l'intervista Gianluigi Daccò direttore dei civici musei Una ex filanda o uno storico capannone: sarebbe il massimo «Non è adatta: Villa Olmo è una dimora neoclassica della fine del '700 strutturata su spazi ariosi, Villa Monastero ha le dimensioni e gli ambienti di una villotta borghese dell'800: pregevole edificio, con un giardino storico meta di ventimila visitatori all'anno che è uno dei più belli in Italia come quello di Villa Carlotta, ma inutilizzabile come polo museale». A bocciare la candidatura del superbo complesso che nasce addirittura nel '200 come monastero e che per fascino, valore e bellezza rivaleggia con le dimore storiche di cui è ricca la sponda comasca, è il direttore dei musei civici, Gianluigi Daccò. Ha fatto bene la Provincia a comprarla Villa Monastero (proprio nei giorni scorsi ha firmato l'accordo con il Cnr che gliela cede per 9 milioni 315 mila euro da pagarsi in rate di sei anni), ma potrà essere utilmente impiegata per altre iniziative culturali, non certo per ospitare grandi mostre che come quella di Magritte l'anno scorso a Villa Olmo ha attirato cinquantamila visitatori. Da scartare anche perché è fuori mano, con i suoi venti chilometri di distanza da Lecco? No, affatto. Non è quello il problema. Penso a Caraglio, un polo museale in una ex filanda dalle parti di Cuneo, che funziona benissimo. Il problema sarebbero semmai le comunicazioni, cioè i battelli che non ci sono e i treni ogni due ore. Ma la vera ragione è che che proprio mancano gli spazi espositivi. E non sono neppure ricavabili. Già per ospitare congressi c'è qualche difficoltà. Non ci sono alternative allora? Ce ne sarebbero state di bellissime. Cioè? Penso ai grandi spazi di archeologia industriale di cui negli anni antecedenti al '94-'95 non avremmo avuto che l'imbarazzo della scelta. I poli espositivi nei capannoni di industrie dismesse, come le ex filande o le fabbriche del ferro, sono la tendenza internazionale. Ma ormai abbiamo perso il treno... Beh, per la Sae, la Badoni, il Caleotto sono state fatte altre scelte. Qualcosa sopravvive, per la verità, qua e là da qualche parte nel tessuto cittadino. Ma anche lo spazio magnifico delle ex cartiere di Malavedo ormai è stato, diciamo così, modificato. Allora archiviato per il momento un polo espositivo nel museo naturale, per il Lecchese, di una vecchia fabbrica... Ci sarebbe l'ex Cotonificio Cantoni a Bellano, monumento di archeologia industriale, grande, perfetto. Ma naturalmente io sto soltanto immaginando, le destinazioni le decide la politica. E in alternativa, a Lecco città non c'è niente? Al contrario, ci sono tante possibilità. Una già individuata come praticabile, credo, è quella della palazzina dell'ex ospedale: nel campus del Politecnico ci sta un bel centro espositivo. Anche il cosiddetto palazzo delle Paure con i suoi duemila metri quadrati secondo me si presta. O ancora penso a Villa Ponchielli a Maggianico: vedo bene la pinacoteca civica nella dimora padronale con i rustici sede dei padiglioni espositivi. Come la Biennale. La vicinanza a Villa Gomez, casa della musica, con il bel parco che fa da trait d'union, ne fa un'ipotesi da non scartare, secondo me. Ma quanto rendono le grandi mostre? Le grandi mostre non rendono niente, sono un bel buco nero. Per organizzarne una medio-grande ci vuole tra un milione e un milione e mezzo di euro. Le spese sono ingentissime, tra assicurazioni, trasporti, affitto opere, allestimenti, e il ritorno economico non copre i costi. Basta fare due conti: con un ticket di dieci euro ci vorrebbero 150 mila visitatori. Ma quei numeri sono impensabili. M. Gal.
Villa Monastero a Varenna come Villa Olmo a Como, sede di grandi mostre di interesse internazionale?
Il direttore dei musei civici, Gianluigi Daccò, ha espresso la sua opposizione alla candidatura di Villa Monastero a Lecco come polo museale. Secondo Daccò, la villa non è adatta per ospitare grandi mostre e non ha gli spazi espositivi necessari. Inoltre, la sua posizione fuori mano e la mancanza di comunicazioni (come i battelli e i treni) rendono difficile l'accesso. Daccò propone invece di utilizzare spazi esistenti come il museo naturale, l'ex Cotonificio Cantoni a Bellano o la palazzina dell'ex ospedale. Ha anche menzionato la possibilità di utilizzare la villa Ponchielli a Maggianico come sede di una pinacoteca civica.
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