TUTTE LE EMERGENZE Il grido di dolore di Adriano La Regina, presidente del Parco. Al voto del consigli comunale di Marino la lottizzazione di Santa Maria delle Mole Una colata di cemento nella zona che dovrebbe rientrare nellampliamento del parco. Il disinteresse del ministero -------------------------------------------------------------------------------- Oggi il Consiglio Comunale di Marino ha allordine del giorno due diverse proposte di lottizzazione nella zona di Santa Maria della Mole, zona che dovrebbe rientrare nellampliamento del Parco dellAppia il cui disegno di legge da due anni è fermo alla Regione. Se le proposte verranno approvate, due nuovi centri commerciali sorgeranno in quello che avrebbe dovuto diventare il parco archeologico deccellenza lungo lantica strada consolare. È solo lultimo episodio di uno stillicidio di lottizzazioni che sta snaturando il progetto avviato con la creazione del Parco dellAppia e il suo presidente, Adriano La Regina, non nasconde la sua preoccupazione: «Questo Parco sembra interessare molto poco: non esce dalla condizione di crisi in cui lho trovato. Lho detto sin dal giorno dellinvestitura: la condizione per la mia permanenza era che si desse luogo allampliamento del Parco, passando dagli attuali 3500 ettari a 5000 ettari. Sulla base della prospettiva di questi 1500 ettari in più si poteva pensare ad una valorizzazione del Parco: se invece resta così comè non vale la pena di impegnarsi». Ce lha col comune di Marino? «Il comune di Marino sta procedendo tranquillamente come un carro armato, insofferente di ogni norma di attenzione, alla trasformazione di zone pregiate del territorio che dovrebbe entrare a far parte del parco. Ma è lultimo anello della catena. Questo succede perché la Regione Lazio tiene da due anni nel cassetto il disegno di legge sullampliamento del Parco. Continuando così, con questa lentezza, quando la legge andrà in discussione non servirà più. Questo letargo, a voler essere cattivi, potrebbe essere inteso quasi come voglia di lasciar correre». Quale altro Comune è interessato allampliamento? «Il Comune di Ciampino e quello di Roma. E anche il Comune di Roma ha responsabilità nello stato di degrado del Parco, nonostante i molti appelli che ho lanciato in passato». Perché? «Perché lAppia Antica oggi è impraticabile a causa del traffico che è infernale, con un inquinamento altissimo, devastante sia per i beni archeologici che per la gente che li visita. Non è possibile nemmeno andare a fare una passeggiata da Porta San Sebastiano allAppia, si rischia di essere investiti. E si tratta per il 90 di traffico di attraversamento. La soluzione ci sarebbe: non chiudere larea alle macchine ma proibire solo il traffico di attraversamento». In che modo? «Oggi con le telecamere e con i mezzi che si hanno si può selezionare il traffico di attraversamento da quello locale, quello cioè di chi va in un ristorante, oppure a vedere un monumento. Basta controllare le targhe, in entrata e in uscita. Chi entra da Porta San Sebastiano ed esce a Ciampino, o viceversa, non è andato a far visita a un amico, ma ha solo scelto quella strada perché è più corta. È un intervento che il Comune di Roma dovrebbe studiare». I Comuni, la Regione: sono loro i responsabili del mancato decollo del parco dellAppia? «No, ha le sue responsabilità anche il ministero per i Beni culturali, che ha la facoltà di imporre una tutela per i beni archeologici e ambientali, e, quanto a questi ultimi, ha le stesse responsabilità anche il ministero dellambiente. Bisognerebbe che ognuno facesse la sua parte, nelle diverse competenze, in sede comunale, regionale e statale. Ma limportante è uscire da questinerzia, non ha senso lasciar rovinare così il progetto del parco».