Sgarbi provoca: premio beffa. Veltroni: un orgoglio ROMA - Orgoglio o beffa? Il giorno dopo la consacrazione del monumento simbolo di Roma tra nuove sette meraviglie del mondo, ecco puntuale la polemica: il Colosseo merita davvero un posto d'onore tra la Grande Muraglia e il Taj Mahal? Il sindaco Veltroni ne è convinto e confessa una «grande soddisfazione che deve inorgoglire tutti i romani». Motivo di tanto entusiasmo, la modalità con cui il Colosseo entra nella rosa dei vincitori, e cioè l'elezione via Internet, «il frutto di un voto popolare che ha coinvolto milioni e milioni di persone in tutto il pianeta». La risposta di Vittorio Sgarbi, assessore alla Cultura del Comune di Milano non si è fatta attendere. Puntuale e pungente: «Che fra le nuove meraviglie ci sia il Colosseo appare più una beffa che una scelta», dice, e ricorda con sottile ironia «che la sinistra ne aveva avuto una premonizione se l'economista Vaciago (area Ds) aveva ritenuto legittimo venderlo». Insomma, l'antica competizione tra Roma e Milano è stata risvegliata dagli allori piovuti sulla capitale. E se il sindaco gongola per il «meritato riconoscimento a un simbolo universale come il Colosseo», l'assessore non si lascia sfuggire una frecciatina quando dice che «la scelta del Colosseo in Italia, piena di meraviglie, è perfino paradossale: è un automatismo turistico come lo sarebbe, se non fosse meno frequentata la città, il Duomo di Milano». E poi smonta i meccanismi della votazione di cui il sindaco va orgoglioso. «In realtà - sostiene Sgarbi - Veltroni dimentica di dire che il Colosseo vuol dire l'Italia, e che la scelta era obbligata perché il Colosseo era l'unico monumento italiano proposto nella lista di quelli da votare su Internet. Non era possibile votare Venezia, Firenze, San Pietro in Vaticano: escludere il Colosseo sarebbe stato come escludere l'Italia. È lo stesso metodo con cui si è indicato in Veltroni il futuro premier. Veltroni è come il Colosseo - conclude Sgarbi - :non sappiamo fino a che punto l'Italia possa dirsi rappresentata». La politica entra nella querelle, ma di fatto la storica diatriba tra Roma e Milano va al di là delle posizioni dei rispettivi rappresentanti e della soddisfazione espressa dal ministro Rutelli («conferma un fascino indelebile di questo monumento»). Certo che il sindaco Veltroni non perde facilmente l'emtusiasmo e, quasi in risposta a Sgarbi, sottilinea con ancora più enfasi il lavoro fatto in questi anni nella Capitale: «Una città che ha la fortuna di avere le bellezze incomparabili ha il dovere di affiancare al suo immenso patrimonio storico una politica rivolta al futuro in grado di mettere insieme nuove meraviglie dell'architettura contemporanea ma anche grandi fermenti culturali ed artistici».