Gli affreschi si scollano dalle pareti e cadono a pezzi, gli intonaci si gonfiano e vengono giù polverizzati, i pavimenti mosaicati hanno le tessere sollevate e i vecchi tetti, dove esistono, sono malsicuri e proteggono il resto di niente. Degrado e rovine. Questo, in sintesi, lo stato della Pompei di oggi così come è stato descritto nelle due ultime pagine della guida Pompei (Il Mulino) scritta da Jens-Arne Dickmann, archeologo e professore di Archeologia classica all'università di Heidelberg, in Germania, ma essenzialmente uno che nella città antica è di casa, visto che dirige gli scavi della Casa dei Postumi ed è il responsabile della relativa documentazione. Il libro, che introduce il turista-lettore alla visita degli scavi mettendolo in condizioni di capire quella che era la vita di una città romana del I secolo dopo Cristo, alla fine, nel capitolo dedicato a «Le rovine moderne: Pompei oggi», si segnala per quel j'accuse rivolto a chi per la città e la sua salvaguardia fa ben poco. «Se il visitatore - sottolinea l'archeologo - segue la via lungo il muro di cinta, si accorgerà non solo della estensione della città antica ma anche dell'entità delle distruzioni subite da queste eccezionali rovine. L'influsso degli agenti atmosferici e una tutela carente nel corso dei decenni, se non addirittura dei secoli, hanno reso pericolanti moltissimi edifici (...) i cui cedimenti non fanno che aumentare di frequenza col passare del tempo. La drammaticità della situazione a Pompei non deve essere né negata né sminuita solo perché alcuni ritrovamenti sono stati esposti con notevole successo di pubblico nella mostra Storie da un'eruzione». Insomma, bisogna corre ai ripari e con iniziative sostenute da «interventi internazionali» perché la somma per la sola conservazione dell'area messa in luce si aggirerebbe sui 250 milioni di euro, puntualizza lo studioso. E continua: «Ogni tentativo di voler dare tutta la responsabilità per le condizioni di Pompei ed Ercolano unicamente allo Stato italiano non riconosce che la conservazione delle città vesuviane è un dovere di tutti quei paesi che si collocano nella tradizione del mondo occidentale». «Francamente - spiega il soprintendente Pietro Giovanni Guzzo - la situazione è nota e non vedo che cosa dire». Sono stati accolti gli appelli da lei lanciati alla comunità internazionale? «Certo, abbiamo finanziamenti europei, nazionali, della stessa Soprintendenza; e poi c'è la collaborazione scientifica internazionale. A Pompei si sta lavorando e si continua a lavorare, come sempre tutto è migliorabile, però non è che siamo in stallo». Dickmann segnala guasti derivati da imprudenza e mancanza di rispetto dei turisti per il monumento, la Soprintendenza però si è già attivata. «Per esempio - dice Guzzo - nelle terme del Foro abbiamo messo delle protezioni per i mosaici; nel Lupanare, così come in particolari monumenti, giù da tempo, sono stati contingentati gli ingressi». L'archeologo tedesco propone come vincoli alle concessioni di indagini l'obbligo a effettuare «interventi conservativi», ovvero una sorta di «scava, ma restaura». «Le varie équipe che lavorano a Pompei poi producono elementi di conoscenza e in vari casi anche proposte di restauro per i quali fanno progetti, danno indicazioni». Quanti privati hanno adottato edifici o monumenti? «Dal punto di vista del privato non abbiamo grandi cose se non due grossi progetti uno a Ercolano, con il Packard Humanites Institute, e l'altro a Stabiae con la fondazione Restoring Ancient Stabiae». Forse il soprintendente se ne aspettava di più? Ma, come conclude lui, «le cose è sempre meglio constatarle».
POMPEI - Allarme Pompei, la denuncia in una guida
Gli affreschi di Pompei sono caduti a pezzi, gli intonaci si sono gonfiati e vengono giù polverizzati, i pavimenti mosaicati hanno le tessere sollevate e i tetti sono malsicuri. L'archeologo Jens-Arne Dickmann descrive lo stato di degrado e rovine della città antica. Il libro "Il Mulino" descrive la visita agli scavi e introduce il turista-lettore alla vita di una città romana del I secolo dopo Cristo. Il capitolo "Le rovine moderne: Pompei oggi" segnala la mancanza di tutela e la distruzione causata dagli agenti atmosferici. Dickmann propone vincoli alle concessioni di indagini per effettuare interventi conservativi.
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