IL SOVRINTENDENTE «A Roma c'è un dato negativo: l'intervento privato non esiste. Si va avanti solo con i finanziamenti pubblici». Niente restauri, nonostante il riconoscimento internazionale Angelo Franconi, custode da trent'anni del monumento più celebre di Roma, sceglie con sicurezza dal gran mazzo di chiavi quella giusta per aprire la porticina che porta nei sotterranei del Colosseo. Un grande mazzo, molte chiavi, ognuna per qualche zona del monumento chiusa al pubblico. È il vasaio dei chiavistelli per il Colosseo off limits, la parte proibita del monumento, chiusa da anni e spesso da decenni al grande pubblico che ogni giorno fa una lunga coda per visitare l'anfiteatro e poi si deve limitare al piano terra e al secondo ordine. Tutto il resto è sbarrato. Per vederlo ci vogliono le chiavi che il custode Franconi ha appena preso dall'ufficio custodi. Un privilegio per pochi, studiosi, archeologi, esperti. Ma quanto è esteso questo Colosseo off limits? Risponde l'archeologa Rossella Rea, della Sovrintendenza archeologica di Roma: «Un buon 70 per cento del monumento non è fruibile...». Colosseo, settima meraviglia del mondo moderno: Bernard Weber, ideatore del concorso che l'ha laureato tra le nuove sette meraviglie, dovrebbe venire a vedere di persona. Magari scortato da qualche accompagnatore governativo italiano, di quelli che sono soliti vantare i grandi incassi del Colosseo ma che non trovano mai fondi per restaurarlo adeguatamente e renderlo davvero visitabile. «La Banca di Roma, oggi Capitalia, aveva avviato una sponsorizzazione - spiega il sovrintendente Angelo Bottini -. Solo che poi l'hanno bloccata. Siamo restati stupiti da questo comportamento. Da un po' di tempo non ci hanno più fatto avere fondi. Questo purtroppo rientra in un dato molto negativo romano: l'intervento dei privati non esiste. Le risorse sono solo pubbliche. E con i pochi soldi di cui noi disponiamo il Colosseo, pur con tutti i suoi problemi, non è per noi una priorità. Prima vengono Palatino, Domus Aurea, Fori...». Fonti del Gruppo di Via Minghetti fanno però presente che dei 20,6 milioni di euro relativi alla sponsorizzazione del restauro ne sono stati erogati 14,4. «L'ultima tranche è stata erogata il 30 novembre 2006 - spiegano a Capitalia -. Quanto all'impegno residuo, assunto da Capitalia nel quadro della prevista fusione con UniCredit, sarà valutato con i responsabili della stessa UniCredit». Intanto al Colosseo il custode, sferragliando, apre la porticina che immette ai sotterranei off limits, i locali di servizio e le strutture che erano otto metri sotto il piano degli spettacoli e dei combattimenti. Qui hanno fatto i rilievi, dieci anni fa, gli archeologi dell'Istituto germanico. Qui si trovavano gli ottanta montacarichi che permettevano di far salire nell'arena i macchinari o gli animali impiegati nei giochi. Restano, mirabili, parecchie basi in bronzo, insieme a pavimenti in piccoli laterizi di «opus spicatum», capitelli, statue di marmo, sarcofagi. Da qua sotto è uscito di tutto un po': dadi, lucerne, epigrafi, ossa animali, ceramiche, un fornelletto, spilloni, colonne, cornici. Tutto è finito recluso nei magazzini insieme alle 400 epigrafi per i posti dei senatori romani... Chiuso. Come è chiusa l'arena, che era aperta fino a pochi anni fa e che poi per mancanza di personale è stata sbarrata: c'erano visitatori che per gioco si arrampicavano sulle murature. La zona più impressionante è sul lato orientale, dove sotto l'attuale ricopertura dell'arena c'è l'ingresso principale, quello attraverso il quale passavano gli elefanti e i rinoceronti, scoperto nel corso dell'800. È un lunghissimo tunnel che finisce nel buio più completo, sovrastato da molti architravi massicci a secco con enormi blocchi di travertino incastrati l'uno dentro l'altro e rimasti sopra le teste a mostrare l'altissima creatività dei costruttori romani. Sopra tutto questo c'è il piano terra, cioè il primo ordine, pieno di visitatori: è fruibile per tre quarti, resta chiuso il settore sud-est verso il Celio. Ci sono lì problemi di pavimentazione da risolvere. La parte perimetrale contiene ancora terra tardo-medievale. I muri dovrebbero essere controllati. La perizia è fatta, ma ormai è vecchia di dieci anni. I soldi? C'è una vaga promessa per fondi di Roma Capitale. Un livello sopra è aperto il secondo ordine, ma su cinque scale di accesso in laterizio due sono chiuse (non sono a norma). I visitatori si fermano lì, le rampe che portano su sono tutte chiuse da lucchetti. E così per altri venticinque metri in altezza il Colosseo è sempre più zona morta: chiusa la galleria d'accesso al terzo ordine (restaurandola potrebbe ospitare il Museo del Colosseo che non c'è), chiuso tutto il terzo ordine che consiste in metà emiciclo a nord (una parte della pavimentazione è stata rifatta negli anni '80, il resto è da restaurare, sussistono resti di vecchi ponteggi lungo un muro), chiuso infine il cosiddetto «attico», la parte più alta e strabiliante (se non altro per la vista) di tutto il monumento. A far compagnia ai blocchi possenti di travertino piante di capperi, portate dal vento fin quassù. Acciaccato, il Colosseo continua ad impazzare al cinema: nel prossimo «The Core», lo vedremo esplodere insieme al Vittoriano. Tornerà anche in «Doublé Tear» e «Jumper». Proprio lui, l'anfiteateatro più famoso del mondo, da cui proveniva Romeo negli Aristogatti, dove si arrampicava la Mangano-Assurdina in «La terra vista dalla luna» di Pasolini o Nando Monconi in «Un'americano a Roma». Dentro ci ha combattuto perfino Bruce Lee in «L'urlo di Chen terrorizza anche l'Occidente». Russell Crowe, invece no: «Il Gladiatore» è stato girato a Malta.