenza da quindici anni o anche più, niente horror per i dirigenti della As Roma (dopo aver incontrato creature inquietanti come i fratelli Becali, procuratori di Chivu, avranno i nervi scossi per chissà quanti anni). Un solo dubbio potrebbe turbare i sonni dei più malfidati (e non a caso, ha già suscitato le proteste del Moige, Movimento italiano genitori): l'idea che la classificazione dei film sia affidata ai produttori stessi, in una curiosa sorta di autocertificazione. Come chiedere all'oste se il vino è buono. Ma non vogliamo insinuare dubbi: la fiducia è una cosa importante e concederla generosamente è un sintomo di grande maturità e ottimismo. Una tesi che, in fin dei conti, viene sostenuta anche dal Governo ogni volta che si presenta al Senato.
Commissione Censura cinematografica
La Commissione Censura cinematografica è stata abolita e sostituita da un nuovo sistema di classificazione dei film per la tutela dei minori. Il disegno di legge introduce il divieto di visione ai bambini sotto i dieci anni per alcuni film, come quelli con linguaggio scurrile, violenza, pornografia e sostanze stupefacenti. Il sistema di classificazione sarà affidato ai produttori stessi, che dovranno autocertificare la classificazione dei loro film. La riforma è stata presentata dal ministero dei Beni culturali e ha suscitato le proteste del Moige, Movimento italiano genitori. La fiducia nella classificazione dei film sarà affidata ai produttori, che dovranno garantire che i loro film siano adatti ai minori.
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