MILANO «Ho avuto quasi paura: lavorare su un'opera di Caravaggio è bellissimo, ma lavorare su un'opera che diventa Caravaggio è un'emozione troppo forte». Eppure è successo. Quando, poco per volta, gli strati di colore e aggiunte si dileguavano sotto i raggi violetti, per scoprire segni, oggetti spostati, ripensamenti, gli occhi di Roberta Lapucci si illuminavano di gioia e incredulità. Il «San Girolamo scrivente» che stava restaurando a Firenze non era una copia ben fatta da un discepolo. La mano che aveva disegnato quel vecchio chino a scrivere era proprio di Michelangelo Merisi, il Caravaggio. «Forse un abbozzo preparatorio per il San Girolamo ufficiale, quello della Cattedrale di San Giovanni a Mal-ta, oppure un'opera che non ha fatto in tempo a completare: certo, con molte aggiunte e ritocchi nei secoli successivi, ma l'autore è lui». Ne è certa la restauratrice e studiosa del Caravaggio, così come si sono dovuti ricredere i massimi esperti del grande pittore lombardo chiamati ad ammirare il dipinto. Doveva essere solo una copia, molto bella, da esibire a Malta, alla grande mostra che celebra quest'anno il 400 anniversario del soggiorno di Caravaggio nell'isola organizzata dalla Caravag-gio Foundation, dall'Università e dall'Heritage Malta. Gli abitanti dell'isola hanno già la fortuna di ammirare un «San Girolamo scrivente» caravaggesco nella Cattedrale della capitale. Ma nessuno avrebbe mai pensato (e sperato) di possederne un altro così prezioso. Neanche il collezionista che l'aveva acquistato poco tempo fa. Certo, forse un po' ci sperava. E quando la restauratrice ha chiesto di portare l'opera a Firenze per analizzarla meglio, il sogno è diventato meno irreale. Radiografie, analisi chimi-che, raggi ultravioletti e la multibanda spettrale: la studiosa insieme con i ricercatori della Art Test specializzati in indagini diagnostiche e scientifiche di opere d'arte hanno sottoposto il dipinto ad un esame accura-tissimo. «Tolti gli strati racconta la Lapucci sono emersi pentimenti, spostamenti di oggetti, elementi diversi rispetto a quelli del San Gerola-mo nella Cattedrale»: un crocifisso prima orizzontale e poi in bilico sul tavolo, una candela prima accesa e poi spenta, il foglio scritto invece che bianco. Dubbi e speranze. Mesi di ricerche. E poi la certezza: è lui. «Un'emozione troppo forte».