L'Idiota globale ha così votato: tra le sette meraviglie del mondo c'è pure il Colosseo. Da civis romanus dico: pessima scelta. E da irriverente aggiungo: il Colosseo è un buco con gli spalti diroccati intorno. Euforico Veltroni come se l'avesse costruito lui - non faccio per vantarmi ma il nostro Colosseo è er mejo - infuriato Sgarbi, che da assessore al Comune di Milano, avrebbe preferito il Duomo con la Madunina. Il Colosseo ha vinto nel sondaggio globale non perché ricorda l'antica civiltà romana ma innanzitutto perché ricorda un film kolossal made in Usa, II Gladiatore; la sua nomination nella hit parade delle meraviglie non nasce dall'amore per la storia antica ma è un fenomeno di coca-colosseo. Non a caso (...) il promotore del referendum è un furbo regista svizzero, Bernard Veber. In secondo luogo perché il Colosseo fu il logo del mundial 90 e diventò così la sintesi grafica e simbolica dell'Italia sulla scena mondiale. Il Colosseo appare cioè al turista globale il marchietto e il contenitore delle bellezze nostrane, è l'etichetta, forse la confezione, non certo il contenuto delle meraviglie nostrane. Ma il Colosseo ha vinto soprattutto perché era l'unico monumento italiano proposto in gara. I media hanno vantato la vastità plebiscitaria del referendum, parlando addirittura di cento milioni di votanti. A furor di popolo. II Paese di Dante» non di Moira Orfei Grazie, ma come per la nomination di Veltroni alla guida del Partito democratico, non c'erano altri candidati su piazza. Non c'era scelta per chi avesse voluto indicare tra le meraviglie del mondo qualcosa dell'Italia o di Roma. In Italia tra le settemila meraviglie che ci sono, il Colosseo non è la migliore; né con l'occhio dell'arte e della bellezza, né per il suo significato, e tanto meno per il suo uso. Già sul piano simbolico a Roma è più nobile il teatro di Marcello, piuttosto che il trionfo della macelleria umana negli spettacoli del Colosseo. Siamo il paese di Dante, non di Moira Orfei. Di testimonianze dell'antichità classica ci sono opere migliori. A voler restare in Italia e in Sicilia, per esempio, tra Taormina e Agrigento, Segesta e Selinunte, c'è di molto meglio rispetto al Colosseo. E sono luoghi, acropoli, teatri e templi, dedicati al sacro, all'umanità e all'arte, e non al reality show col morto, come il Colosseo. Non è per fare il leghista, ma se vogliamo un effetto colosseo con uso e significato più nobili, infiliamo nella compilation l'Arena di Verona. E poi le bellezze di Venezia, di Firenze, e mi fermo per non ridur-mi a fare il depliant. Ma anche limitandosi solo a Roma ci sono bellezze artistiche e architettoniche incomparabili, della Roma pagana e imperiale, cattolica e cristiana, rinascimentale e barocca, rispetto al Colosseo. È curioso pensare che della Capitale universale del Cattolicesimo non solo non si ricorda neanche un monumento cristiano ma si punta addirittura sul monumento che fu il simbolo della persecuzione del cristiani, sbranati dai leoni nell'arena col divertimento dei rozzi spettatori e dei laicisti dell'epoca. Il Colosseo, registrato all'anagrafe col nome di Anfiteatro Flavio, non è la sintesi della civiltà romana, semmai il sunto dell'inciviltà, e non solo romana. Nei suoi spettacoli più famosi c'era in nuce il peggio della modernità unito al peggio dell'antichità crudele: al Colosseo nacque la curva sud con gli ultra minacciosi e sbraitanti; al Colosseo fu battezzata con duemila anni d'anticipo la tv del dolore, gli snuff movie con la tragedia in diretta, la morte spettacolo, mors tua gioia mea. Al Colosseo le folle si divertivano sulla pelle degli schiavi e dei cristiani, rovesciando il proverbio "il riso fa buon sangue", nel cannibale adagio "il sangue fa buon riso". Traduzione bestiale. Anticipando la Metro Goldwin Meyer, 0 primo leone spettacolare che apparve sugli schermi fu al Colosseo. Certo, il Colosseo è il sito più visitato dai turisti che vengono a Roma, ma per la notorietà mediatica e non per meraviglia estetica: vanno a visitare il Colosseo come se andassero a trovare il Nonno di tutti gli stadi sportivi, plaza de toros incluse. Certo, il Colosseo non servì solo a questo, ci furono anche spettacoli ed eventi più civili. Ma il suo significato principale nell'immaginario collettivo e nei manuali di storia scolastica, resta associato a quella mattanza col piacere del pubblico e il plauso delle autorità. Il referendum col pollice verso adottato al Colosseo, è stato il primo esempio di processo popolare di piazza, di giacobinismo di massa, una crudeltà senza neanche l'alibi morale e penale. Il lato peggiore di Mani pulite è nato dal Pollice verso del Colosseo. Un giochino scemo e troppo soggettivo Sugli altri risultati del referendum, il discorso non migliora. Per cominciare, contesto l'espressione sette meraviglie del mondo, perché - semmai - sono meraviglie dell'uomo; quelle del mondo appartengono ad un altro Scultore, che alcuni chiamano Dio creatore e altri Madre Natura. Comunque attengono al creato o alla natura, mentre le bellezze di cui parliamo riguardano l'opera dell'uomo. Poi, i sette siti scelti non sono i più belli e significativi del mondo; pensare ad esempio, che tutta la Cristianità sia riassunta nel pacchiano Cristo di Rio de Janeiro, mortifica millenni di arte, cattedrali, monasteri e opere per osannare un Cristo da passeggio, turistico, quasi fidanzato della Statua della libertà. Poi le rovine maya, inca, indiane e cinesi indicate non sono più suggestive di tante altre, a cominciare dalle Piramidi e dalla Sfinge. E indicare Petra, in Giordania, la sola città al mondo tra le sette meraviglie, mi pare un tantino esagerato. No. È una classifica sciocca e arbitraria, che potrebbe essere tranquillamente ribaltata. Un giochino scemo, che vuoi fare il verso per motivi commerciali alle sette meraviglie dell'antichità, che già disponeva di minori possibilità di scelta spazio-temporali. Insomma le graduatorie delle meraviglie del mondo sono soggettive: se chiedete a Emilio Fede vi dirà Arcore o Villa Certosa.