Il nucleo tutela patrimonio culturale dell'arma presenta il bilancio 2007 I carabinieri trovano quadri, candelabri e vari oggetti sacri Il Nucleo sommozzatori della polizia di Stato ha trovato nel golfo di Palermo, nella stessa zona dove nel mese di luglio dell'anno scorso è stata recuperata una imponente ancora di età ellenistico-romana, un'anfora presumibilmente risalente a circa 2300 anni fa. Il Nucleo sommozzatori della polizia ha svolto nell'ultimo anno un importante operazione di recupero archeologico nonchè di individuazione di ordigni bellici nel golfo. Il 3 luglio del 2006 i sub della questura avevano portato alla luce un'ancora del periodo ellenistico-romano. Dal ritrovamento dell'ancora si sono determinate una serie di ipotesi sull'età e sulla provenienza del reperto. È verosimile che l'ancora, risalente a circa 2300 anni fa, viste le grosse dimensioni, potesse appartanere ad una grande imbarcazione che incrociava la rotta del golfo siciliano per giungere da Cartagine al porto di Anzio, probabilmente adibita al trasporto di sale ed olio. Il particolare, che l'ancora sia stata rinvenuta a 40 metri di profondità e non vicino la costa dove l'acqua è più bassa, lascia pensare che la grossa imbarcazione sia stata coinvolta in una mareggiata o in un fortunale che ne ha causato l'inabissamento. I poliziotti, dopo il recupero dell'ancora, avevano escluso che l'imbarcazione potesse trovarsi sui fondali. Le ricerche, infatti, sono proseguite ed il ritrovamento di ieri «testimonia - hanno spiegato dalla Questura - che si è sulla strada giusta per ricostruire un pezzo di storia che ha visto il golfo di Palermo protagonista degli scambi economici-culturali del Mediterraneo». Dalla polizia di Stato ai carabinieri del Nucleo tutela patrimonio culturale. Numerosi quadri, oggetti sacri, ma anche candelabri e sculture in legno, sono stati recuperati nel primo semestre dell'anno. Il ritrovamento è il frutto di un'attività di ricerca che si è concentrata sul mercato dell'antiquariariato in varie province siciliane. Decine di controlli sono stati effettuati presso esercizi commerciali, fiere antiquarie, mercatini domenicali e case d'asta, non tralasciando anche un costante monitoraggio sui vari siti web. Gli oggetti recuperati sono per lo più di provenienza chiesastica, seguiti da quelli provento di furti a danno di privati. Strumento essenziale per il recupero di questi oggetti d'arte è stata la Banca dati delle opere d'arte rubate gestita dai Carabinieri del Tutela Patrimonio Culturale: si tratta della più grande banca dati al mondo, con oltre due milioni e seicentomila file attinenti ad altrettanti oggetti d'arte, e che viene quotidianamente alimentata con tutte le denunce di furto relative al patrimonio culturale. leone zingales