Le strategie della Brìoni: aiuti dallo Stato per la mostra sulla scultura greca «Sì, è vero. A Voceri ho chiesto di ritirare le dimissioni perché non è in discussione la nostra fiducia nei suoi confronti. Insieme, al Centro di Palazzo Te, stiamo lavorando bene e abbiamo condiviso il progetto Settis. Altra cosa è la vicenda Tea, ma lì è una questione di nuove regole che ci siamo dati». Il sindaco di Mantova, Fiorenza Brioni, affronta per la prima volta il caso apertosi con le dimissioni di Enrico Voceri da presidente del Centro internazionale di arte e cultura di Palazzo Te; e per la prima volta parla anche di Tea dopo il rinnovo della dirigenza. Il primo argomento è Voceri. «Innanzi tutto - dice -, ho voluto un incontro con lui perché mi sembrava doveroso, utile e normale parlare di quelle dimissioni che mi sono apparse un po' singolari». «Gli ho offerto - aggiunge -gli elementi di una valutazio-ne sul lavoro svolto insieme al Centro, che ci ha portato a condividere la programmazione, e sul percorso di riorganizzazione che stiamo portando avanti e che abbiamo intenzione di portare a compimento entro l'anno. Nei suoi confronti non è mai mancata la nostra fiducia». Ritiene, quindi, che vi sia una connessione con le nomine Tea da cui Voceri, presidente uscente del collegio sindacale, è stato escluso? «Tea e Centro di Palazzo Te sono due esperienze diverse. Per quanto riguarda la Tea, vi è stata una revisione dello statuto che ha introdotto il principio della riduzione dei costi della politica voluti dalla Finanziaria, e senza aspettare i regolamenti attuativi a livello nazionale: i membri del consiglio di amministrazione che passano da 15 a 5 e la durata dei mandati, che non possono essere più di tre, per nove anni complessivi. Prima il consiglio di amministrazione costava 450 mila euro, oggi 163 mila, e i risparmi potranno essere investiti anche in una riduzione delle politiche tariffarie che vada a beneficio di tutta la cittadinanza». Lei, dunque, ha invitato Voceri a ritirare le dimissioni? «Sì, non ci sono ragioni perché se ne vada. La vicenda Tea è stata male interpretata e assicuro che mi comporterò allo stesso modo anche per le altre aziende. Voceri ha competenze che non possono andare perdute. Anzi, potremmo avvalerci di lui per altre situazioni importanti». Tipo? «In ballo c'è l'alleanza di Tea e il soggetto unico tra la Tea stessa e la Siem. Ripeto, è incomprensibile la connessione tra le due vicende Tea e Centro del Te. Le regole si applicano ma ciò non comporta un giudizio di valore sulle persone». Crede che Voceri ci ripenserà? «Ci siamo lasciati con la disponibilità a valutare le cose che gli ho detto. Prima dell'assemblea dei soci del Centro, fissata per giovedì prossimo, io e Voceri ci sentiremo per fare le valutazioni conseguenti». Quando sarà realizzato il piano Settis per la gestione delle politiche culturali in città? «Già la prossima settimana avrò un incontro con il ministero per i beni culturali sull'intera progettualità. Il ministero è interessato ai rapporti che abbiamo con i più grandi musei del mondo. Terremo, poi, un riunione operativa per mettere a punto il Comitato tecnico scientifico e scegliere, tra le tante in ballo, la nuova forma giuridica migliore per il Centro. Entro la fine dell'anno abbiamo intenzione di completare il lavoro di riorganizzazione». Se tra qualche mese il Centro avrà un nuovo assetto, e quindi un nuovo presidente, perché Voceri dovrebbe ritirare le sue dimissioni? «C'è il Comitato tecnico-scientifico da formare, ci sno da valorizzare le risorse mantovane per inserirle nel Comitato; e poi vi è il consiglio di amministrazione e anche il Consiglio della città che metterà insieme le istituzioni culturali e pubbliche e gli operatori culturali. Stiamo anche procedendo per consolidare il buon rapporto che abbiamo con lo Stato, mettendo in rete i nostri beni culturali, al di là della proprietà, come palazzo Ducale e Palazzo Te. Il lavoro, come si vede, non manca». Lo sa che la Margherita vuole a tutti i costi per sé la presidenza del Centro internazionale di palazzo Te e che ha proposto, per quella carica, Antonino Zaniboni? «Ai partiti chiedo di fare in modo che le scelte degli amministratori cadano su persone che abbiano talento, competenze, capacità, esperienza e merito commisurati al ruolo che dovranno ricoprire. Tutte le figure verranno tenute in considerazione». Quindi anche quella di Zaniboni, su cui si