- AFRAGOLA (NA) Caro Gargano, scriveva Amedeo Maiuri: "E forse un giorno sarà possibile ridonare al prato erboso della grande palestra, tutt'intorno all'ampia piscina da nuoto, il duplice filare dei suoi platani, primo esempio di una piazza alberata e dell'architettura arborea di un edificio. Ce ne rimane l'impronta nel gigantesco cavo delle radici a livello del terreno, come se, invece del furioso lembo di lapilli e di semi che li avvolse e li seppellì, la scure di un boscaiolo li avesse a colpi d'ascia abbattuti e coricati sul terreno". Alludeva al verde che la lava aveva sigillato: la bellezza di 800 giardini solo a Pompei. Peccato che il 23 marzo 1991 egli non potette assistere alla inaugurazione dei primi 15 giardini, ripristinati insieme con la palestra, dopo due anni di lavoro. E se oggi da lassù egli ancora chiama, a rispondere è Annamaria Ciarallo, la biologa della Soprintendenza archeologica di Pompei, che nel centro da lei diretto, recuperando la flora e indagando sull'antica fauna della città romana, mette a braccetto storia e storia naturale. L'archeologia, oggi, ricorre a tutte le discipline, tra cui la botanica. E questa, attraverso lo studio della palinologia (pollini e spore) e della paleontologia, riproduce giardini pubblici e privati, orti, vigneti, frutteti e vivai, dove si coltivavano le essenze per la preparazione dei profumi. E nel 1996 pure il Foro di Pompei riceveva le antiche zolle di gramigna e trifoglio, malva e ruchetta. E nel marzo del '92 dall'Insula 14, oltre a 13 monete d'oro, lampadari, una padella, un candelabro e una piccola cassaforte, erano venute alla luce una zappa, una sega e una roncola: il kit del perfetto giardiniere. Non per niente, quest'anno, Palazzo Pitti, a Firenze, fino al 31 ottobre, ripropone, a grandezza naturale o ridotta, "Il giardino antico da Babilonia a Roma", cioè dai "giardini pensili", una delle sette meraviglie del mondo, a quelli vesuviani, sepolti dalla lava. La Mostra riproduce il meglio di Pompei, il verde della Casa dei Casti Amanti, il bel giardino di Giulia Felice, quello della Casa dei Vettii e di Loreio Tiburtino, ornati di fontane e statue, zampillanti di getti di acqua, i quali "ci fanno capire (dice Annamaria Ciarallo) come fosse evoluta la branca scientifica dell'idraulica e quanto bene fossero sfruttate le sue leggi appunto nella creazione di giochi d'acqua, straordinari per bellezza e suggestione".