Italia Nostra: fa parte della storia alla città. Il sindaco: è più importante la sicurezza Monumento di archeologia industriale da preservare o bidonville da abbattere e sgomberare? L'ex Snia divide Pavia. Da una parte c'è Italia Nostra che vuole conservare la «memoria industriale» chiedendo aiuto alla Soprintendenza per tutelare edifici e ciminiere costruite nel 1905. Sul fronte opposto c'è il Comune che, per ragioni di sicurezza, vorrebbe allontanare i 280 rom che oggi occupano abusivamente l'area, facendo abbattere ciò che rimane dell'ex fabbrica. In mezzo i residenti del quartiere che all'ombra della Snia sono cresciuti, ma che da mesi hanno dovuto imparare a convivere con la bidonville nata tra i ruderi. Quindi, conservare o radere al suolo? Non ha dubbi Paolo Ferloni di Italia Nostra che nei giorni scorsi ha scomodato anche il ministero ai Beni culturali pur di salvare ciò che rimane della storica Snia Viscosa. «Al peggio non c'è mai fine sottolinea passeggiando tra i capannoni della Sniail Comune crede che il problema dei rom si risolverà solo con l'abbattimento dei capannoni. Tutto questo perché secondo i politici non ci sono vincoli da parte della Soprintendenza per l'archeologia industriale. Vogliono buttare giù tutto: le cornici dentellate dei vecchi muri, gli ornamenti e le ciminiere. Una parte della storia del Novecento rischia di essere distrutta e abbattuta con la Snia. Ma la Soprintendenza non potrà stare zitta». Pronta la risposta di Piera Capitelli, sindaco diessino, che sul futuro della Snia ha le idee ben chiare: «Quella di Italia Nostra e della Soprintendenza la considero una visita di cortesia. Qualora se ne rilevi la necessità per ragioni di sicurezza gli edifici della Snia potranno essere abbattuti rispettando i vincoli del Piano regolatore. Come sindaco sono contro i giudizi sommari e la trasgressione delle regole. E attualmente alla Snia le regole sono calpestate regolarmente». Per ora sotto le vecchie ciminiere trova posto la bindonville. All'ingresso le ruspe proseguono il loro lavoro rispettando la tabella delle demolizioni. Senza l'eventuale stop della Soprintendenza, tra qualche settimana nell'area Snia rimarrà ben poco: solo le ciminiere e qualche edificio. E i Rom già dormono tra le macerie. DEMOLITORI «Ormai sono ruderi abbandonati» Mino Milani, storico e scrittore: «A Pavia si sono sacrificate molte costruzioni di valore storico, dal ponte del policlinico alla fonderia Cattaneo. La necessità di abbattere la Snia trascende dalla storicità degli edifici. Non si tratta di chiese o monumenti, ma di ruderi abbandonati da decenni». Pietro Trivi, consigliere comunale di Forza Italia: «Che valore storico possono avere dei vecchi capannoni trasformati dai rom in una bidonville? Per la città quella ex fabbrica è solo un buco nero che crea problemi ai residenti. Bisogna abbattere e bonificare per riqualificare l'intera zona». CONSERVATORI «Stabilimenti storici da salvare» Angiolino Stella, rettore dell'Università: «La conservazione di alcuni degli edifici storici della Snia, peraltro prevista dal prg, è certamente da tenere in considerazione. È però necessario poter fare una valutazione alla luce del progetto di riqualificazione di tutta l'area dismessa». Giovanni Giovanetti, volontario: «Abbattere i capannoni dell'ex Snia corrisponderebbe a cancellare 100 anni di storia industriale di Pavia. La Snia non era solo una fabbrica ma l'anima stessa della città. Quelle ciminiere devono rimanere come monumento all'operosità».
Salvare o abbattere l'ex Snia? Pavia si divide
A Pavia, la questione della demolizione dell'ex Snia Viscosa, un monumento di archeologia industriale, è in discussione. Il Comune vuole abbattere la bidonville nata tra i ruderi della vecchia fabbrica per ragioni di sicurezza, mentre Italia Nostra e la Soprintendenza chiedono di conservare la memoria industriale. I residenti del quartiere sostengono che la Snia è un simbolo della storia della città e che la sua demolizione corrisponderebbe a cancellare 100 anni di storia industriale. La Soprintendenza ha espresso la necessità di tutelare gli edifici e le ciminiere della Snia, mentre il Comune sostiene che la sicurezza è la priorità.
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