L'assessore alla cultura della Provincia, Chiara Bonfanti, fa il punto dopo l'acquisizione della dimora di Varenna «Lì senz'altro si possono organizzare mostre contenute, ma per un centro espositivo sogno una vecchia fabbrica» «Ero a Como l'altro giorno a visitare la mostra degli impressionisti a Villa Olmo con la curatrice di Villa Monastero, Anna Ranzi, e per affinità di atmosfere e ci è venuto spontaneo ragionare su un futuro analogo». Qualche mostra di alto livello troverebbe una cornice ideale nella dimora di Varenna che la Provincia ha deciso di comprare dal Cnr: l'assessore provinciale alla cultura, Chiara Bonfanti, sull'onda dell'entusiasmo dice: «Perchè no?». Il problema però è se Villa Monastero sia in grado di ospitare grandi eventi espositivi, ma lei ribatte: «Se per grandi eventi si intende una mostra con dieci tele eccellenti o anche più, forse sì. Non si può escludere in assoluto. Del resto avevamo già pensato di collocare lì alcune opere di Medardo Rosso costruendo un evento intorno a un personaggio». Senza contare che allestire una rete provinciale della cultura in cui, per esempio, Villa Confalonieri a Merate, Villa Bertarelli a Galbiate, il Granaio di Villa Greppi a Monticello si specializzino come spazi espositivi per alcuni tipi di eventi è un progetto tutt'altro che campato in aria. Ma la titolare della cultura di Villa Locatelli è anche consapevole che un polo museale, cioè una grande area destinata alle grandi mostre e solo a quelle, è un'altra cosa. Di là da venire, ancora: «Non va bene uno spazio a vocazione mista, serve un polo a vocazione certa. E la vocazione di Villa Monastero è quella convegnistica. I Fermi, i Rubbia, i premi Nobel della scienza che hanno nobilitato la Villa come casa della scienza sono un punto fermo, perché sarebbe assurdo azzerare le iniziative di alto valore scientifico e culturale che hanno reso Villa Monastero famosa in tutto il mondo. Certo, ora nulla ci vieta di cambiare le regole, ma solo un po': la storia della nostra dimora storica è già scritta e traccia il solco». Quanto al polo museale, allora, la caccia al posto giusto è ancora aperta. E sofferta. «Faccio fatica a staccarmi dall'idea di un'area industriale che tanto dal punto di vista simbolico, per una città come la nostra, quanto dal punto di vista logistico (un capannone è in grado di accogliere installazioni di ogni dimensione) è quanto di meglio possiamo immaginare. Tramontata purtroppo l'ipotesi dell'area Faini, in pieno centro tra la basilica di San Nicolò e via Parini, in grado tra l'altro di dialogare con la sala Ticozzi, al momento sono a corto di suggestioni». Eppure non mancano pezzi nobili di archeologia industriale come l'ex Cotonificio Cantoni a Bellano, o, tra poco, contenitori di fabbriche storiche in procinto di andarsene: «La Icam? Certo, si è pensato anche a quella fabbrica. Che non è nobile, dal punto di vista dell'architettura come altre vestigia del passato industriale, ma che si presterebbe, come no? Gli architetti oggi fanno miracoli e per di più la Icam è in città. Un vantaggio da non sottovalutare perché se l'ex Cotonificio di Bellano è un edificio magnifico, è anche vero che è troppo vasto. Inevitabilmente si dovrebbe pensare a utilizzo misto con alcune parti destinate a fini commerciali. Non è il massimo». La Icam, invece, è la fabbrica del cioccolato di Lecco: non è una trasfomazione niente male, un bel recupero dopo la perdita di un altro pezzo della nostra storia? «Il fatto di essere in città è senz'altro un elemento positivo perché garantirebbe un cofinanziamento tra la Provincia e il Comune di Lecco che a differenza di un piccolo comune potrebbe assumersi la responsabilità di un impegno oneroso». L'assessore Bonfanti non si sbilancia ma assicura che nelle valutazioni in corso non si trascurerà la più piccola opportunità. Anzi, lancia un appello agli industriali lecchesi: «Un bel gesto trasformare i propri capannoni dismessi in un centro della cultura - dice - Ovvio poi che la partecipazione economica è sempre ben accetta». Intanto la bonfanti definisce i criteri generali: uno spazio grande, accogliente, possibilmente in città. E magari che si traduca nel recupero di una parte della nostra storia. Maura Galli
Villa Monastero polo museale? Meglio la Icam
L'assessore alla cultura della Provincia, Chiara Bonfanti, ha espresso entusiasmo per l'acquisizione della dimora di Varenna, che la Provincia ha deciso di comprare dal Cnr. Ha sostenuto l'idea di trasformare la dimora in un centro espositivo, che potrebbe ospitare mostre di alto livello. Tuttavia, ha anche sottolineato che la Villa Monastero, dove si trova la mostra degli impressionisti, non è in grado di ospitare grandi eventi espositivi.
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