INCREDIBILE, quasi impossibile, ma è talmente avvincente che potrebbe nascerne un romanzo in perfetto stile «Codice da Vinci«. Che sia possibile che l'Ordine dei Templari possa avere abitato Centumcellae e aver costruito una chiesa alle spalle delle Terme Taurine sembra quasi inverosimile ma, stando a studi svolti da illustri archeologi e architetti già da molti anni si ipotizza che, il cosiddetto, Ordine dei cavalieri poveri di Cristo abbia occupato l'area collinare sovrastante le Terme di Traiano e lì abbia innalzato una chiesa in stile romanico e un Campanile. Che ciò sia vero oppure no non toglie il fatto che il Campanile, denominato di Sant'Egidio, sia una delle più preziose reliquie del medioevo che appartengono a Civitavecchia. A denunciare le precarie condizioni in cui verte tale bene archeologico è Roberta Galletta, Vice Presidente, e referente locale, dell'Associazione onlus «ItaliaNostra» la quale negli ultimi mesi si è dedicata allo studio dell'area venendo a conoscenza del fatto che a pochi metri dal Campanile si trovi una cava che minaccia costantemente l'incolumità del suddetto. «Questo campanile è uno dei simboli che rappresentano la cultura e la forza di una città con una storia importante come Civitavecchia - dichiara Roberta Galletta - e quindi deve essere nell'interesse dei cittadini e delle istituzioni tutelare tale bene». Continua la Galletta: «La nostra non vuole essere una critica nei riguardi di quanto non sia mai stato fatto, il nostro desiderio è che, d'ora in avanti, si cominci a tenere conto di tutte le preziose reliquie di cui vanta Civitavecchia». Difficile credere che un monumento di così alto valore, all'interno del quale furono rinvenuti affreschi e peculiarità di grande importanza storica, non venga considerato né dalle istituzioni, né dal Comune, né, tanto meno, dalla Soprintendenza Archeologica che non può non sapere dell'esistenza della sua esistenza. Intanto però gli scavi procedono nel loro intento di prelevare materiale dalla zona collinare contigua al Campanile, la pericolosità cresce e fino ad ora sembrerebbe che a nessuno importi di preservare un bene archeologico, importantissimo, da una possibile catastrofe.