Nei programmi dell'amministraziome, che dopo anni sblocca la questione della ristorazione, c'è l'obiettivo di consentire ai turisti di soggiornare nella città degli Scavi anche dopo le vistite al sito archeologico e al Vesuvio All'esterno una sola tinta per tutti i palazzi Giovedì prima riunione al Comune Portici. Con la nomina della nuova commissione edilizia riparte a Portici l'esame delle richieste di autorizzazione a effettuare lavori presentate dai cittadini: giovedì prossimo la prima riunione, l'obiettivo è quello di smaltire rapidamente le istanze in giacenza. Non più di quindici le richieste inevase: in pratica, quelle accumulatesi nell'attesa che venissero scelti i componenti della commissione. Quattro gli esperti nominati dal presidente del consiglio comunale Aniello Pignalosa: Ciro Robotti, docente alla facoltà di Architettura dell'Università Federico II, autore di decine di pubblicazioni ed esperto di restauro dei monumenti; Biagio Formicola, agronomo; Marinella Striano, architetto; Maria Scognamiglio, esperta in restauro. La commissione è presieduta dal dirigente del settore Urbanistica Gaetano Improta. «La funzione della commissione edilizia - dice il vicesindaco Rosario Frosina, assessore all'Urbanistica - è fondamentale in una città come Portici, inserita insieme con altri 17 Comuni del circondario vesuviano in una zona integralmente sottoposta a vincolo paesistico. Fino al 2002 erano centinaia le pratiche in giacenza, poi attraverso una riorganizzazione degli uffici abbiamo smaltito tutti gli arretrati. Ora, il tempo di attesa dalla presentazione della richiesta alla risposta è di non più di tre mesi e i passaggi da effettuare sono diversi». L'iter per chi vuole effettuare una ristrutturazione, un restauro, una modifica dello stato dei luoghi a Portici e negli altri comuni vesuviani è complesso. La prima distinzione da fare è tra gli edifici sottoposti a tutela della Soprintendenza, per esempio le 31 ville vesuviane censite in città, e le altre costruzioni. Per queste ultime, e solo per le piccole modifiche interne che non comportano lo spostamento dei tramezzi, come per esempio la sostituzione di un pavimento, la ristrutturazione di un vano e così via, per procedere con i lavori basta la dichiarazione di inizio attività al Comune, per la quale vige il silenzio-assenso. Qualsiasi tipo di intervento esterno, invece, comporta la richiesta di una autorizzazione, così come, appunto, accade per ogni genere di lavoro effettuato all'interno o all'esterno di un edificio vincolato: «Un cittadino - precisa Frosina - che chiede di effettuare un lavoro di ristrutturazione o una modifica dello stato dei luoghi, presenta un progetto al Comune che esprime un parere sulla pratica attraverso la commissione edilizia. Su questo parere, se favorevole, il dirigente del settore Urbanistica emette un decreto che passa al vaglio della Soprintendenza per il nulla osta. Una volta giunto l'ok, il Comune rilascia l'autorizzazione». E c'è una novità in arrivo: il consiglio comunale sarà presto chiamato ad approvare il piano colore predisposto dai tecnici. Una volta approvato questo nuovo regolamento, anche il rifacimento delle facciate esterne degli edifici dovrà essere in linea con i criteri adottati.