Acque agitatissime al ministero dei Beni culturali. E possibilità di uno sciopero dei dipendenti come non se ne vedevano da anni a via del Collegio romano. Dove le rappresentanze sindacali sono impegnate in una trattativa fiume presso l'agenzia nazionale sui contratti del pubblico impiego con il capo di gabinetto Guido Improta e il segretario generale Giuseppe Proietti. Oggetto del confronto l'omogeneizzazione dei diversi trattamenti economici che esistono all'interno dei diversi ministeri. Ora, si dà il caso ed è su questo che fanno leva i sindacati, che uno dei ministeri che risulta con le retribuzioni più base in assoluto è proprio quello dei beni culturali: «Non a caso», dicono i sindacati in modo congiunto, «si sta assistendo da tempo alla fuga di una quantità impressionante di tecnici verso le università e verso altri ministeri che possono garantire retribuzioni superiori». E del resto questa storia del ministero dei Beni culturali come Cenerentola dei dicasteri non è di oggi. I beni culturali infatti, per motivi misteriosi in un Paese come l'Italia, sono considerati il ministero con meno potere contrattuale e politico. Un'anomalia. E non solo perché, come si è sempre detto, il petrolio italiano sono proprio i beni e il patrimonio culturale, ma anche perché quello di Via del collegio romano è un ministero dove oggi siede il vicepremier del governo in carica Francesco Rutelli e dove due legislature fa sedeva il e leader del futuro partito unitario del centrosinistra Walter Veltroni. Sembra dunque reggere poco questa lettura dello scarso peso politico che avrebbero i Beni culturali. Tanto che i sindacati chiedono al ministro e vicepremier Rutelli di risolvere il problema della omogeneizzazione dei trattamenti economici ricorrendo alle risorse proprie del ministero quale sono quelle del fondo unico di amministrazione. E se la trattativa non dovesse trovare margini di compromesso che soddisfino le due parti? I sindacati minacciano appunto uno sciopero molto duro, «con gravissime ripercussioni», specificano, «sul sistema e sul funzionamento di musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche: visto che si potrebbe decidere il blocco di tutte queste attività». Da rilevare che stavolta a dare battaglia in via del Collegio romano è l'intero arco delle organizzazioni sindacali, che hanno sottoscritto un documento unitario un fatto mai accaduto nella storia del ministero.
Beni culturali. NUOVO CONTRATTO Sindacati Compatti contro Rutelli
Il ministero dei Beni culturali è in crisi, con dipendenti che minacciano uno sciopero. I sindacati chiedono l'omogeneizzazione dei trattamenti economici con gli altri ministeri, poiché il ministero dei Beni culturali ha le retribuzioni più basse. I sindacati sostengono che il ministero è considerato debole e che i tecnici si stanno trasferendo verso altri ministeri con retribuzioni superiori. La trattativa è in corso tra i sindacati e il capo di gabinetto e il segretario generale del ministero. Se la trattativa non troverà un accordo, i sindacati minacciano uno sciopero che potrebbe bloccare le attività dei musei, aree archeologiche, archivi e biblioteche.
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