Eccolo lì il perimetro della cinta muraria dell'antica Allifae, la colonia romana fondata nel 42 a.C., dopo un burrascoso susseguirsi di guerre e scontri cruenti con i Sanniti, abitanti delle più sicure vette del Matese. Porta Napoli, a due passi dalla villa comunale, dal Municipio e dall'acqua zampillante delle fontane: l'arco che ancora oggi segna l'ingresso nel castrum romano, sembra reggere a fatica il peso irriverente dei secoli e delle devastazioni più recenti, come quelle del maledetto ottobre del 1943, quando il perimetro urbano delle mura, risalenti al I secolo dopo Cristo e realizzate in opus incertum, restò gravemente danneggiato da un bombardamento. Via un pezzo di storia, tranciato, cancellato. Oggi, giungendo da piazza Municipio, l'opus incertum si interrompe radicalmente, per far posto alle costruzioni moderne delle abitazioni, sorte all'epoca della ricostruzione, nel dopoguerra. Da allora, gli anni sono volati via, le mura romane hanno continuato a subire scempi e ferite, ma sono ancora lì, violentate da tapparelle in plastica e infissi in alluminio anotizzato. Col tempo, il torpore si è fatto sonno profondo e l'oblio, per decenni, ha sepolto un patrimonio archeologico che avrebbe fatto del comparto turistico il settore trainante dell'economia locale. L'indifferenza e l'incuria degli ultimi quaranta anni hanno fatto di Alife una città per certi versi anonima, ignara delle sue infinite potenzialità, soprattutto inconsapevole delle risorse economiche che il suo patrimonio archeologico cela sotto il mortificante tempo perduto. Tutta in salita, di conseguenza, la strada verso il recupero e la valorizzazione dei siti di maggiore interesse, come l'anfiteatro, che oggi, invece di ospitare grandi eventi, manifestazioni culturali, rassegne musicali, è ancora l'emblema del senso di non appartenenza di una comunità ai suoi tesori d'arte. E non è un caso che Alife non abbia neanche uno straccio di albergo a due stelle, una scelta variegata di aziende agrituristiche, né tanto meno infrastrutture e collegamenti tali da potenziare i flussi turistici e consentire l'inserimento della città nei circuiti che contano del turismo archeologico. La città negli ultimi due anni ha scelto, seppure pigramente, di non restare a leccarsi le ferite e il ritmo del nastro trasportatore che scandisce il lavoro di una equipe di giovani archeologi è oggi il suono del futuro. Si scava, già da un paio di mesi, a qualche metro di profondità, ed emergono, a poca distanza dal torrione normanno-longobardo, ceramiche, laterizi ed affreschi di un grande criptoportico, lunghe gallerie sormontate da archi, una costruzione straordinaria di età augustea, probabilmente attigua ad un meraviglioso palazzo che l'aristocratica famiglia degli Aedii aveva deciso di costruire proprio in una zona prospiciente l'ingresso in città dell'antico acquedotto. Una manna dal cielo per gli appassionati, ma quanti lo sapevano prima d'ora? Dagli scavi, però, emerge la prospettiva di un futuro a medio e lungo termine, una speranza che assume, giorno per giorno, i contorni e le linee dell'anfiteatro, immediatamente fuori città, a est. Anche qui archeologi e studiosi sono al lavoro: si scava, per interpretare e capire le trasformazioni, le evoluzioni subite nel tempo dall'arena e dalle fondazioni della struttura, rimasta per secoli e secoli sepolta dopo che, in età medievale, per ragioni difensive, si decise di raderla completamente al suolo. Oggi, Alife, è per eccellenza la città sospesa fra passato e futuro, quella delle mille occasioni perdute: il presente sta tutto nella capacità di immaginare, di qui ad un futuro non così remoto, un parco delle mura con aree verdi, un centro storico in cui preservare gli ultimi scorci di paesaggio e di verità storica, da riconsegnare ad una vocazione, quella turistica, tanto antica eppure mai compresa.
CAMPANIA - Alife, la storia cancellata dal cemento
La città di Alife, fondata dai Romani nel 42 a.C., ha una storia ricca e complessa. La sua cinta muraria, costruita nel I secolo d.C., è stata gravemente danneggiata nel 1943 durante un bombardamento. Negli ultimi anni, la città ha subito scempi e ferite, ma le mura romane sono ancora presenti, sebbene violate da tapparelle in plastica e infissi in alluminio. L'indifferenza e l'incuria hanno fatto scomparire il patrimonio archeologico della città, ma gli scavi recenti hanno rivelato una costruzione straordinaria di età augustea, probabilmente un palazzo.
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