vocifera che lei non sia molto d'accordo? «Prima dobbiamo tracciare il quadro delle cose da fare, poi decideremo sulle persone. Io ritengo che sia necessario mettere le persone giuste al posto giusto. Ripeto, c'è da costituire il comitato tecnico scientifico mobilitando anche le risorse che abbiamo qui a Mantova; per quanto riguarda il consiglio di amministrazione, abbiamo bisogno di persone motivate rispetto agli obiettivi che ci siamo dati». L'evento del 2008 sarà la mostra sulla scultura greca, il cui curatore sarà la stesso professqr Settis. Si dice che costerà 3 milioni e mezzo di euro: tanto, troppo dice qualcuno. Non ritiene che questo sia un rischio per il Comune e il Centro del Te, visto che è una mostra che non ha un radicamento territoriale come hanno avuto la Celeste Galeria e il Mantegna? «Il ministero per i beni culturali sarà uno dei soggetti che condividerà l'organizzazione della mostra ed è pronto a partecipare finanziariamente. Ne parleremo durante l'incontro della prossima settimana, nel corso del quale metteremo a punto il costo dell'evento, per il quale, per il momento, esistono soltanto delle stime. Comunque, noi siamo persone responsabili e valutiamo la qualità del progetto. Che è elevata, visto che per la prima volta una mostra verrà allestita nelle sale di Palazzo Te e che esalterà la bellezza straordinaria della reggia estiva dei Gonzaga». Il 19 ottobre a Ferrara, alla presenza del capo dello Stato Napolitano, verrà inaugurata la sede italiana del museo Ermitage di San Pietroburgo. Ritiene, questa, una ferita ancora aperta per Mantova? «A suo tempo, all'Ermitage avevamo presentato il nostro progetto, condiviso dall'intera filiera istituzionale e dal mondo economico, mettendo in campo anche un notevole impegno finanziario. Volevamo che quel progetto fosse una grande opportunità per la città in termini di produzione di nuove azioni culturali. Avevamo individuato la sala operativa nel palazzo dell'Accademia proprio perché volevamo mettere a disposizione un luogo che potesse essere di scambio, ricerca e studio sul restauro e sul recupero di edifici storici. Noi abbiamo fatto tutto il possibile, ma l'Ermitage ha fatto un'altra scelta. I buoni rapporti restano, ma noi stiamo lavorando a rapporti nazionali e internazionali che ci permettano di portare avanti l'idea di Mantova come punto di riferimento per esperienze culturali e di studio originali». Torniamo al nuovo assetto di Tea. E' vero che lei avrebbe preferito alla presidenza l'assessore provinciale Ezio Zani? «Lo sforzo è stato quello di individuare conoscenze ed esperienze che consentissero al nuovo presidente di essere subito nelle condizioni di sapere come funziona un'azienda complessa come Tea e di lavorare in squadra. Ci sono state delle valutazioni con gli altri sindaci dei Comuni soci per scegliere la soluzione migliore. Sono stata io, pur essendo il sindaco del maggiore socio, a fare le riunioni con gli altri colleghi. Sono state messe in campo varie ipotesi e, discutendo tra sindaci, è uscito il nome di Tosoni. Ho proposto di seguire lo stesso metodo per individuare il nuovo presidente della Siem: il tempo che ci siamo presi servirà per confrontarci tra di noi sindaci e per realizzare l'obiettivo del soggetto unico tra Siem e Tea nel campo dei rifiuti, obiettivo non più rinviabile». Con chi si alleerà Tea, e quando? «L'altro giorno mi sono incontrata con il presidente Tosoni e ci siamo dati dei tempi, dall'ultima settimana di agosto e per tutto settembre. Durante questo periodo attiveremo una serie di momenti di confronto con la maggioranza di centrosinistra, con i sindaci soci, con i lavoratori della Tea e con lo stesso consiglio comunale, prima di arrivare, poi, in aula per la scelta definitiva. Abbiamo intenzione di mantenere un ritmo serrato per arrivare quanto prima alla conclusione». Entro l'anno? «Vorrei finire anche prima». Può dire qualcosa sui contenuti delle proposte di Asm Brescia, Hera Bologna, Aimag Mirandola e Liea Group del sud Lombardia? «No, è ancora prematuro» In base a cosa deciderete il partner? «In base al radicamento territoriale che ci proporranno, ai livelli occupazionali e dirigenziali che ci garantiranno, al fatto che comunque il controllo pubblico dovrà essere mantenuto; in base alla possibilità di mantenere sempre i servizi e di migliorare la loro qualità e alla ricaduta positiva che l'operazione avrà sulla comunità sul versante delle tariffe».