LE SCELTE SULLA CULTURA "Se il ministero dice sì, Sgarbi può portarla" Cauto il sindaco Iervolino "Difficile stabilire un confine tra arte e oscenità" Il soprintendente apre uno spiraglio: "Ma voglio fondi e devo valutare il catalogo" -------------------------------------------------------------------------------- Una mostra nata sotto una cattiva stella. "Vade Retro", infelice doppio senso, doveva intitolarsi "Ecce [H]omo" - titolo peraltro non nuovo, da Nietzsche in poi - ma ha cambiato nome altre cento volte, si è persa un curatore per strada (Alessandro Riva, arrestato per pedofilia), ha resistito a forza di rinvii (si doveva inaugurare a giugno) e alla fine è stata chiusa per dissidi tra lassessore Sgarbi e il sindaco Moratti. Finché da Napoli non le è stata lanciata unancora di salvezza dal soprintendente Nicola Spinosa, che, nel chiedere tramite un comune amico un quadro di Balla in prestito per le prossime celebrazioni del cinquantenario di Capodimonte, è venuto a conoscenza delle querelle milanesi. E si è lanciato. «SantElmo è libero fino a settembre. Non abbiamo soldi e voglio vedere prima il catalogo per giudicare se la mostra è valida scientificamente. Rendo conto solo al ministero, e se ci dice sì, Sgarbi può portare la sua mostra qui a Napoli». Il sindaco Iervolino a differenza della collega Moratti dice «è difficile stabilire un confine tra arte e oscenità», ma vuole comunque parlarne con Spinosa. Tuttavia, se Palazzo reale di Milano dipende dal Comune, Castel SantElmo è amministrato dal ministero dei Beni culturali attraverso Spinosa. "Vade Retro" con Napoli aveva già da prima più di un legame: molte opere sono state prestate da un grosso collezionista napoletano, Ernesto Esposito, uno al quale i musei americani si rivolgono se devono esporre lavori di Warhol e non solo. Il curatore (che ha ritirato la curatela dopo le polemiche) è Eugenio Viola - che ha studiato con un contemporaneista di primo piano come Angelo Trimarco e ha lavorato nelle maggiori gallerie napoletane prima di diventare assistente in Francia dellex direttore del Pan Lorand Hegyi e di diventare autore di una importante monografia su Orlan, protagonista della body art contemporanea. Cerano in "Vade Retro" tra i 150 invitati internazionali, anche sette artisti napoletani, Maurizio Cannavacciuolo, Betty Bee, Christian Leperino, Moio Sivelli, Rosy Rox, Sebastiano Deva e Mariangela Levita. La prima a essere depennata è stata proprio questultima, per aver fatto un riferimento a una croce che con quella cristiana non voleva avere nulla a che vedere. Con la serietà che la contraddistingue, la Levita, che di recente ha firmato parte dellinstallazione del padiglione Palermo del Cardarelli, si è ritirata senza commenti. Ma poi è toccato a Sebastiano Deva, autore di "Fratelli dItalia", unopera a tecnica mista: su una bandiera tricolore viene proiettato un bacio omosessuale di tre ore. «Per me significava lItalia che vorrei, dove un atto del genere venga accolto come in Spagna o in Inghilterra. Non cera intenzione di offendere la bandiera», dice Deva, che esordiva nella collettiva-"kolossal". Il tricolore vituperato era tra le dieci opere che la Moratti ha censurato. Fino a ieri, quando sono stati chiusi i battenti della mostra, impedendo ai visitatori di vedere, accanto a giganti come Gilbert George, Cattelan, Newton, Mapplethorpe, Rama, Goldin, Warhol, Ruff, tanto i lavori sul tema dell"omoerotismo" di Rosy Rox, il bacio dallequilibrio compositivo di stampo classicista di Leperino, quanto lopera di un artista prezioso come Cannavacciuolo, che lavora sullossessività del segno, prima con la grafite, ai confini con linvisibile, e ora basata su un cromatismo portato alleccesso, richiamando il concetto di vuoto orientale e lhorror vacui doccidente. «È stata unodissea anche lavorare con Sgarbi - dice Viola - sono disgustato dalloscurantismo: è gravissimo che sia stato censurato il catalogo con i "minimali" (schede di riferimento storico). Anche la Flagellazione di Caravaggio è considerata scandalosa».