«L'opera merita un'esposizione a sé in gallerie private» Lo slalom dell'assessore tra le contestazioni «Uno scandalo voluto, nessuna crisi politica». Nemmeno l'Ingemar Stenmark dei tempi d'oro. Da giorni Vittorio Sgarbi è costretto a slalom da brivido. Nel doppio ruolo di assessore alla Cultura del Comune di Milano e promotore della mostra Arte e omosessualità. Ma anche di membro di una giunta di centrodestra e provocatore per professione. Finito ora in un guazzabuglio da cui perfino lui sembra far fatica a riemergere. «Non c'è motivo di non aprire - assicura - anche se il sindaco Letizia Moratti sarebbe ben felice di vietare l'esposizione ai minori per segnalare la necessità di una visione matura e consapevole. Valuteremo. In alternativa si potrebbe semplicemente consigliare la visita ai minori accompagnati dai genitori. Così si aumentano anche i visitatori». Intanto la scultura incriminata di papa Ratzinger ha lasciato il Palazzo della Ragione. «Mostra snaturata? Che manchi un'opera di Paolo Schmidlin non mi sembra sia un problema. È un autore di cui fino a ieri non si occupava nessuno: lo conoscevamo in quattro, adesso lo conoscete tutti. È servito a Schmidlin, va benissimo. Mentre la foto con Sircana era brutta». Ma per Miss Kitty Sgarbi ha già pronto un nuovo colpo di scena. «Proporrò alla Fondazione Trussardi - annuncia - di esporre la bellissima opera che ho acquistato. Il problema è il confine tra la provocazione dell'artista e le responsabilità dell'amministrazione. Il Comune non può fare un'azione irriguardosa nei confronti del principale rappresentante della religione. Il cittadino che deve essere rispettato anche e soprattutto se è fedele. Serve quel minimo di prudenza che un privato può non avere». E sul patrocinio che la Moratti minaccia di togliere? «Non si può mettere in discussione il patrocinio per una cosa che non è stata patrocinata, ma creata direttamente dall'assessore e quindi da me». Per quanto riguarda il catalogo, spiega che sarà ristampata un'edizione corretta, perché «anche Artematica (che organizza la mostra) condivide l'inopportunità che un catalogo pubblichi l'immagine di un'opera non esposta». Un errore c'è stato. «Quando ho impaginato - ammette - non ho posto attenzione, tra molte scene di omosessualità, a quella vecchietta di Shmidlin. Solo quando è arrivata la scultura, ho notato che somigliava al Papa».