Il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni: la nostra attività al centro della politica ambientale "Così si aiuta anche chi lavora nei campi" Un disegno di legge individua 20 aree da valorizzare. Con il sostegno delle associazioni -------------------------------------------------------------------------------- ROMA - Dal paradiso delle Cinque Terre, il parco nazionale che si affaccia sullarea marina protetta della Liguria, allincantevole costiera amalfitana; dal comprensorio toscano della Val dOrcia a quello veneto della Valpolicella; dalle meraviglie del Salento ai tesori siciliani e sardi, il paesaggio italiano è un patrimonio inestimabile che appartiene a tutti noi e allintera umanità. Ma spesso è come se ne ignorassimo il valore, lo trascuriamo, lo sprechiamo o addirittura lo deturpiamo. Tantè che negli ultimi anni, tra il 90 e il 2003, la superficie agricola utilizzata sè ridotta del 20,4, passando da oltre 15 milioni di ettari a poco più di 12, con tre milioni di ettari conquistati dalla cementificazione, dallabbandono delle campagne o peggio ancora dalla desertificazione. Il Belpaese, insomma, perde i pezzi e non lo sa. O finge di non saperlo, accantona o rimuove il problema, come se questo fosse un destino ineluttabile, quasi una fatalità. Per fermare il degrado del territorio, la senatrice dei Verdi Loredana De Petris ha presentato recentemente un disegno di legge per la tutela e valorizzazione del paesaggio rurale, con ladesione e il sostegno di Confagricoltura guidata dal presidente Federico Vecchioni. Una "santa alleanza" a cui non potranno non partecipare compatte anche le associazioni ambientaliste. Appena qualche mese fa era stato lo stesso ministro dei Beni e delle attività culturali, Francesco Rutelli, a denunciare "lo sfregio silenzioso del paesaggio italiano" dopo il caso eclatante di Monticchiello, denunciato dallo scrittore e critico letterario Alberto Asor Rosa su Repubblica, e poi della Valpolicella. Proprio dal Veneto gli ha fatto eco il poeta Andrea Zanzotto, riferendosi agli scempi in atto nella sua regione: «Una volta esistevano i campi di sterminio, oggi siamo allo sterminio dei campi». E nelle settimane scorse, con un appello pubblicato sulle nostre pagine, firmato via Internet da ottantamila persone e ripreso dai giornali di tutto il mondo, è stato lo scrittore siciliano Andrea Camilleri a lanciare un altolà contro le trivellazioni petrolifere in Val di Noto. Mai come in questo caso, dunque, ambiente, agricoltura e cultura hanno fatto fronte comune contro lavanzata del cemento, la distruzione della campagna e la rovina del territorio. Non si tratta, infatti, solo di una battaglia estetica o ecologista. Insieme al paesaggio sono in gioco anche beni artistici, interessi economici, produzione alimentare e industria del turismo. Un mix che rappresenta una ricchezza fondamentale per lItalia, povera comè di materie prime e di risorse energetiche. In questo senso, è in gioco la stessa identità nazionale, la storia del nostro Paese, la sua tradizione e la sua immagine allestero: valga per tutti lesempio del Parco delle Cinque Terre, dichiarato patrimonio mondiale dellumanità dallUnesco, che con i suoi settemila chilometri di muretti a secco costruiti nei secoli lungo i terrazzamenti sè gemellato lanno scorso con la Muraglia cinese. Non è da sottovalutare, inoltre, il fatto che il mantenimento del paesaggio rurale e delle attività che lo supportano costituisce la forma più efficace di contrasto del dissesto idrogeologico che al momento interessa il territorio di 5.500 Comuni italiani. Come pure uno strumento per prevenire o contenere gli effetti dei cambiamenti climatici e i processi di desertificazione già avanzati in alcune regioni, a cominciare dalla Puglia. La vegetazione della campagna svolge un ruolo insostituibile per metabolizzare lanidride carbonica prodotta dallinquinamento e ammortizzare così leffetto serra, costituendo un "serbatoio" naturale per difendere la biodiversità delle varietà agricole e delle razze animali. Ma la valorizzazione del paesaggio rurale può essere anche il volano di un nuovo sviluppo economico e territoriale. La diffusione dellagri-turismo, lo sviluppo della produzione agricola e dellartigianato alimentare, sono processi già in atto che vanno ulteriormente sostenuti e ampliati. Scrive la senatrice De Petris nella sua relazione: «Lofferta integrata di risorse del territorio, che si incentra sulla conservazione attiva e non sul consumo irreversibile, rappresenta oggi lunica alternativa effettivamente praticabile in molte realtà del nostro Paese, altrimenti destinate al degrado urbanistico o allabbandono». Nei nove articoli del disegno di legge, sono previste alcune modifiche al cosiddetto "Codice dei beni culturali e del paesaggio", per inserire tra le aree protette una nuova categoria sottoposta "ope legis" a tutela: il territorio che supporta lagricoltura tipica e di qualità, con tutta la gamma dei prodotti a denominazione dorigine, in particolare i comprensori che ospitano i vitigni e le coltivazioni biologiche. Lobiettivo è quello di tutelare meglio i 159 riconoscimenti comunitari già assegnati a DOP (denominazione dorigine protetta), i 477 vini nazionali di qualità e circa un milione di ettari riservati appunto a produzioni biologiche certificate. In nome del "capitalismo naturale", anche in questo campo insomma la difesa dellambiente può essere un business e una fonte di ricchezza, come in quello delle energie alternative. Al contrario, la distruzione del territorio serve solo ad alimentare la speculazione edilizia, linquinamento e spesso il malaffare. Il Belpaese non può sopportarla un ettaro di più. -------------------------------------------------------------------------------- ROMA - «È una proposta di legge che apprezziamo negli obiettivi e nei principi di fondo», commenta il presidente di Confagricoltura Federico Vecchioni. E aggiunge: «Piuttosto che vincoli restrittivi e generalizzati, noi riteniamo che occorrano iniziative selettive e sostegni complementari allattività economico-sociale che lagricoltura moderna è in grado di svolgere nel Paese». Il problema, insomma, non è solo quello del paesaggio... «Confagricoltura guarda con molto interesse alle problematiche del paesaggio e alla sua ulteriore valorizzazione. Partiamo dalla convinzione che questo obiettivo potrà essere conseguito nel migliore dei modi se lagricoltura rimarrà la vera protagonista della politica ambientale del Paese». Voi chiedete fondi, sussidi economici, finanziamenti agevolati? «La funzione dellattività agricola a difesa del paesaggio deve essere riconosciuta anche dal punto di vista finanziario. Il disegno di legge De Petris stanzia risorse, ma occorre uno sforzo maggiore e perciò facciamo appello a una valutazione collegiale da parte di tutti i dicasteri interessati». Ma le imprese agricole non stanno sul mercato come le altre? «Gli agricoltori gestiscono come un unicum le loro attività e il territorio in cui operano. Così limpresa agricola esercita non solo la sua primaria funzione economica, ma anche quella culturale di conservare i luoghi della memoria». Quale devessere, dunque, la finalità di questo intervento dal vostro punto di vista? «Si deve aprire finalmente unera nuova che riconosca appieno questo ruolo insostituibile dellazienda agricola. E perciò bisogna distinguere la politica "protettiva" dei beni culturali da quella "produttiva" del paesaggio rurale, con al centro lagricoltore e la sua impresa». g.v.
la Repubblica
11 Luglio 2007
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GI
Giovanni Valentini
la Repubblica
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Bene culturale
Luogo
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