Un esperto di restauro napoletano al vertice del Comitato italiano dell'Icomos per il triennio 2007-2010: Maurizio Di Stefano, ingegnere e architetto, specializzato in restauro dei monumenti all'Università Federico II di Napoli, guiderà il Comitato Nazionale Italiano dell'International Council on Monuments and Sites, organizzazione non governativa dedicata alla conservazione dei monumenti e dei siti storici a livello mondiale, consulente dell'Unesco. Il nuovo presidente dell'Icomos ha già preso contatto con l'assessore al Centro storico del Comune di Napoli, Felice Laudadio, allo scopo di verificare la praticabilità di un rapporto di collaborazione con Palazzo San Giacomo che già portò alla fine degli anni Ottanta alla redazione di un progetto scientifico per il centro storico della città. Analoghi contatti verranno presi con la Regione Campania. Di Stefano, già presidente del Comitato Tecnico Scientifico per l'Architettura e l'Arte Contemporanee presso il ministero per i Beni e le Attività Culturali e componente del Consiglio Superiore per i Beni Culturali e Paesaggistici dello stesso ministero, subentra a Marco Dezzi Bardeschi. Il neo presidente di Icomos Italia ricopre il ruolo che fu di Roberto Di Stefano, suo padre, caposcuola del restauro in Italia e presidente dell'Icomos International. Domanda. Professor Di Stefano, la sua attività professionale tocca molti settori: dalla pianificazione economica ed ambientale, all'ingegneria civile e delle grandi infrastrutture; dall'architettura del recupero e del restauro monumentale, alla assistenza, coordinamento e gestione delle grandi opere. Ora si ritrova nel ruolo che fu di suo padre Roberto: come gestirà la nuova sfida? Che cosa c'è nella sua agenda di lavoro? Risposta. Ritrovarmi nel ruolo che fu di mio padre è una grande soddisfazione, ma anche una grande responsabilità. Anzitutto intendo rafforzare l'azione di collaborazione e di stimolo alla pubblica amministrazione per la protezione dei beni culturali: non è un mistero che spesso gli enti locali siano in ritardo per gli adempimenti di loro competenza, come nel caso del Comune di Napoli, per quanto riguarda la salvaguardia e la valorizzazione del centro storico. In questo senso ho già preso contatto con l'assessore al Centro storico Felice Laudadio. L'Icomos, insomma, agirà come elemento di stimolo e come supporto consulenziale. E proprio sul fronte dell'attività di consulenza ho un altro progetto, stavolta di respiro internazionale. D. Di che cosa si tratta? R. Riprendendo e aggiornando un'iniziativa di cui mio padre fu promotore, intendo definire una lista di consulenti italiani, di altissimo profilo, di cui l'Icomos a livello internazionale possa avvalersi per le sue funzioni istituzionali. Nel settore della salvaguardia e del recupero del patrimonio architettonico e ambientale l'Italia vanta un ricco patrimonio di esperti che deve essere messo al servizio della collettività. D. Per realizzare i suoi progetti sarà necessaria anche una riorganizzazione statutaria? R. Non c'è dubbio: entro un anno voglio arrivare alla riforma del nostro statuto. E per svolgere con più efficacia la mission per le amministrazioni locali intendo organizzare sezioni territoriali dell'Icomos. D. L'Icomos è un soggetto forse poco noto al grande pubblico, che cosa pensa di fare per valorizzarne l'immagine? R. Tra i miei impegni c'è proprio una campagna divulgativa e promozionale imperniata sul ruolo dell'Icomos. Intendo poi allargare la base associativa e intensificare la collaborazione con il vasto universo delle associazioni e delle organizzazioni governative e non governative impegnate nella salvaguardia e nel recupero del patrimonio ambientale e architettonico. D. Suo padre fu pioniere anche nel difendere il significato di recupero e riuso come elementi propulsori di sviluppo economico rispettoso dell'ambiente: lei che cosa intende fare su questo versante? R. A nessuno, ormai, sfugge il valore anche economico, oltre che culturale, della salvaguardia ambientale e monumentale. Un patrimonio ambientale di valore è una potente leva di marketing territoriale. Un fattore di cui l'Italia e ancor di più il nostro Mezzogiorno e Napoli hanno particolarmente bisogno. Per questo motivo intendo anche intensificare i rapporti con il mondo dell'impresa e della ricerca. D. In che modo? R. L'Icomos è stata tradizionalmente espressione del mondo accademico ed istituzionale, rappresentato anche da alti funzionari e dirigenti del ministero dei Beni culturali. Ora intendo, ripeto, rafforzare i rapporti di collaborazione col mondo dell'impresa e della ricerca applicata. Due realtà che esprimono tecnologia e innovazione a cui le professionalità presenti nell'Icomos sapranno dare il loro apporto specialistico, per raggiungere obiettivi condivisi. -------------------------------------------------------------------------------- L'esecutivo di Icomos Italia Presidente Maurizio Di Stefano Comitato Segretario generale Ruggero Martines (direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici della Puglia) Tesoriere Paride Caputi (Università Federico II di Napoli) Consiglieri Giuseppe Cruciani Fabozzi (Università di Firenze) Pasquale Bruno Malara (direttore Regionale per i beni culturali e paesaggistici del Veneto) -------------------------------------------------------------------------------- Il Consiglio Calogero Bellanca Franco Bocchieri Paride Caputi Giovanni Carbonara Teresa Colletta Giuseppe Cruciani Fabozzi Giorgio Croci Maurizio Di Stefano Giuseppina Ferriello Antonio Frattari Rosalba Ientile Giorgio Macchi Pasquale Bruno Malara Ruggero Martines Luigi Zangheri 12-07-2007